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L'ippica, vanto dell'Italia nel mondo, sta morendo

Gentile direttore, sono da sempre un vostro lettore, da sempre un sostenitore di Silvio Berlusconi, sin dai tempi di Forza Italia, e lo sarò finché lui deciderà di proseguire in quest'avventura. Tante, benché non riconosciute dai più, le cose positive che ha realizzato, moltissime quelle che avrebbe potuto fare e non ha fatto, soprattutto perché questo è un paese che, di fronte al cambiamento, reagisce ergendo muri di gomma sui quali rimbalza ogni iniziativa volta al rinnovamento e, con le iniziative, ci rimbalza anche chi se ne fa carico... Ma perché Le scrivo? Dunque: faccio il giornalista ippico e fino a qualche anno fa mi ritenevo un uomo fortunato, perché la passione per questo fantastico sport (“lo sport dei re” si chiamava un tempo) e per quel meraviglioso animale che è il cavallo, me l'ha tramandata mio padre, insieme al quale, consci che il settore stava pian piano perdendo le sue radici, abbiamo costruito anche un sito, molto piccolo (le risorse non erano e non sono molte...) che si chiama www.quellideltrotto.it per tentare di costituire un baluardo contro la fine del nostro passato, dal quale, come tutti sanno, è opportuno ripartire per costruire il futuro. Dalla scorsa estate sto lavorando all'interno di un gruppo, costituito da tantissime aziende operanti nell'ippica, che sta cercando di risollevare le sorti del settore. L'ippica, come sa perfettamente il collega Vittorio Feltri, cui potete chiedere conferma di quanto sto affermando, è in un momento di crisi spaventoso e ciò che le sta accadendo, pur essendo in parte dovuto alla scarsa lungimiranza di chi l'ha gestita negli anni, ha nella mala gestione della politica le sue ragioni preponderanti. Senza dilungarmi in una storia che avrebbe bisogno di un libro per essere raccontata nei particolari, vengo al problema di fondo: l'Unire, poi Assi (Agenzia soppressa nel 2012) ha costituito, negli ultimi vent'anni, il classico poltronificio per i “trombati” dalla politica, con il risultato che, anno dopo anno, gestito da perfetti incompetenti della materia, il nostro sport, uno dei più belli che esista, è a rischio chiusura. Inutile dire quante volte mi sono chiesto se ho fatto bene a dedicare tutta la mia vita a questa attività... Ma la forza, giorno dopo giorno, la ritrovo nelle persone che mi circondano, nella loro dedizione e nel loro amore verso questo nobile animale: sveglia alle 5 del mattino, tutti i santi giorni, e via, al lavoro! Che importa se Assi non paga? Pazienza, pagherà, ma lui, il mio cavallo, la mia scuderia, sono lì che mi aspettano... Avete mai provato l'emozione di accarezzare un cavallo? Avete mai provato a vedere come si comporta un cavallo con un bambino? Vi assicuro che è di una sensibilità spaventosa, e si muove con una dolcezza incredibile, conscio delle sue dimensioni, della sua forza e, soprattutto, della fragilità delle nostre piccole creature. Sappiate che è questo che muove tutto il sistema, e certamente non i luoghi comuni delle corse truccate e dei cavalli drogati. Sappiate che non è per soldi che ci si alza 365 giorni all'anno alle 5 del mattino, ma per passione e per amore. Sappiate che le persone che lo fanno sono migliaia e che, oggi, queste migliaia di persone sono esasperate. Già... sono esasperate... Effettivamente è questo lo stato d'animo delle migliaia di addetti del settore, perché fino a martedì 4 dicembre, un filo di speranza c'era. Nella Delega Fiscale, infatti, tra i tanti emendamenti, ce n'era uno che istituiva “Lega Ippica Italiana”. Questo era il risultato di mesi e mesi di lavoro e, finalmente, il settore vedeva di fronte a sé la possibilità di una privatizzazione. Consci che lo Stato, negli ultimi vent'anni, all'ippica ha fatto solo danni, abbiamo chiesto a gran voce, e per questo abbiamo anche lavorato tantissimo, perché finalmente l'ippica avesse la possibilità di autogestirsi. Una buona volta, insomma, volevamo provare a tornare a camminare con le nostre gambe, costruire qualcosa di importante per rispetto ai pionieri del nostro sport, che hanno saputo farlo grande, e per rispetto ai tanti giovani che hanno visto nel nostro settore la strada giusta per realizzare i loro sogni. Ma quel 4 novembre la Delega è stata respinta alla Commissione Finanze del Senato e il sogno è svanito nel nulla. E ora, come siamo messi? Mi viene in mente una situazione tremenda: un paziente in un corridoio di ospedale prossimo a passare “a miglior vita” nell'indifferenza di medici ed infermieri, che non se ne accorgono, e senza il fiato per chiedere aiuto... In più, un paio di persone che sanno che sta per morire e che aspettano beffardi e compiaciuti che ciò avvenga... Mi chiedo: ma è giusto tutto questo? Al di là del fatto che, con la morte definitiva dell'ippica (San Siro trotto non riaprirà nel 2013, Agnano è chiuso, Tor di Valle chiuderà il 31 gennaio), si ritroveranno senza lavoro almeno 50 mila persone e ci saranno un sacco di terreni agricoli, ora destinati ad una delle razze di cavalli migliori al mondo, che saranno abbandonati. Ma ci rendiamo conto che i nostri cavalli sono un vanto dell'Italia nel mondo? Ci rendiamo conto che in Italia ci sono fra i migliori allenatori e fra i migliori guidatori del mondo? E allora, vi chiedo: cosa direste se, un bel giorno, il ministero dell'Agricoltura, per vendere un vino più conveniente anche se meno qualitativo, iniziasse a “boicottare” la produzione del Chianti fino a farlo morire? E il Chianti è o no un vanto dell'Italia come mille altri prodotti del nostro splendido paese? Ebbene, vi assicuro che il trottatore italiano è uno dei migliori al mondo e Varenne, che spero vi dica qualcosa, ne è la testimonianza. E non c'è stato solo lui... Siamo disperati, perché abbiamo una Ferrari senza benzina, una compagnia teatrale con i migliori attori del mondo, ma senza teatro, un prodotto vendibilissimo che ci impediscono di vendere o, meglio, ci fanno vendere a prezzi impossibili (le tasse sulle scommesse ippiche sono quasi quattro volte superiori a quelle imposte sugli altri giochi! Un vero scandalo). E così finiremo per morire di fame... Non vogliamo soldi, ma la possibilità di gestire da noi il nostro destino e, casomai, morire non perché qualcuno ha voluto che questa fosse la nostra fine ma perché non siamo stati capaci di fare il nostro lavoro. Ma siamo anche sicuri che, con la possibilità di gestire da noi questo immenso patrimonio di cui disponiamo, potremmo tornare ad essere fieri di essere ippici come lo erano i nostri padri, che hanno costruito con pazienza, cultura, saggezza e tanto studio uno dei cavalli migliori del mondo. Concludo con un desiderio, forse un sogno irrealizzabile, ma lo esprimo lo stesso: vorrei tanto che queste mie righe fossero lette anche dal presidente Berlusconi. Le sue idee liberali, il suo concetto di meritocrazia e la sua apertura verso lo spirito imprenditoriale e l'iniziativa privata sono senza dubbio le caratteristiche giuste per capire quale stato di frustrazione possa subìre uno del popolo delle “partite Iva” che le sente ma non le può vivere. Un saluto cordiale, Vieri Berti cell. 393.9567749 P.S.: Di seguito una mail del 17 dicembre scritta da Enrico Tuci, un allevatore che si è speso tantissimo per il progetto Lega Ippica Italiana e che, insieme a Marco Rondoni, cui è destinata la missiva, fa parte del Comitato Pre-Lega Ippica Italiana. Tutti noi ippici aspettavamo con ansia il realizzarsi di un sogno, ma il 4 dicembre è svanita la grande speranza. E ora siamo alla disperazione, come si può capire da questa mail, che Enrico invia a Marco invitandolo a dare la sua approvazione ad un comunicato da me scritto e nel quale si spiega, ai molti che ancora non hanno capito, come stanno realmente le cose: Ciao Marco, ogni giorno mi chiama tanta gente speranzosa e mi chiede a che punto siamo con la legge. Ogni volta mi si spezza il cuore e sto male quando sento la loro delusione. La situazione è drammatica, lo sapete bene, e mi viene quasi da piangere. Io lo pubblicherei il Comunicato 39, dobbiamo essere onesti e spiegare le cose come stanno. Che ne dici Marco? Vi abbraccio Enrico Santa Croce Sull'Arno, 12 gennaio 2013

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