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Monti kaputt

Monti kaputt Ei fu. Siccome immobile, ultimato il suo giro, sazio di sangue pubblico, si stette il Gran Vampiro, così, stremata, esausta l’Italia al bivio sta, maledicendo l’ultima stangata di Natale; né sa se un altro simile governo elettorale l’orme di quello tecnico a ricalcar verrà. Lui, governante insolito, vide il popolo e tacque: quando, con vece impropria, fece quel che gli piacque alle voci benevole la sua non mescolò. Scevro di falsi applausi e di servile omaggio, s’indigna ora all’annuncio di un suo secondo ingaggio e gli sciorina un cantico che lo sommergerà. Dai tagli all’Imu ignobile, dalla benzina al treno, di quel figuro il gettito faceva sempre il pieno. Tassò da Scilla al Brennero senz’alcuna pietà. Fu vera boria? Ai posteri l’ardua sentenza! A cui non sfuggirà quel massimo fautor che volle in lui del distruttor suo spirito sì guasta orma stampar. La dispettosa e perfida foia di un caporale che spreme e tassa il popolo, pensando al Quirinale, per guadagnarsi un premio ch’è una follia sperar, tutto provò: la smania maggior dopo il salasso, la briga e l’oratoria, il furto con lo scasso. Più volte alla fiducia per poco non cascò. Si presentò. Due nuclei, l’un contro l’altro armato, concordi a lui si volsero come aspettando il fato: Lui tacque e come un arbitro si pose in mezzo a lor. E governò, vessandoci e cavalcando l’onda di una crisi opinabile con mossa invereconda, risparmiando i notabili e quelli che han di più. Come sul capo al perfido l’onta si avvolge e pesa, l’onta che quell’improvvido, parlando in sua difesa, invano discolpandosi, cerca di allontanar, tal sul Vampiro il cumulo delle critiche scese, ma lui, narrando al popolo le sue nefaste imprese, dall’alto del suo pulpito nemmeno si scusò. Oh quante volte al lugubre morir di un giorno abietto, da una fiducia stitica ormai non più protetto, stette aspettando trepido il verdetto fatal! E ripensò le nobili aule della Bocconi, il coro dei discepoli, le sue dotte lezioni, il meritato gaudio del grande professor. Ahi, forse a tanto strazio il cuor si esaurì, e disperò; ma provvido arrivò l’Udc, e lui nella politica bieco e sinistro entrò. E s’avviò per l’equivoca campagna elettorale, con un consenso esiguo, talché sarà fatale ch’egli perda la premiership e non risorga più. Brutta, immorale, ignobile fine di un imprudente: volle della Repubblica essere il presidente, ma nessun onorevole ora lo voterà. Mario Scaffidi Abbate 4 gennaio 2013

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