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il pero del padrone

“stàmoce attenti…!”, diceva un popolarissimo attore romano (G. Proietti). Il pero del padrone Ci stava un prato e, sopra quel bel prato un uomo ricco aveva messo un pero. Ma un pero, che…! Da tutti era ammirato per quante pere dava a quell’intero villaggio di villani, ed al casato dell’uomo ricco: un uomo che davvero di più di tutti era fortunato, e a tutti dava pere, e ne era fiero. Ma venne Fisco, un tipo tenebroso, spavaldo e arcigno, un vero prepotente, che di quel pero tanto appetitoso, incominciò a pretenderne una parte… Gli si aggregarono, arrogantemente, anche altri del villaggio aizzati ad arte. …………………………………………………… Ognuno col gran pero lavorava, e l’uomo ricco i soldi ci spendeva… e ognuno pere a casa si portava, seppur diverse in più, lui, ne prendeva. Ma poi, oltre alle pere, gli levava - il bieco Fisco - i soldi che teneva per far restare in vita chi fruttava per far mangiare lui, e chi voleva. E sempre più! – chiedeva – Fisco arpia… Finché, pian, piano, all’uomo ricco avvenne di esser poverello…e la sua scia seguì il villaggio tutto, senza il pero. E Fisco, pure, deperì e poi svenne, morì…E lo seguì il villaggio intero. Armando Bettozzi 10 Gennaio 2013

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