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Quando si confonde il dovere con il dovuto

Le candidature di Grasso e Ingroia, con ruoli molto diversi ed in posizioni differenziati entrambi candidati al Parlamento, portano in primo piano la figura del magistrato e le modalità di esercizio del suo diritto costituzionalmente garantito all’elettorato attivo.Certo il primo a semplice parlamentare , dopo essersi dimesso dall’ordine giudiziario , il secondo a capo di una coalizione a presidente del consiglio dei ministri mettendosi in aspetrtativa. . Insomma il primo dal potere giudiziario a quello legislativo, il secondo dal potere giudiziario a quello esecutivo. A noi cittadini non resta che assistere a questo loro passaggio da un potere all'altro,benchè la delicatezza della questione sia ben presente agli addetti ai lavori. Basterà ricordare che Felice Casson, autorevole esponente della categoria, divenuto parlamentare nel 2008 ha presentato un disegno di legge , poi unificato ad altri simili, ma non approvato, proprio per impedire a chi entra in Parlamento di tornare alla professione di origine, ri conoscendo che “..alla magistratura dev’essere garantita un’immagine di autonomia che con la scelta politica in parte viene meno”. Ma nel trattare questo aspetto della candidabilità non tutti hanno l’onestà intellettuale del sen. Casson. Qualcuno preferisce il volgare attacco al collega come ha fatto Ingroia con Grasso : del resto non mancano vicende , come quella della restituzione del contributo di solidarietà introdotto dal gennaio 2011 sugli stipendi superiori ai 90mila euro (5%) e 150mila euro (10%) , che ,approvato dal governo Berlusconi , viene restituito in questi giorni in attuazione di una pronuncia della Corte Costituzionale che lo ha dichiarato incostituzionale, che non possono non porre in cattiva luce magistratura e dirigenza statale agli occhi della opinione pubblica. A magistrati e dirigenti statali (13554) stanno per essere rimborsati , comprensivi degli adeguamenti automatici degli stipendi dei magistrati e del ripristino dell’indennità giudiziaria , 660 milioni di euro. Certo la Corte Costituzionale ha rilevato il contrasto dell’introduzione del contributo di solidarietà con due articoli della Costituzione, il 53 (perchè il prelievo è avvenuto su importo già tassato, per cui l’imposta è più progressiva del consentito) e il 3 (disparità con il privato, come se a livello di dirigenza privata si registrasse lo stessa percentuale di espulsioni per cessata attività di aziende che si ha nella dirigenza pubblica e in magistratura, da cui tutti escono solo per andare in pensione). Il risultato è che comunque queste molto ben remunerate categorie di lavoratori, a differenza di tutto il resto del pubblico impiego, non concorreranno in alcun modo a fronteggiare il difficile momento attraversato dalle finanze pubbliche, si vedranno restituire in media 50.00,00 euro a testa e vedranno il ripristino dei trattamenti economici in vigore nel 2010. Senza scomporsi, sintomo di una inquietante tendenza a confondere , specie ai vertici, il dovere con il dovuto.

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