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POLITICA DEMOGRAFICA CERCASI

Gentile Direttore, per meglio comprendere le cause dei fenomeni di migrazione di massa dai Paesi in via di sviluppo verso l'Occidente e per potere più razionalmente affrontare le problematiche inerenti, nonché problematiche che in qualche modo hanno punti di contatto con esse, è bene a mio avviso soffermarsi su alcuni aspetti della dinamica demografica mondiale. Negli ultimi cento anni, vale a dire nel corso del Novecento che ci siamo da poco lasciati alle spalle, la popolazione mondiale è aumentata di quattro volte, per giungere agli attuali 7 miliardi di persone. Alla metà del secolo scorso si è raggiunto un livello pari a 2,5 miliardi di individui; nel 1987 si sono superati i 5 miliardi, cioè in meno di 40 anni, tra il 1950 e il 1987, l'incremento registrato è stato pari all'aumento demografico totale avvenuto nel corso delle centinaia di migliaia di anni trascorsi tra la comparsa della specie umana e il 1950. Si stima che entro i prossimi 40 anni la popolazione umana supererà i 9 miliardi di persone e che l'incremento, pari a circa 3 miliardi rispetto all'attuale, riguarderà esclusivamente i Paesi in via di sviluppo, cioè proprio quelli già adesso con minori capacità di sostentamento, che da soli arriveranno a contare poco meno di 8 miliardi di individui; la popolazione dei Paesi sviluppati dovrebbe invece subire una consistente flessione. Le conseguenze di queste dinamiche non delineano prospettive rassicuranti per il nostro futuro. Si può infatti osservare che mentre la popolazione mondiale è cresciuta di 2,5 volte nella seconda metà del Novecento, quella italiana, pari a 47,5 milioni nel 1951, ha registrato un incremento del 21%, oltre sette volte inferiore a quello del resto del mondo (152%); se gli incrementi fossero stati identici, l'Italia conterebbe oggi circa 120 milioni di abitanti. Poiché il numero di individui che la compongono è determinante nel conferire importanza a una nazione, è evidente che l'Italia è destinata a contare nel consesso mondiale sempre meno, dal momento che il peso relativo della sua popolazione è diminuito in modo impressionante (ribadisco, circa due volte e mezzo negli ultimi cinquant'anni) e continua il suo declino inarrestabile. D'altra parte una crescita dovuta alla sola immigrazione non garantisce da sola la forza della nazione, poiché molte energie devono essere spese per risolvere gravi problemi legati all'immigrazione stessa: l'integrazione dei nuovi arrivati, per esempio, non è automatica, né rapida, né scontata, e comunque quello dell'integrazione non è il solo problema che una immigrazione troppo rapida e non controllata si porta appresso. Sarebbe auspicabile una politica demografica planetaria, di cui l'Italia e l'Europa potrebbero e dovrebbero farsi promotrici (anche attraverso aiuti economici) finalizzata a stabilizzare la popolazione mondiale su livelli non superiori a quelli attuali. Ciò richiederebbe una forte riduzione della natalità nei Paesi in via di sviluppo e, al contrario, un importante recupero della natalità nei Paesi più sviluppati. In Italia la popolazione autoctona è in rapidissima flessione, e sul suolo italiano il numero di abitanti è rimasto costante negli ultimi anni solo come conseguenza di una immigrazione massiccia e destabilizzante. Occorre una politica demografica nazionale finalizzata a invertire l'attuale tendenza, che è quella di un dimezzamento della popolazione ad ogni generazione, e che ci consenta di approdare alla fatidica "crescita zero", auspicabile per noi come per tutti i Paesi del nostro pianeta. Non vedo da noi alcuna traccia di una politica di questo tipo, che tra l'altro si potrebbe giovare di esperienze altrui, cioè di Paesi come Francia e Germania, che sotto questo aspetto hanno saputo mettere in atto strategie di gran lunga migliori delle nostre. Non servono strane e originali alchimie: basta, ma urge, copiare. E' ora che i nostri politici affrontino il problema, anteponendo finalmente l'interesse della nazione a quello per le proprie poltrone. Con i più cordiali saluti.

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