Cerca

Natale, speranza e...disperazione

Di speranza si parla solo una volta all’anno in questi giorni , per il Natale, simboleggiata dalla Natività, e per l’anno nuovo che verrà. Il Natale, illuminato dalla sacralità, condivisa anche dal mondo laico, insita in ogni vita che apre gli occhi al gran teatro del mondo, l’anno nuovo in una prospettiva profana che spazia dalle analisi ragionate sul futuro agli almanacchi di leopardiana memoria sino a sconfinare nell’astrologia . In realtà della speranza non occorrerebbe fare professione né tanto meno ostentazione: nella sua affermazione e nella sua negazione (dis perazione) è indissolubilmente legata all’esistenza. Si spera o si dispera tutto l’anno, fortunatamente quasi sempre alternando l’uno stato d’animo all’altro. L’esperienza ci dice addirittura che la precede. Speranza e disperazione, in una gamma di infinite varianti, spesso definibili come l’una o l’altra solo a posteriori a seguito dell’esito prodotto dall’azione, sono tutt’uno con lo stato nascente dell’emotività che precede i comportamenti che quotidianamente teniamo l’uno nei confronti dell’altro. Perché ce ne ricordiamo (e ce la ricordano …) solo in questa occasione? Probabilmente perché è più edificante parlare di speranza , legando questo concetto al simbolo della Natività e al rito del passaggio d’anno, che di disperazione, trascurando che sono entrambe i due ipotetici volti che può potenzialmente assumere uno stesso identico stato emotivo. I grandi che ci hanno preceduto possono aiutarci con le loro parole a meglio definire significato e conseguenze dell’alternanza di questo stesso stato dell’anima nello scorre delle nostre . Da un lato i pregnanti versi del filosofo Carlo Michelstaedter , scomparso suicida 23enne "Se spera che i sassi deventa paneti, perchè i povareti li possa magnar/se spera che l'acqua deventa sciampagna perchè no i se stanca de sto giubilar/se spera sperando che vegnarà l'ora de andare in malora per più no sperar".(“Si spera che i sassi diventino panini, perché i poveretti li possano mangiare/si spera che l’acqua diventi champagne, perché non abbiano mai a stancarsi di questo giubilare/ si spera sperando che verrà l’ora di andare in malora per più non sperare” , dall’altro le parole del Cardinale John Henry Newman “Non aver paura che la vita possa finire. Abbi invece paura che possa non cominciare mai davvero” e quelle del filosofo Giuseppe Capograssi “ I popoli si confortano con i poemi, e la speranza: la speranza è la vera caratteristica dell’uomo.La speranza è tutto e differenzia l’uomo dal mondo animale che vive solo del fatto, e non di altro“ Giuseppe Barbanti Via Bruno nao, 24 30174 Mestre

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog