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BASTA AVERE PAURA DELLE BANCHE! (Da L'Arena)

BANCA CHIUDE I CONTI AL CLIENTE IL GIUDICE ORDINA DI RIAPRIRLI Verona-GIORNI DI CRISI. Imprenditrice di Lazise si rifiuta di rientrare da una fidejussione nei tempi ordinati e l'istituto reagisce La signora Zanetti: «Ho vissuto questo atto come un ricatto e mi sono ribellata». Il direttore, ora, è indagato per tentata estorsione Il tribunale ha dato ordine alla banca di riaprire i conti È sempre più difficile accedere ai prestiti delle banche. Lo certifica Bankitalia e di rimbalzo gli analisti descrivono un'economia nazionale congelata dalla mancanza di liquidità, con effetti a cascata che mettono in crisi aziende, imprese e famiglie. Costrette a sottostare alle regole capestro imposte dagli istituti di credito per non chiudere le attività o a impegnare i gioielli di famiglia per pagare le bollette. Anche in piena crisi e con l'acqua alla gola, però, ci sono regole e diritti da rispettare, come testimonia l'esperienza di un'imprenditrice di Lazise, Daniela Zanetti, che dopo essersi vista sbattere in faccia ogni porta, ha ottenuto una sentenza che «per la prima volta in Italia ordina a una banca di ripristinare il rapporto con la cliente», spiega il legale della signora, avvocato Luigi Bellazzi. LA FIDEJUSSIONE. Come si è pervenuti alla sentenza del giudice del Tribunale di Verona? «La mia cliente», riassume l'avvocato Bellazzi, «è un'imprenditrice che da anni lavora con successo nel settore immobiliare e che dispone di un cospicuo patrimonio, da cui ricava rendite soddisfacenti. Il settore immobiliare non è immune dalla crisi che investe pesantemente il nostro paese e così, tre mesi fa, una società di cui la signora Zanetti garantiva personalmente è fallita. A seguito del fallimento, la Cassa di Risparmio del Veneto, alla quale aveva prestato fidejussione, ha contattato la mia cliente, intimandole di provvedere all'immediato pagamento pagamento della somma dovuta: 120.000 euro» TEMPI RISTRETTI. Prosegue il legale: «Il direttore della filiale ha minacciato la mia cliente di chiudere tutti i conti correnti, ritirare le carte di credito, revocare tutti gli affidamenti e effettuare le dovute segnalazioni in Centrale rischi di tutte le sue società, di quelle dei familiari, della madre e di chiunque avesse avuto in quel momento un rapporto diretto con la mia cliente». Chi ci è passato, ben conosce le conseguenze della revoca degli affidamenti bancari: impossibilità assoluta di rivolgersi a chicchessia per ottenere un minimo credito con cui far fronte alle esigenze quotidiane, dalla spesa al pagamento degli stipendi del personale. «La mia cliente avrebbe potuto pagare con le modalità richieste dalla banca solo svendendo un immobile, oltretutto nel giro di 48 ore», argomenta l'avvocato Bellazzi, «ma ha prevalso il rifiuto all'aut aut del direttore della filiale. Lo considerava un ricatto bello e buono, subito da lei al pari di tanti altri onesti cittadini. Così si è rifiutata di pagare e si è rivolta a me per trattare il piano di rientro». SCATTA LA REAZIONE. «Una decisione che ha scatenato la reazione della banca», spiega l'avvocato Bellazzi, «che ha chiuso i conti correnti delle ditte della signora Zanetti, revocato gli affidamenti e chiesto la restituzione della carta di credito personale. Un trattamento riservato anche alla madre 74enne, signora A.B., totalmente estranea alla vicenda, con la motivazione che la ditta individuale della signora era garantita dalla mia cliente, dichiarata non più affidabile perchè non aveva voluto saldare il debito con lo stesso istituto bancario». RICORSO D'URGENZA. È per conto della signora A.B. che l'avvocato Bellazzi ha presentato un ricorso d'urgenza al Tribunale di Verona, ottenendo «la condanna della Cassa di Risparmio del Veneto a riattivare le linee di credito, ripristinare i fidi illegittimamente revocati, nonchè a cancellare l'errata segnalazione in Centrale rischi, con un provvedimento davvero innovativo per la materia. La signora Zanetti, invece, si è rivolta al servizio di vigilanza della Banca d'Italia, ma per il momento non ha ottenuto alcun riscontro. Contestualmente, ci stiamo muovendo sul piano legale e allo stato il direttore della filiale risulta indagato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni e per tentata estorsione». NON AVERE PAURA. Commenta la signora Zanetti: «Abbiamo vinto una battaglia, Cassa di Risparmio del Veneto potrebbe impugnare il provvedimento e vincere la guerra. Quello che conta è che dobbiamo imparare a non essere schiavi delle banche. Il disperato bisogno della gente di ricorrere al credito bancario ha invertito i rapporti banca-cliente, portandoci all'errata convinzione che siano le persone a avere bisogno delle banche e non viceversa. Come imprenditrice e come cittadina sono convinta che non si debba avere paura, non si debba permettere a un funzionario di banca di calpestare i nostri diritti».

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