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Un "dèjà vu" che ci saremmo potuti evitare!

Cortese Redazione, premetto che la presente lettera sarà più lunga delle solite. E questo per cercare di spiegare una personale convinzione sul perché ritengo le prossime elezioni la conferma di un colpevole "dèjà vu" che in l’Italia non si è stati capaci di evitare. A differenza di numerosi miei connazionali non ho mai avuto in odio, né personale né politico, Silvio Berlusconi. L'ho sempre considerato una sorta di "italica anomalia" che, nel bene e nel male, rispecchia più di quanto si vorrebbe ammettere quella sorta di humus caratteriale che contraddistingue gli abitanti del nostro sempre troppo litigioso paese. Dovremmo però renderci oggettivamente conto del perché a distanza di quasi quattro lustri, siano state in realtà certe decisioni altrui ad avergli inconsapevolmente consentito di rimanere protagonista della vita politica italiana sia a partire da quell'ormai lontano 1994 sia nelle prossime elezioni di febbraio. Facendo si che, a somme fatte, in molti abbiano oggi I'impressione che il nostro paese sia riuscito a perdere per la seconda volta venti anni in meno di un secolo. E' questa una convinzione ormai "consolidata"che vorrei spiegare ripercorrendo quanto accadde, e non, proprio alla caduta del primo governo Berlusconi. Dopo il cosiddetto "ribaltone" della Lega, anziché tornare alle urne, l'allora presidente della Repubblica decise di "non starci" e, con non poca supponenza, intraprese la strada dell'incarico "tecnico". Concependo, utilizzando una sorta di politichese "fecondazione assistita", la nascita del secondo governo della XII legislatura italiana. E fu "quella" una scelta sbagliata. Costituzionalmente nulla da eccepire, visto che i numeri per tale alchimia in parlamento c'erano, ma fu una decisione che condizionò, e condiziona tutt'ora, il destino del nostro Paese. Al pari (... e mi si contestualizzi acriticamente l’evento storico senza volerne fare paragone con l'oggi!) della decisione dell'allora monarca di non fermare la marcia su Roma dell'ottobre del 1922, nonostante ci fossero ben 38.000 soldati fedeli al re a presidiare la capitale contro 18.000 "marciatori" fascisti!. Il non rimandare gli italiani a votare mutò infatti il loro futuro politico. "Spegnendo" molte di quelle illusioni di cambiamento che, dopo la caduta del Muro e la crisi del corrotto sistema proporzionale basato sulle preferenze, solo con I'entusiasmo dettato da eventi così "epocali" il Paese si attendeva. Ed era un cambiamento che elettoralmente si chiamava maggioritario. O meglio ancora, come l'inascoltato "cassandro" Mario Segni auspicava, bipartitismo. Sull'onda emotiva del voltafaccia subito, se allora si fosse rivotato, Silvio Berlusconi avrebbe di certo vinto nuovamente (n. b.: nonostante I'avviso di garanzia del G7 di Napoli era ancora a venire il "fumus persecutionis" degli oggi sempre incombenti "magistrati di merenda" sul collo del premier!) e con un margine tale da consentirgli di modificare radicalmente la legge elettorale proprio in quel senso bipartitico che I'opinione pubblica, ed anche buona parte dello schieramento politico, allora chiedeva. E come lo stesso Berlusconi continua a farsene bandiera anche oggi! Di questo, ne avrebbe poi beneficiato di certo anche l'opposizione. Perché, magari nell'elezione successiva, un Prodi vincente avrebbe potuto governare con numeri ben diversi. Avendo quindi la possibilità di far approvare quella tanto colpevolmente rimandata legge sul conflitto d'interessi che i governi di sinistra non sono mai riusciti a realizzare non avendo i numeri, e forse neanche la voglia, in parlamento. Se così fosse stato, oggi di sicuro avremmo quindi un sistema elettorale diverso da questo tanto criticato bipolarismo che mantiene i certi difetti dell'essere in realtà un "proporzionale ristretto". Con un vero e serio bipartitismo la Lega sarebbe rimasta, quindi, solo un marginale fenomeno di localismo padano e dei movimenti di comici a "due cifre" non ne sentiremmo molto parlare. Avendo, magari, già da tempo un tanto auspicato moderato presidente del consiglio. Mentre dello stesso Berlusconi e della sua vita privata (… e lo affermo mosso da umano e sincero auspicio nei confronti dell’oggettivamente troppo assediato "povero Silvio!") non ne faremmo di certo più un così gran e continuo parlare! Rendendo finalmente l'Italia un paese forse più "normale" di quanto lo sia oggi e più capace nel trovare soluzioni condivise nell’affrontare la crisi che stiamo vivendo! Ma, come sappiamo, così non è stato ed è un inutile "déjà vu" quello che ci attende! Inutile perché non saranno i numeri del prossimo parlamento a poter cambiare veramente le cose nel nostro Paese! Scusandomi del pessimismo, saluto cordialmente. Mario Taliani

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