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Prima dell'euro

Prima dell’euro, quando la disoccupazione diventava intollerabile, si svalutava la lira. Questo rilanciava le esportazioni dell’industria manifatturiera. Il PIL riprendeva a crescere e la disoccupazione diminuiva. Quando si parlava di costituire l’euro, alcuni consulenti finanziari statunitensi dell’industria dove lavoravo dissero che una moneta unica europea, per la presenza di paesi con economie molto più forti della nostra come la Germania, togliendoci la possibilità di svalutare sarebbe stata la nostra rovina. Ora, puntualmente, la rovina arriva. Il 45% delle famiglie non ce la fa ad arrivare a fine mese. Come rilevato dalla commissione europea, l’Italia è soggetta ad un enorme rischio di entrare in una trappola della povertà dalla quale non potrà più uscire, nonostante le vagheggiate spending reviews. Come un aeroplano che cade a vite. Per me, uomo della strada, la soluzione sarebbe ovvia: uscire dall’euro. So che questa è quasi una bestemmia: l’euro è irreversibile (Napolitano, Monti, Draghi), l’Italia perderebbe credibilità con i Paesi esteri (pagheremmo i nostri debiti con moneta svalutata). Però, la spina dorsale del nostro paese è l’industria, e con un ritorno alla lira riguadagneremmo competitività, le esportazioni ripartirebbero e tornerebbero a crescere i posti di lavoro. Quello che non capisco è perché l’euro che, con il tardare dell’unità politica europea, serve solo a penalizzare gravemente paesi come il nostro, debba essere irreversibile. Quale credibilità potremmo perdere se non ne abbiamo nessuna, nonostante i cosiddetti successi internazionali di Monti? E’ facile avere successo all’estero quando si mettono le mani su stipendi, pensioni (comprese le più basse) e risparmi degli italiani per comprare dall’estero una flotta di cacciabombardieri F 35 per una cifra che, con le necessarie infrastrutture di terra, arriverà ai trentacinque miliardi di euro. Più dei ventitré miliardi raccolti con l’IMU, la famigerata tassa che ha buttato l’Italia in una recessione da cui non si vede come potrà uscire. Perché non abbiamo seguito l’esempio degli israeliani che si sono ritirati dal programma F 35? Perché queste decisioni incomprensibilmente esterofile dell’attuale governo? Rispondono agli interessi degli italiani o ad interessi esterni? Naturalmente ci possono essere tante cose che sfuggono all’uomo della strada. Però, in democrazia, le scelte politiche che costano allo stesso uomo della strada enormi sacrifici, dovrebbero almeno essergli spiegate. Non dovrebbero bastare i giudizi apodittici: euro irreversibile, cacciabombardieri necessari, spesa sostenibile. Il fatto che le massime autorità istituzionali forniscano agli italiani questo genere di spiegazioni la dice lunga sullo stato del paese. Dov’è che quella spesa è sostenibile ora che le famiglie italiane sprofondano nella povertà? Perché Monti non ricorda, nella sua campagna elettorale, che la decisione di acquistare questi armamenti dalla statunitense Lockheed Martin è stata il primo atto del suo governo? Quando ero al liceo negli anni cinquanta, la nostra professoressa di storia ci diceva che il popolo italiano era indegno di libertà perché aveva sopportato vent’anni di fascismo. Penso che questo valga anche adesso. Penso che ci meritiamo la classe politica che abbiamo perché tolleriamo una campagna elettorale che non si sogna di sfiorare questi problemi, non parla assolutamente di programmi, non spiega perché il governo non abbia ancora adottato l’efficace (e temutissima) legge europea anticorruzione, perché non sia stato affrontato il problema dell’intollerabile lentezza della giustizia, perché appunto abbiamo ordinato, condannando alla povertà le famiglie italiane, cacciabombardieri che non ci servono a niente (i bombardamenti non servono al peace-keeping, cioè al mandato che la Difesa italiana svolge in ambito internazionale), perché non è stato toccato nessuno dei privilegi che deputati, consiglieri comunali e partiti si sono scandalosamente auto-votati, perché i politici italiani nei momenti di scandalo (Lusi, Penati, Polverini, Scaiola, ecc. ecc.) fanno grandi promesse e poi le disattendono, tanto sanno che gli italiani dimenticano presto. Noi, che accettiamo sempre di essere trattati in questo modo, che o ce ne infischiamo o abbiamo paura di manifestare il nostro dissenso, abbiamo accettato il fascismo e ci meritiamo la classe politica che abbiamo, e il disastro che conseguentemente ci sta cadendo addosso.

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