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I nostri Marò

Egregio Direttore, A proposito dei nostri Marò temporaneamente liberati per le vacanze di Natale, mi preme esprimere alcune considerazioni: 1) Quale Stato, in Occidente o in Oriente, avrebbe tollerato il trattamento infido dei militari e delle autorità indiane senza ricorrere immediatamente alle maniere forti ed eventualmente alla Corte internazionale di giustizia? Come si sarebbero comportati Francia, Germania, Stati Uniti etc. in analoga situazione? 2) E' normale pretendere dall'Ambasciatore di uno Stato Sovrano come l'Italia, di sottoscrivere una dichiarazione giurata? La nostra diplomazia è ridotta così male? Non bastava la parola di un Diplomatico di tale rango? 3) A prescindere dalle valutazioni legali relative alle acque internazionali, alla extraterritorialità della nave italiana, alla missione antipirati ( spesso indiani ) in cui erano impegnati i nostri soldati, è chiaro alle nostre autorità che, in caso di condanna, è prevista la pena di morte? In questo momento in cui si parla tanto della nostra Costituzione, si ricordano le nostre autorità che essa prevede una più intensa protezione nei confronti di nostri connazionali a rischio di subire, in un paese straniero, un'eventuale condanna capitale che la nostra legge e la nostra cultura respinge come incivile. 4) Il comportamento tenuto fino ad ora dalle autorità civili e militari indiane è forse rassicurante per la tutela dei nostri soldati ? In molti pensiamo di no! Non per vieto nazionalismo, ma per senso di giustizia e di appartenenza a quel che resta di una bistrattata e decadente Patria Italiana, tutti i cittadini chiedono certamente un atteggiamento di vera e seria tutela dei diritti dei Marò "rapiti" con l'inganno sopra una nave italiana e quindi in territorio italiano. Pongo una domanda assai delicata: è giusto, nonostante la parola data, rimandarli nel carcere indiano, sottoponendoli alla possibilità di una condanna capitale? Non sarebbe meglio avere il coraggio di una decisione drastica, visto che sono stati arrestati con l'inganno, e impedirgli di ritornare in un paese che, per loro, è nemico? Non si dovrebbe, prima che trascorrano questi 15 giorni, pretendere dalla Corte internazionale, una presa di posizione sull'extraterritorialità? Dobbiamo forse ricorrere, per farci rispettare, a un boicottaggio generale nei confronti delle attività commerciali di tanti indiani che abbiamo accolto benevolmente nel nostro Paese? Grazie per l'attenzione e cordiali saluti Rodolfo Vivaldi

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