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I crolli annunciati delle palazzine e uno Stato assente: un'urgente questione di giustizia.

Egregio Direttore, anche nella sua Milano che si vanta di essere governata meglio della Palermo degli annunciati crolli degli edifici fatiscenti, può accadere che, dopo aver sfiorato la tragedia, nessuno si muova per impedire il ripetersi di eventi traumatici tra le mura domestiche di un normale cittadino. Una fotografia potrebbe mostrare cosa sia accaduto nell'abitazione privata di un cittadino milanese durante il "recupero" di un sottotetto. Dopo anni di costosi e difficili tentativi di autotutela, di incarichi affidati ad avvocati, ci si può trovare comunque sepolti dalle macerie di un solaio e che nessuno si muova per evitare che tutto ciò possa accadere di nuovo. Forse se la Giustizia milanese, informata e sollecitata più di una volta prima del paventato crollo avesse ascoltato le richieste di quel cittadino, le cose forse sarebbero andate diversamente. Ma a quanto pare la sicurezza dei cittadini inermi, anche a Milano, è un optional e lo Stato dimostra la sua proverbiale assenza, nell'attesa delle "solidali" lacrime di coccodrillo a seguito dell'eventuale tragedia annunciata. Il cittadino italiano è di fatto inerme, indifeso, non ha alcun potere di opporsi ai soprusi di persone senza scrupoli, onde evitare di vedere arrivare sulla propria testa pesanti oggetti contundenti, mentre soggiorna tranquillamente all'interno della propria abitazione, quando non addirittura di vedere crollare il palazzo nel quale vive. Per questa volta Milano è stata fortunata e non ci sono stati i funerali alla presenza del Capo dello Stato. Per pochi centimetri, infatti, nessuno deve piangere i morti annunciati. Ma tra i rappresentanti delle Istituzioni interpellate c'è anche chi, dopo un evento traumatico come il crollo di un solaio, afferma che si tratta di semplici questioni private, di vicende di natura eminentemente civilistica, ovvero di un semplice danno materiale che andrebbe risolto con una causa civile che in genere dura dieci anni. E nel frattempo i solai crollano e furbi la fanno sempre franca. Peccato che questa “legale” sopraelevazione si compia, con delle violente scosse e dei ripetuti sovraccarichi, su un solaio di soli 12 centimetri di spessore, atto a sopportare esclusivamente il carico per le semplici ispezioni del tetto. Solo i Vigili del Fuoco sono scattati con la dovuta urgenza, ma senza poter fare nient'altro che constatare il danno materiale e non certo sanare quello psicologico. Così, qualunque tentativo di vedere tutelati i propri diritti pare perdente anche per un cittadino milanese e non solo per quelli palermitani che sono addirittura morti, a seguito del crollo annunciato di qualche settimana fa. Si ritiene un diritto denunciare quanto accade sopra la vostra testa? Là dove “non ci sia ancora il morto”, nessuno ve lo consente e nessuno sa a chi dovete rivolgervi. Ora mi chiedo: ma cosa mai sarebbe accaduto se il medesimo crollo fosse avvenuto in un edificio pubblico: in una scuola ad esempio? Basta fare una ricerca su Internet per rendersene conto. Ma siccome questa non è una vicenda che lo Stato reputa di interesse pubblico generale, bensì questione esclusivamente privata, all'Italietta delle vacanza natalizie o della zuppa solidarista in salsa bolscevica non interessa proprio nulla, con buona pace della Procura della Repubblica di Milano la quale non risponde alle richieste di un cittadino che vorrebbe essere ascoltato prima che gli crollasse un solaio in testa. Giovanni Loi PS: sul caso esiste una copiosa documentazione fatta di denunce ed esposti, nonché una recente lettera firmata con allegata fotografia del crollo, inviata al Sindaco di Milano, al Questore, Alla Procura della Repubblica ed al Presidente della Repubblica. Ma per il momento nessuno ha mai risposto.

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