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LA STORIA DELLE RIVOLUZIONI? FIGLIE DELL'ECCESSO DI TASSE

La storia dell'umanità è sempre stata costellata da cambiamenti epocali favoriti da rivoluzioni politico/sociali. Le tre più grandi rivoluzioni ( inglese, americana e francese), sono passate alla storia come rivoluzioni di libertà, di avanzamento delle società umane verso i principi di uguaglianza e di diritti. Tuttavia, andando ad analizzare le cause che hanno portato a quelle rivoluzioni, scopriamo che sono tutte legate a un filo rosso che ha portato di volta in volta le classi emergenti a ribellarsi. Questo minimo comune denominatore si chiama aumento della tassazione. La Magna Charta Libertatum è storicamente riconosciuta come la prima carta che riconosceva i diritti degli uomini. Ma principio fondamentale di questa carta era nel divieto per il sovrano di imporre nuove tasse ai suoi vassalli diretti senza il previo consenso del "commune consilium regni" (l'embrione del parlamento). Questo principio fu l'elemento propulsivo della Guerra Civile Inglese. Infatti nel 1628 Carlo I per sostenere le spese necessarie all'appoggio militare in Francia per il soccorso degli ugonotti, convocò il Parlamento per inasprire le tasse. I parlamentari però, invece di concedere sussidi al re, gli chiesero conto di tutte le illegalità commesse. Il re tentò di sciogliere il parlamento, ma questo portò alla rappresaglia dei parlamentari e allo scoppio della guerra civile. La rivoluzione americana ha avuto come elemento del contendere l'aumento della tassazione della madrepatria inglese sulle colonie americane. Famoso divenne il motto, nessuna tassazione senza rappresentanza. Una misera tassa di bollo su giornali, documenti commerciali ecc. ha prodotto una rivoluzione che ha portato a un cambiamento epocale per il futuro della storia del'Occidente. Anche la rivoluzione francese, tradizionalmente passata alla storia come una rivoluzione portatrice dei diritti e dell'uguaglianza in realtà è partita da un aumento dell'imposizione fiscale. La grave crisi che colpì la Francia nel corso della seconda metà del '700, spinse Luigi XV e XVI a aumentare le tasse sui ceti più bassi ( terzo stato) compresi la sempre più forte Borghesia. La mancanza di equità nella tassazione portò un' inasprimento delle tensioni sociali che esplosero nel 1789 con la rivoluzione. Ma anche andando in casa nostra la storia non cambia. Le guerre risorgimentali, in ogni sua espressione “regionale”, hanno come filo rosso l'inasprimento fiscale. Che sia il Lombardo -Veneto o il Regno Pontificio, la musica non cambia. Tutto parte dalla ricerca dell'autonomia fiscale dettata da un eccesso di tassazione. Fa eccezione il regno sabaudo che pensò bene di mettersi a conquistare gli altri stati italici per spalmare i suoi debiti ed evitare di saltare come gli altri regni, Insomma, per molti le rivoluzioni hanno soprattutto un aspetto romantico. Piace pensare che siano stati lo strumento per le società umane di avanzare nella sfera dei diritti (libertà, uguaglianza, fraternità). La verità, purtroppo, è la molto meno ideale aumento della pressione fiscale e in ultima analisi l'ingordigia degli individui. Monito ai politici attuali che pensano di poter vivere pensando di spremere all'infinito i cittadini. Antonio Di Gilio

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