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LETTERINA DI NATALE ALLA CONFRATERNITA' DELLA MIA CITTA'

Le vocazioni religiose sono in calo da decenni ormai, si sa. Gli ordini religiosi e le parrocchie soffrono una cronica carenza di ministri del culto e dell’evangelizzazione. In questo panorama così depresso e incerto, una sola congregazione religiosa non conosce crisi. Come stella polare brilla su masse di fedeli smarriti, greggi senza pastore : LA LAICA CONGEGRAZIONE CITTADINA dell’ORDINE DEI CUORI GAUDIOSI & MISERICORDIOSI Nonostante le ventate giudiziarie a orologeria da tangentopoli in poi, le crociate alterne dell’antipolitica, il debito pubblico, la riduzione delle provvidenze dalla curia romana, nonostante la sora Bindi, er Frate Cicciobello da Rutello, le prediche sulla famiglia (le sue) di Fra’ Pierferdo da Casini, i culti del bunga & bunga, le sbarre delle patrie galere al posto di quelle delle celle del monastero, nonostante tutto questo, l’ordine dei Cuori Gaudiosi e Misericordiosi registra una costante e continua espansione di vocazioni. Per ogni fraticello inquisito, per ogni fraticello che sazio delle opere di misericordia compiute, abbandona il duro tavolaccio della cella, per ogni fraticello passato a miglior vita, ve n’è subito un altro pronto a prenderne il posto. Alla porta dei conventi e degli eremi anche più sperduti, insomma, lunghe file di fraticelli anelano in trepida attesa al freddo e al vento per prendere i voti e potersi immolare sull’altare del bene comune. L’ammissione all’Ordine non è affatto scontata : moralità ineccepibile, fisico robusto e tempra tenace sono solo alcuni tra i requisiti richiesti dalla severa vita monastica. E poi, solo ai fedeli spetta la prima e ultima parola per essere ammessi a indossare il saio. Quando infatti il numero degli aspiranti Fra’ Tazio o Sora Lella, cresce a dismisura e preme alle porte del convento, il vescovo locale o la curia romana, indicono la sacra liturgia elettorale. E tra lodi e nubi d’incenso profumato, nelle città e nei villaggi si diffonde nuovamente l’attesa del gregge per un nuovo messia accompagnato dalla sua corte dei miracoli, per una nuova era di pace, prosperità e sviluppo. Si sa che le confraternite, fuorché il demonio, non ammettono tiranno alcuno e dunque si inchinano volenti o nolenti alla volontà democratica dei fedeli. Il fedele è sovrano si sa, sta pure scritto nella costituzione dell’ordine. Anche quando il numero dei fedeli scema, langue, precipita a percentuali di molto inferiori alla metà del gregge, gli aspiranti confratelli si aggrappano gementi e piangenti a qualsiasi scampolo di volontà liturgico-elettorale residua negli ultimi moicani della scheda elettorale. Ed è cosi che per esempio nella città dove vivo, l’ultima confraternita che si è formata a maggio scorso, ha visto il frate priore nominato con poco più della metà di meno della metà del popolo. Ma il popolo non conta, conta il gregge anche se è meno della metà del popolo tutto, appunto. Ma il gregge bela, il popolo se va bene ringhia. Del popolo tutto però si occupa la pia confraternita, soprattutto del latte e della lana che chiunque, anche se non ha votato, produce e pertanto ne può essere privato. Anche qui a Cernusco Sul Naviglio, poco meno di 30.000 abitanti, abbiamo dunque la nostra Confraternita. Non è affatto diversa da quella della vostra città, villaggio o metropoli che sia. Cambieranno il numero dei confratelli e delle consorelle, diversa sarà la grandezza e la sontuosità dell’eremo nel quale essi si rifugiano per deliberare in mistica preghiera. Ma uno solo è lo spirito che li accomuna : quello dei CUORI GAUDIOSI E MISERICORDIOSI. Ad esso hanno giurato solennemente cieca ubbidienza. Con le sacre scritture i fraticelli nutrono lo spirito e ciascuno assorto nel silenzio della propria cella, legge e proclama incessantemente il sacro comandamento dell’Ordine : “Facere semper lo bene quoquo alicui vel augue resistere non usum deductis, etiam qui te vel facere noluerint donate. Amen” che in italiano nostrano suona più o meno così : “fare il bene ad ogni costo e a chiunque, anche se questi resiste o non gli serve, sottraendo il bene anche a coloro che vorrebbero farselo da soli o lo rifiutano, elargendolo quindi a piene mani a tutti, con grande gioia. Amen” Non c’è confraternita dei suddetti Cuori Gaudiosi & Misericordiosi, che dalla diocesi del Brennero all’ultimo lembo di spiaggia della diocesi di Pantelleria, non dia testimonianza verace dell’evangelico comandamento. La castità e la povertà, voti previsti da tutti gli altri ordini religiosi ormai in via di dissoluzione, al momento non allignano nella confraternita. La prima, la castità come si sa, non può allignare poiché l’importante è moltiplicare future vocazioni. E la castità, come si sa non va proprio d’accordo con la moltiplicazione e tanto meno con la procreazione. La seconda, la “sora povertà”, tanto amata dal Fraticello Vero di Assisi, ce l’ha in odio e disprezzo la pia confraternita, avendo essa per missione la redistribuzione della ricchezza altrui. Assegna in sorte infatti liberandosene essa stessa, la “sora povertà” a chiunque le rimanga infedele o nemico, a titolo di castigo eterno. Queste confraternite locali amano riunirsi in preghiera per deliberare giorno e notte senza sosta, adempiendo alla missione salvifica loro affidata dal gregge belante del luogo. Ora per le nuove altalene nel parco, ora per le strisce pedonali, ora per l’orario dei fiorai, ora per le luminarie natalizie e la festa del santo patrono, ora per la difesa dell’artigianato locale, ora per un gemellaggio con un villaggio dell’Andalusia o della Bretagna. La missione della confraternita non conosce riposo, insomma. Queste confraternite amano persino comunicare il proprio operato benefico e caritatevole, attraverso i canali digitali che il progresso ha messo a disposizione, usano il web, usano la stampa per edurre le masse dei fedeli a riguardo delle eroiche gesta che la loro Congregazione, appunto, compie in silenziosa umiltà e dedizione disinteressata al prossimo e ai bisognosi. Nella città dove vivo, la congregazione locale dei Gaudiosi & Misericordiosi è solita dare alle stampe e distribuire periodicamente un casto libello dal titolo “Fuori dal Comune”. Non so dirvi chi sia stato lo schizofrenico che ha avuto una così brillante trovata. So per certo che sarà stato un silenzioso fraticello di questa o delle precedenti confraternite, al cui mantenimento sono stato costretto anch’io. Io che sono un infedele alla loro religione e a loro dio stato, io che vomito solo all’udire la parola “costituzione” le loro tavole del sinai per intenderci, io nemico giurato di questa e di tutte le congregazioni e delle loro curie di montecitorio e dello zoo per dinosauri detto “er quirinalo”, ogni volta che ricevo questo libello, trattengo l’istinto terroristico che mi assale, evitando di fiondarmi come un panzer allo spioncino dell’eremo locale, non per chiedere i voti ma per appiccare il fuoco al sacro sito con tutti i suoi occupanti. Mi trattengo e mi sfogo con un innocuo pennarello, modificando il titolo del libello suddetto : FUORI DAL COMUNE !!! Nell’ultima fatica editoriale della confraternita locale campeggia un titolone : “CON LA NUOVA FILANDA COMINCIA LA CERNUSCO DEL FUTURO” Ora comprendo che una confraternita religiosa di tal fatta non si stanchi di ricordare ai fedeli la vita eterna, mentre tutti noi proiettati verso il futuro pensiamo alla cassa da morto, loro ci invitano a frequentare la nuova agorà comunale, una vecchia filanda dove un tempo faticando si filavano cotone e seta, e dove oggi invece, grazie all’opera pia di ristrutturazione e recupero dei fraticelli locali, possono riunirsi quando loro aggrada. bambini, giovanetti e signorinelle, pensionati e non, per il rito religioso propugnato dalla confraternita : il cazzeggio pubblico garantito, così tanto caro all’umile gregge Sotto il titolone del libello fa capolino il frate priore della confraternita locale, tale frate Eugenio da Cernusco (al secolo Eugenio Comincini) che sfinito ma sorridente esordisce proclamando : “finalmente ci siamo”. Vi risparmio il resto dell’articolo per evitarvi l’arresto cardiaco e il coma irreversibile. Al priore frate Eugenio, amichevolmente soprannominato dai confratelli e dalle consorelle “fraGgenio”, avevo indirizzato una missiva al cloroformio (http://www.movimentolibertario.com/?s=trunfio+sindaco&submit=Search), giusto qualche giorno dopo che il gregge locale aveva accettato la sua richiesta di voto e lo aveva destinato alla missione salvifica locale, come frate priore. Ora quella mia missiva avrebbe dovuto produrre un qualche effetto : o una querela per diffamazione e minacce, o la pubblica vergogna del priore con l’immediata spoliazione dal sacro saio dell’Ordine. Niente è accaduto. Mi sono dato da solo una spiegazione : il sacro Ordine impone ai suoi devoti figli di non reagire alle offese altrui e soprattutto di non conoscere vergogna, di qualunque cosa si venga accusati. Il frate priore ha ubbidito. La confraternita peraltro, interpretando i segni dei tempi e l’emancipazione dei costumi, ci rende noto che si è aperta ormai alle vocazioni femminili. Scrive infatti sul casto libello, la sora Silvia (al secolo Silvia Ghezzi) addetta alla pastorale per le politike sociali e la famiglia : “….sarà un punto di forza che procurerà benefici a tutti ...” riferendosi alla suddetta filanda. Anche qui vi risparmio per pietà il resto della catechesi della sora Silvia. Ma nella pagina seguente la incalza la sora Rita (al secolo Rita Zecchini) addetta alla pastorale per l’edukazione e la quoltura, anche lei consorella della confraternita, che scrive : “…. formazione degli studenti, una visione allargata a 360 gradi…. ”. Mistero della fede : aggiungo io. E sempre sulle pagine del sacro libello incalza il resto delle interviste, nell’ordine : al vice priore, al fraticello addetto alla pastorale per parchi e verde pubblico, al fraticello addetto alla pastorale rifiuti & monnezza al fraticello della pastorale della polizia municipale e l’ordine pubblico all’immancabile fraticello per la pastorale per gli stranieri, i rifugiati, i clandestini, gli ex e gli anta, e pure per le badanti dell’est. Mancano all’appello solo gli imboscati, che si sa nessuna confraternita tollererebbe, testimone fedele del famoso comando “Ora et Labora” di Benedettina memoria. Ciascuno dei fraticelli e delle sora Lella della confraternita, giulivi proclamano il verbo della spesa pubblica, con l’ardore della beneficienza che li anima, nulla è loro impedito. Io assisto attonito e infedele alle loro liturgie, ai loro proclami, osservo basito lo sviluppo e il decadimento delle loro opere pie fatte sempre in nome del bene comune e per il male degli individui (ma che importa !), mi beo di leggere il sacro libello che danno in stampa prima, e in pasto dopo anche a me, rifilandomelo nella buca delle lettere, a spese mie !! Ora d’accordo tutto questo posso accettarlo. Ma vi avverto che per una simile confraternita : • che si arroga il diritto di sostituirsi alla mia e altrui capacità e responsabilità, • che giulivamente spende i soldi miei e di tutti secondo un disegno insondabile, se non a loro • il cui frate priore Eugenio da Cernusco o la sora Silvia, al massimo rischiano insieme ai confratelli di smettere i panni sacri, tornando allegramente alla vita laica cosi come allegramente hanno vissuto quella religiosa ecco per tutto questo vi avverto : MI SONO ROTTO DI LAVORARE E PAGARE. Non prendo i voti, ma esigo di diventare NULLA FACENTE, NULLA TENENTE e SENZA FISSA DIMORA. E chiedo pertanto alla confraternita locale di designare una specialissima sora Samantha, che addetta alla pastorale dei pentiti, possa prendersi cura di me con gaudio e misericordia, alleluia. Ora e sempre nei secoli dei secoli, amen.

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