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TREMONTI NON E' UNO "YES-MAN"

Berlusconi ha già dato prova di tutte le sue capacità. E' un buon imprenditore, ha fiuto per gli affari, ma la sua analisi sul sistema Italia, o sul "paziente Italia", è assai lacunosa, il pressappochismo è la condizione (o, se vogliamo, lo "standard") vigente, di conseguenza è difficile arrivare alla diagnosi della malattia e ancor più difficile individuare la terapia. Chi si propone di governare un Paese non deve necessariamente essere esperto di tutto, ma è obbligatorio, se non vuole incappare nella sfortuna, che sappia circondarsi di persone preparate. E' un po' come un allenatore di calcio, che può essere un bravo allenatore senza che debba per forza essere un bravo giocatore: ciò che più conta è che i giocatori li sappia scegliere bene. Berlusconi sarebbe un allenatore mediocre, perché scarterebbe giocatori molto bravi che non si adattino subito ai suoi schemi di gioco, peraltro sbagliati. Un buon allenatore non può permettersi di perdere i giocatori migliori. Se i giocatori bravi sono in difficoltà, allora vuol dire che è lo schema di gioco a essere sbagliato. Questo forse Berlusconi ha difficoltà a capirlo. Chi vuol aver ragione a tutti i costi, anche quando i fatti gli danno torto, non è adatto a dirigere. Circondarsi di "yes-men" per sentirsi sempre dar ragione è il modo migliore per incappare nella sfortuna. Tremonti aveva fatto una sua analisi del sistema e prospettato la necessità di una correzione, ma Berlusconi non ama essere contraddetto, anche quando progetta cose impossibili, frutto delle sue fantasie e dei suoi voli pindarici. Tremonti non ha però la vocazione dello "yes-man", perciò la collaborazione si è interrotta e si è dovuto inventare il "governo tecnico". Se dovessi scegliere tra Berlusconi e Tremonti, non avrei alcuna esitazione. Per gli "yes-men", noti anche come "leccapiedi" e indicati anche con vari altri sinonimi che non vale la pena di elencare, non ho una gran passione. Con i più cordiali saluti.

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