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università delle libertà - lettera a SB

Sono le 8:35 del giorno 7 Gennaio 2013. Contrariamente al mio proposito di scansare sistematicamente le trasmissioni elettorali, trovo Lei, Silvio Berlusconi, sull’emittente che accompagna i miei allenamenti serali, e mi trattengo. Mi chiamo Giovanni Bettega: ho 41 anni: l’età dice che non sono di primo pelo. Sono un Ingegnere Nucleare del Politecnico di Milano. Ho un Ph.D in Fisica, conseguito presso l’Università degli Studi. Ho frequentato numerosi corsi di specializzazione e approfondimento post-laurea. Rispetto alla media d’allora ho impiegato del tempo in più per terminare il corso di studi: non ho mai avuto grande interesse a superare esami capendo poco o niente. La cultura, il metodo scientifico diffondono coi loro tempi nelle menti, soprattutto in quelle dure come la mia. Richiedono studio, pensiero, meditazione. Privilegiare la qualità rispetto alla velocità è una scelta che rifarei. Ho dei genitori che me l’hanno consentito, dei quali ricordo il “mettermi a letto” la notte. Ho lavorato in Università per più di otto anni, con contratti di diversa natura (anche nessun contratto). In questo periodo ho applicato passione, interesse, devozione. Ho ottenuto numerose pubblicazioni su riviste internazionali di Fisica, partecipando a congressi, in Italia e all’estero, dove ho esercitato lo scambio di idee, la comunicazione. Ho cercato, in tutti i modi possibili condividere le mie idee, suscitare – per quanto possibile – interesse. Sono orgoglioso di esservi, con tutti i miei limiti, in qualche occasione riuscito. Ho lasciato l’università dopo più di otto anni, per l’impossibilità materiale di mandare avanti il mio lavoro scientifico. I miei risultati, assieme a quelli dei miei bravissimi colleghi “giovani” che ero riuscito a coinvolgere, gli articoli pressoché completi, rimanevano per mesi sulla scrivania dei miei responsabili, in attesa di una qualche revisione che non arrivava mai. Si trattava sempre di operazioni “stilistiche”, generalmente un rimescolamento di frasi, per le quali tempi di attesa così lunghi non erano giustificabili. Durante la nostra immobilità qualcuno immancabilmente ci sorpassava. Mi (ci) siamo più volte sentiti infilare il bastone fra le ruote. Ho abbandonato per sopraggiunta impossibilità di proseguire, ma in fondo mi sono molto divertito. Ora lavoro con qualche soddisgazione in un’azienda privata. Per arrotondare uno stipendio non elevato ho insegnato presso la Scuola Pubblica disciplice tecniche. Perché mi trattengo nell’ascoltarla alla radio mentre scrivo? La risposta viene da una locuzione che Le ho sentito pronunciare: Università della (o delle) Libertà. Dai tempi di Benedetto Croce, che non mi sento di ringraziare, l’Italia è afflitta da una grave malattia, che si riassume nell’incredibile presunta superiorità delle Cultura Umanistica rispetto alla Cultura Scienfica. Le sarà capitato di ascoltare persone le quali ammettono tranquillamente la propria ignoranza su questioni che nel XXI secolo dovrebbero costituire parte integrante del patrimonio culturale di ognuno di noi. Le sarà capitato di ascoltare persone che si vantano (sic) della loro ignoranza su questioni basilari di Matematica e Fisica; questioni per le quali anzi mostrano uno spregio incomprensibile. La maggioranza degli italiani afferma che “nello spazio non c’è gravità, così gli astronauti galleggiano” (chissà allora per quale motivo le stelle ed ammassi di stelle si muovono ...) La maggioranza degli studenti di una scuola superiore (di qualunque tipo) non sa spiegare per quale motivo il nostro satellite principale non precipiti sulle nostre testa, sì che noi possiamo continuare ad ammirarlo e scriverci sopra delle belle poesie. La stessa maggioranza le dirà che fra due oggetti della stessa forma, lanciati dalla stessa quota, il più pesante tocca per primo il suolo “perché pesa di più”. Nel 1971 David Scott – missione lunare Apollo 15 – mostrò che una piuma e un martello toccano terra contemporaneamente [1]. Questi fatti, che risalgono ai tempi di Galileo, rimangono estranei ai più: nell’Anno del Signore 2013. Non siamo nel Medioevo: peggio. Il livello dell’insegnamento della Matematica e della Fisica è in costante peggioramento: da una lunga esperienza personale ho ricavato che gli insegnanti, detentori del “potere del voto”, il più delle volte non sanno esattamente di che cosa stanno parlando, e pretendono una mera ripetizione meccanica, orale o scritta, dei concetti [?] esposti in classe. A livello di scuola superiore persino la Matematica è ormai declassata a livello di applicazione di una tecnica. Segue per Suo divertimento un aneddoto. Scrissi per intero, di mio pugno, e al meglio, una relazione di laboratorio per uno studente di Liceo. Si trattava di descrivere le semplici misure di un esperimento, utilizzando un minimo di Teoria degli Errori e Statistica. Era mia intenzione venire incontro – aiutare – il mio occasionale allievo: “mostrare come si fa”. Fu il contrario e presi quattro e mezzo. Ai tempi ero fresco reduce da un successo personale: un mio articolo, pubblicato su European Physics Letters, era stato giudicato fra i migliori dell’anno. L’errore primigenio di Benedetto Croce si propaga, genera figli su figli: “la madre degli stolti ...”, recita un antico motto. La Ricerca Scientifica nelle discipline di base è interamente nelle mani del settore pubblico, con i disastri che sono sotto gli occhi di tutti, di cui nessuno sembra accorgersi. Eccone uno fra i tanti: gli aspiranti ricercatori salgono sui tetti, organizzano manifestazioni contro il precariato. Conservano di sé l’opinione del genio incompreso. Generalmente fanno parte dell’élite culturale di sinistra: in realtà aspirano solo ad entrare nelle file dei dipendenti pubblici. Sono le stesse persone che, una volta raggiunto lo scopo, stroncheranno i tentativi di interazione dei giovani per il sorpraggiungere della fame pomeridiana: “è ora di andare in mensa” (quante volte mi è capitato ...) Se è vero lo Stato Italiano continua a ridurre indecentemente gli stanziamenti in favore della Ricerca nelle discipline scientifiche di base e applicate, è anche vero che inconsapevolmente esso “è pienamente nel giusto”. Sono convinto di quel che scrivo. Sia Lei al corrente che in occasione dei congressi italiani o esteri, raramente vien presentato qualcosa di nuovo o innovativo: la cosa importante è “prendervi parte”, poiché capita tutti i giorni di farsi una vacanza gratuita a New York. Sia Lei al corrente che dinnanzi alle commissioni universitarie interne di referee, il successo di un esperimento finanziato dallo Stato, non consiste nel raggiungimento del risultato scientifico, ma dall’acquisizione di uno strumento. Il quale poi può anche giacere inutilizzato per anni in un armadio. Questa sarà una delle tante lettere che Lei, per forza di cose, non leggerà, e che passeranno nelle mani dei suoi collaboratori. Spero che in qualche modo costoro Le riferiscano. Il mio è un invito (piuttosto disperato a dire il vero), a far rinascere attraverso la sua iniziativa, che spero si realizzi, la rinascita della Ricerca nelle discipline alla base del sapere umano. E’ il grande umanista George Steiner a sostenere che la linea di demarcazione fra le discipline umanistiche e la scienza pura è virtuale. Da naturale appassionato d’Arte (di cui anche la Matematica e la Fisica sono manifestazioni piene) sfugge alla mia comprensione il motivo per il quale le Fondazioni destinino il loro impegno economico esclusivamente alle discipline che si rifanno alla disgraziata interpretazione crociana del termine. Un futuro prospero, positivo, in termini umani, economici, sociali dipende in gran parte dalle intenzioni di affidare la Scienza pura all’iniziativa privata, con la lungimiranza del caso. Piovesse su di me abbondante denaro la materializzazione di questo sogno sarebbe quasi immediata. L’Università della (o delle) Libertà è una grande occasione: non la sprechi.

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