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Strana democrazia quella di Monti!

Gentile Direttore, seguo sempre con interesse il suo giornale e i suoi interventi in TV e ne condivido le sue linee di fondo. Sono Ordinario di Filosofia Teoretica all'UNiv. di Siena e ho pensato di inviare a Lei questo pezzo di riflessione sul comportamento sconcertante di Monti; non è una lettera ma spero che possa essere pubblicata in qualche forma. In ogni caso, la saluto cordialmente e la ringrazio dell'attenzione, Prof. Mariano Bianca STRANA DEMOCRAZIA QUELLA DI MONTI! La democrazia è un concetto che tutti usiamo e conosciamo, anche se non di rado lo si intrepreta in modi differenti, tuttavia, almeno sin dall’epoca moderna, per democrazia intendiamo semplicemente quella condizione sociale in cui il governo della cosa pubblica è il risultato di un processo decisionale popolare, e non elitario, che attraverso libere elezioni conduce alla formazione di una maggioranza parlamentare in grado di governare la cosa pubblica. Questa concezione sembra proprio che sia aliena al Professor Monti che negli ultimi giorni ha palesato comportamenti che è difficile inquadrare in una concezione democratica, bensì appaiono più consoni a una concezione elitaria della democrazia. All’inizio del suo mandato, sostenne che il suo compito si sarebbe limitato a quello di risanare la finanza pubblica e alla fine del suo mandato non si sarebbe candidato in qualche partito né si sarebbe impegnato direttamente in politica. La smentita è proprio la sua conferenza stampa in cui ha confuso il suo ruolo istituzionale con quello del suo impegno diretto in politica: intenzionale o meno che sia, Monti ha palesato una strana concezione della democrazia e delle sue regole a tal punto che la conferenza Istituzionale del Presidente del Consiglio si è trasformata in una conferenza politica e nella presentazione della sua discesa diretta in politica: è questo è il ruolo di un ‘tecnico’? Qualche giorno prima, ancora una volta la sua strana democrazia si è manifestata nella non curanza verso le istituzioni parlamentari nonché di quelle formazioni politiche che lo hanno sostenuto per un anno. Nella storia della Repubblica italiana, non si è mai visto, neppure nei periodi più bui, il caso di un Presidente del Consiglio che non si sia recato alla Camere per motivare le sue dimissioni difronte al Parlamento e in questo caso difronte ai partiti che, pur diversamente, lo hanno sostenuto. Monti è talmente al di sopra del gioco democratico che si permette di snobbare il Parlamento e recarsi direttamente dal Presidente della Repubblica per presentare le sue dimissioni: le forze che lo hanno sostenuto, nonché l’intero Parlamento, non solo non sono stati coinvolti, ma sono venuti a conoscenza formale delle sue dimissioni solo dal portavoce del Presidente delle Repubblica il quale, a sua volta, difronte a questa palese anomalia costituzionale si è giustificato ( pur sapendo che questo comportamento era anomalo) affermando che, d’altronde, non era necessario perché non vi era altra via d’uscita: un comportamento extraparlamentare che non ci si aspetta da un Presidente del Consiglio ancora in carica: una strana democrazia, a dir poco, quella di Monti. Ma ciò che sorprende e sconcerta ancora di più, o forse no viste le premesse di democrazia elitaria di Monti, al di là del giudizio sul suo operato e sulla sua cosiddetta agenda (come se non ve ne fossero altre in Italia, se non la sua!), è il fatto che con ‘ingenua’ non curanza Monti si presenta come super partes a tal punto che non si vuole sporcare le mani o confondere nella pratica politica e ancor più in quella democratica. Non si candida, né si vuole presentare al giudizio popolare, che secondo lui è cosa di poco conto, ma offre la sua disponibilità a fare nuovamente il Presidente del Consiglio quale ‘salvatore dell’Italia’. Elezioni, partiti, Parlamento, poco importano e nella sua strana concezione della democrazia, lui ritiene di poter essere rinominato Presidente del Consiglio senza che nessun italiano abbia avuto la possibilità di esprimere il suo giudizio: senza presentarsi al vaglio democratico elettorale. Che un Presidente del Consiglio, pur se dimesso, in sede di Conferenza Istituzionale, si spinga sino al punto da svalutare i processi democratici, è veramente sconcertante… e resterebbe inaccettabile in qualsiasi paese democratico: si pensi, per esempio, all’America come se Obama avesse richiesto al Congresso di nominarlo Presidente senza aver non solo vinto le elezioni ma senza neppure avervi partecipato! Inconcepibile! Se le sue intenzioni fossero veramente quelle di operare democraticamente per il bene del Paese, allora, dovrebbe fare una sola cosa: presentarsi con la sua faccia al giudizio elettorale come fanno tutti coloro che aspirano al Governo del Paese e si adoperano per ricercare il consenso popolare. Solo in questo caso, se avesse ricevuto il consenso popolare, avrebbe potuto aspirare a essere nominato Presidente del Consiglio. Ma questa non è la sua intenzione, allora è meglio che ritorni a fare il Cincinnato e studiare, se non lo ha ancora fatto, i testi a fondamento della democrazia. Ci si augura che queste anomalie della democrazia si dimentichino presto e non si ripetano più, perché la democrazia si deve svolgere sempre entro precisi principi etici che valgono per tutti, inclusi i super partes, e che non possono essere elusi in nessuna condizione. Per fortuna agli Italiani, anche senza bisogno di studio, è chiaro che chi governerà nel futuro il Paese lo farà solo perché si sarà sottoposto al giudizio popolare ed avrà avuto un consenso maggioritario, più o meno ampio: ci si auspica che la sua azione si svolga sempre entro l’etica politica propria delle democrazia. Prof.Mariano Bianca Università di Siena

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