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Austerità e spreco.

Erano anni di gravi difficoltà economiche, della crisi petrolifera, dell’ austerity anche per il nostro Paese; eppure, paradossalmente, per diverse persone l’Italia diventava contemporaneamente una sorta di El Dorado, di paese della cuccagna, quando nel 1973 il governo Rumor introdusse con il D.P.R. 1092 le baby pensioni, con cui si incentivava la demotivazione o la motivazione (dipende dai punti di vista!) al lavoro. 14 anni, sei mesi ed un giorno risultavano l’ambito traguardo per le donne con prole, impegnate nel settore pubblico, per arrivare alla “tanto sudata” e agognata pensione. Invece, circa una ventina d’anni per gli uomini. Da una parte si riduceva la pubblica illuminazione, si imponeva ai locali pubblici e alla programmazione RAI la chiusura entro le 23, si vietava la circolazione, nei giorni festivi, dei mezzi motorizzati (famose le domeniche a piedi, senza auto). Dall’altra parte, busillis irrisolvibile, la “strenna natalizia” dello spreco durata oltre 20 anni da parte di uno Stato generoso , “buon padre della famiglia pubblica”, con le sue "premature" elargizioni pensionistiche rivolte al suo esercito “fedele”, che contribuiranno a collassare o quasi un intero sistema previdenziale. Ecco allora il caso della signora Tizia, in pensione a 30 anni o poco più, o del signor Caio che, più “sfortunatamente”, raggiungeva il “meritato” premio, alla soglia della veneranda età dei 40 anni. E pensare che oggi tanti laureati italiani si appropinquano al mondo del lavoro, vuoi per la congiuntura economica non certamentefavorevole, proprio “nel mezzo del cammin di nostra vita”. E chissà se la pensione la riceveranno a 67-70 anni, o forse “aspettando Godot”... Riccadonna Claudio Ala (TN).

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