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Monti, un campione di simpatia ?

Gentile Direttore, confesso che il Premier Monti non mi suscita simpatia (e con lui quantomeno i Ministri Fornero e Grilli) per vari motivi. Innanzi tutto ha un modo di proporsi e di parlare da “monsignore” (una sorta di atteggiamento ecclesiale), usa quasi sempre il plurale maiestatis, a dimostrazione di un innato senso di superiorità, ha un modo di pontificare “ex cathedra”, è abbastanza snob, per quanto cerchi di apparire modesto a volte ha atteggiamenti un po’ altezzosi, è permaloso e mostra una freddezza scostante. Invece di ritenersi un “servitore della patria”, ha l’aria indisponente da “salvatore della patria” (ammesso che lo sia stato) e quando tenta di abbozzare un sorriso viene fuori una smorfia del viso indecifrabile che a volte sembra addirittura esprimere una certa sufficienza nei confronti dell’interlocutore. Ciò premesso, si pensi un attimo a cosa sarebbe accaduto se un governo di qualsiasi colore politico avesse creato quella incredibile situazione degli “esodati”. Il Premier e il Ministro responsabile sarebbero stati crocefissi; invece, nulla è accaduto e i “montiani senza se e senza ma” si sono subito affrettati ad accampare come giustificazione, peraltro puerile, l’urgenza del provvedimento perché il Paese era sul ciglio del famigerato “burrone”. E il Premier è rimasto impassibile come se nulla fosse accaduto, anzi appariva un po’ irritato se qualcuno lo interrogava sulla questione degli esodati. A questo fatto, non irrilevante, va aggiunto che il Premier Monti sta letteralmente facendo “vedere le stelle” agli italiani, in particolare ovviamente ai meno abbienti, ma, in una certa misura, anche al ceto medio, come affermato da Giuseppe Roma, Direttore del Censis, in un articolo dal titolo “Povero ceto medio”. Non ritengo si possa definire coerente una persona che fa promesse che poi non mantiene (anche se non mancano esempi di tal tipo a cominciare dall’on. Berlusconi) : in occasione dell’insediamento a Palazzo Chigi, il sen. Monti promise agli italiani un’azione di governo basata su rigore nei conti, equità e crescita. Il “rigore” ha colpito fin dall’inizio e continua ancora a colpire pesantemente gli italiani, in merito invece all’equità è palese che nessuno dei provvedimenti adottati rispetta tale sacrosanto principio. Per quanto concerne poi la crescita poco o nulla è stato fatto, salvo illudere gli italiani con l’ormai logora “luce in fondo al tunnel”, previsione che viene poi regolarmente smentita da fonti autorevoli e dalla realtà. Tra le promesse non mantenute va poi ricordata la riduzione della spesa pubblica, del costo della politica, delle province. Col passare del tempo, il sen. Monti ha perso quella credibilità che all’inizio del mandato era il suo punto di forza, dimostrando di essersi ben presto calato nei panni dell’ “homo politicus” che dice e non dice,.rimane spesso nel vago, svicola di fronte alle domande scomode e non disdegna l’autoreferenzialità. Ha deciso di “salire in politica”, quando, fino a poco tempo prima, aveva dichiarato che, terminato il mandato, sarebbe tornato a fare il Professore alla Bocconi. Ha aumentato la pressione fiscale e ora in campagna elettorale va dicendo che in caso di vittoria abbasserà le tasse e rivedrà l’IMU, dopo aver affermato pochi giorni prima che questa è una tassa intoccabile; sembra il “politico modello” che fa e dice tutto e spesso il contrario di tutto. In merito poi all’IMU mi sembra si stia facendo un gran parlare di tale imposta quando ritengo sia un problema del tutto marginale, rispetto ad altri ben più importanti, quali ad esempio l’evasione fiscale, l’equità fiscale, la disoccupazione, la corruzione, la diffusa immoralità, anche dentro il Palazzo della politica, la spesa pubblica improduttiva, gli sprechi, il debito pubblico, etc. La tanto dibattuta questione dell’IMU potrebbe essere risolta con una semplice modifica nella direzione di una maggiore equità che potrebbe addirittura incrementare il gettito. E’ noto che l’IMU ha prodotto un introito di 4 miliardi sulla prima casa e di 20 miliardi sulla seconda casa. Si potrebbe eliminare l’imposta sulle prime case con un valore catastale rivalutato al di sotto di un ragionevole tetto e recuperare quel mancato introito (ovviamente inferiore a 4 miliardi) sulle seconde case, aumentando l’imposta mediamente del 10-15%. L’aumento dell’aliquota non dovrebbe però essere lineare, ma progressivo a partire dalla seconda casa e a crescere sulla terza, sulla quarta e così via. Attualmente invece sulle seconde case si paga la stessa aliquota sia che se ne possegga solo una sia che se ne posseggano due, tre o più. L’equità imporrebbe invece una tassazione progressiva in funzione degli immobili posseduti, come nel caso dei redditi da lavoro. Comunque, per avere un’idea del “peso” dei 4 miliardi incassati con l’IMU sulla prima casa si pensi che rappresentano appena il 10% dell’IVA evasa e circa il 3% dell’evasione fiscale totale, stimata in circa 140 miliardi annui. Ergo, basterebbe mettere in campo una seria ed efficace lotta all’evasione fiscale che si potrebbero recuperare non solo il gettito dell’IMU sulla prima casa, ma anche dimezzare il debito pubblico in un decennio. Gianni Porzi, casalecchio di reno (bologna)

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