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Sciopero della fame

Stimate Direttore, Mi chiamo Alvino Leonardo,sono nato a Foggia il 9/05/’33 e residente a Bovino(FG) in Viale Aldo Moro 26/B . Fino al 2009, abitavo in via della Repubblica,3 in una casa in affitto. Pagavo 230 € al mese e con i soldi per affitto mi aiutava un fratello, che abitava a Foggia e che è venuto a mancare per malatia. Il proprietario dell’abitazione dove residevo, l’aveva messa in vendita e mi aveva dato un mese di tempo per andare via. Questo non è stato possibile e mi ha fatto lo sfratto con una lettera raccomandata. Allora mi sono recato dal sindaco di Bovino, sig. Michele Dedda, facendogli presente la mia situazione, e dopo un mese d’insistenze, tramite l’Assistenza Sociale di Bovino mi ha assegnato una casa popolare dell ’I.A.C.P. Il contratto è stato fatto per due anni ed e scaduto nell’ottobre del 2011. Ho ricevuto lettere di sfratto sia dal Comune di Bovino ,sia dall ’I.A.C.P.. con l’avvertimento che “ in mancanza, senza ulteriori comunicazioni, si procederà allo sgombero forzoso con l’assistenza delle forze dell’ordine”. Non so più che cosa fare, non ho gli introiti necessari per affittare un’altra abitazione. Percepisco una pensione di 770 euro al mese. Ho mia moglie a carico. Per questo alloggio nei primi mesi pagavo un affitto di 45 euro al mese, poi dopo che mi hanno ricalcolato il canone pago 25 euro al mese, sarà un perché. Non posso affittare un’altra abitazione, non mi posso permettere. Inoltre ci sono situazione anomale di assegnatari di case popolari che non hanno più i requisiti per possederle e che sono a conoscenza del Sindaco . Inoltre il Sindaco, sig. Michele Dedda, il Comune come gestore, ha pieni poteri di decisione conforme alla L.R. 54/1984, allo Statuto del Comune di Bovino, perche è a conoscenza del territorio, dei cittadini però ogni volta che ho chiesto il suo aiuto, ho trovato un muro di non so niente, non posso fare niente, non ho nessuna responsabilità, manifestando una totale inosservanza sugli argomenti esposti. Ultimamente con il Sindaco, non c’è più dialogo, ci tratta come gente di “scarto”, senza considerazione. Voglio farvi presente la vigenza di una normativa specifica in detti casi supportata anche dalla recente giurisprudenza; l’art. 80 , commi 20, 21 e 22 della legge 388/2000 prevede una norma di “protezione sociale” secondo la quale debbano essere sospese le procedure esecutive di sfratto iniziate contro inquilini, qualora sussistano determinate condizioni, fra le quali: la presenza nell’immobile di persone, almeno sessantacinquenni o portatrici di gravi handicap, a cui va aggiunta la mancata disponibilità di accedere ad altra abitazione o quella di redditi sufficienti ad accedere all’affitto di una nuova casa. Cassazione, terza civile, sentenza 8961/08. Il mio stato di salute alquanto grave, non mi permette di sostenere ulteriori disagi. Nel 2011 ho avuto un infarto pontino, nel 2012 ho subito due interventi chirurgici a l’Ospedale di San Giovanni Rotondo per un grosso e pericoloso aneurisma all’aorta sx , mediante endoprotesi modulare, con processi in corso. Anche mia moglie ha problemi di salute, per cui la stessa ha bisogno di assistenza. Inoltre,mia moglie ha cominciato lo sciopero della fame dal 2 gennaio 2013, mandando una lettera raccomandata alle massime autorità del Comune: al Sindaco, al Comandante CC, al Comandante Polizia Municipale, all’ I.A.C.P., al suo medico di base,per avere una risposta in qualche modo, per questa situazione insostenibile in cui ci troviamo. Sono passati 16 giorni e ancora nessuna risposta, e sono preoccupato per il suo stato di salute. Mia moglie viene dalla Romania dove i diritti umani sono stati calpestati per decenni, e la rattrista il fatto che nel terzo millennio, per avere giustizia, un cittadino deve ricorrere a queste misure estreme. Io ormai ho quasi ottant’anni, voglio vivere i giorni che mi sono rimasti in tranquillità e serenità. Penso di non chiedere troppo. Vi ringrazio calorosamente, Con rispetto, Distinti saluti Alvino Leonardo Bovino lì 17 gennaio 2013 Spettabile Sindaco di Bovino Sig. Michele Dedda Via San Domenico civv.42/44/46/48 Via San Domenico civv. 42/44/46/48 Via San Domenico civv. 42/44/46/48 Oggetto: Dichiarazione inizio sciopero della fame a partire dal 2 Gennaio 2013 Motivazione: rilascio alloggio Case Popolari di Bovino, via A. Moro 26/B Io sottoscritto Bordeut Luminita, nata in Romania, cittadino italiano, coniuge di Alvino Leonardo, con questo documento, dichiaro che, cominciando dall’1 Gennaio 2013 inizio lo sciopero della fame per la situazione insostenibile in cui ci troviamo. Dopo tanti ricorsi, lettere al Prefetto di Foggia Dott..Antonio Nunziante prima e Dott-ssa Luisa Latella dopo, dopo diverse lettere di opposizione fatte alle diffide dell’ I.A.C.P. di Foggia, dopo gli vari incontri con Voi, il problema non è stato risolto. Ho fatto presente al all’I.A.C.P. , a Voi, le situazioni anomale di assegnatari di alloggi popolari, che per vari motivi, non hanno i requisiti per possederle, ho fatto presente le leggi in vigore che tutelano le persone anziane(Legge 388/2000, commi 20,21,22),la nostra situazione economica, però nessun riscontro da parte Vostra, avete negato ogni responsabilità. Sono a conoscenza di questa mia azione per adesso: Istituto Autonomo per le Case Popolari Foggia Dott. Vincenzo Lolatte, mio medico curante Comandante Polizia Municipale Maresciallo C.C. Bovino, Dedda Michele, Sindaco di Bovino Se per avere un po’ di giustizia, un cittadino deve pagare il prezzo più alto, con la vita, allora io sono pronta a farlo, sono decisa di andare fino in fondo, perché deve emergere la verità dai fatti. Bovino lì 27/12/2012 Distinti Saluti Bordeut Luminita SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE III CIVILE Sentenza 26 febbraio – 7 aprile 2008, n. 8961 (Presidente Varrone – Relatore Federico) Svolgimento del processo Con ricorso 13.1.03 F. M. R. chiedeva al Tribunale di Salerno in funzione di G.E. che, ai sensi dell'art. 1 d.l. 122/02, fosse dichiarato che a M. N. non spettava la sospensione dell'esecuzione dello sfratto, relativamente all'immobile in Salerno, via *****, prevista dalla norma suddetta, in riferimento all'art. 80 commi 20-22 della L. 388/90. Con ordinanza 18.1.03 il G.E. disponeva che l'esecuzione proseguisse. Con successivo ricorso del 28.1.03 la N. si opponeva ex art. 1 comma 2 ultimo periodo d.l. 122/02 conv. In L. 185/02 al suddetto provvedimento, e l'adito Tribunale, con sentenza depositata il 23.9.03, accoglieva l'opposizione, disponendo la sospensione dell'esecuzione dello sfratto sino al 30.6.03. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione ex art. 111 cost. la F., affidandosi ad un unico motivo, mentre nessuna attività difensiva è stata svolta dall'intimata. Motivi della decisione Con l'unico motivo la ricorrente deduce la violazione dell'art. 80 commi 20, 21 e 22 L. 388/00, in combinato disposto con l'art. 1 commi 1 e 2 del D.L. 122/02 conv. in L. 185/02 ed in relazione all'art. 12 delle preleggi, avendo il Tribunale erroneamente ritenuto che per "altra abitazione" di cui parlano le norme suddette debba intendersi una diversa abitazione che sia equipollente con quella oggetto di sfratto. Il ricorso è fondato. Ha ritenuto, infatti, la sentenza gravata che per la sospensione delle procedure esecutive di rilascio per finita locazione, già disposta per gli immobili adibiti ad uso abitativo dall'art. 1 comma 1 D.l. n. 450/01, conv. in L. n. 14/02, e prorogata sino alla data del 30.6.03 dall'art. 1 comma 1 D.l. n. 122/02, occorresse che almeno uno dei requisiti previsti dalla prima parte della norma di cui all'art. 80 comma 20 L. n. 388/00 (esecutato o suo familiare ultrasessantacinquenne o gravemente handicappato) concorresse con almeno uno della seconda parte della norma stessa (mancanza di reddito idoneo a garantire una valida alternativa abitativa, ovvero indisponibilità di altra abitazione), ed ha sottolineato inoltre come la norma suddetta di legge so limitasse a postulare la possibilità sic et simpliciter di un'alternativa abitativa, tanto da legittimare la tesi dell'equipollenza dell'alternativa alla soluzione esistente, onde offrire una tutela sempre più effettiva a persone di età già molto avanzata. E' stato così escluso che la N., sessantacinquenne, fosse titolare di un reddito tale da consentirle il fitto di un alloggio con caratteristiche analoghe a quelle dell'immobile oggetto dell'esecuzione, e che comunque, in rapporto alle finalità in materia della legge, si potesse imporre all'esecutata un particolare onere - date le sue modeste capacità reddituali - di adattarsi anche a soluzioni abitative più disagiate di quella allo stato esistente. L'assunto in questione viola manifestamente il tenore letterale delle norme richiamate dal ricorrente nell'intitolazione del motivo di ricorso. Ed invero, ove si tenga presente il chiaro disposto della norma del citato comma 20 dell'art. 80 della legge n. 388/00, così come riportato testualmente nella sentenza impugnata, si rileva che nessun elemento consente ragionevolmente una sua interpretazione nel senso voluto dal Tribunale, e cioè che all'esecutata non possa imporsi alcuna soluzione alternativa abitativa che non sia equipollente (per le dimensioni più ridotte dell'alloggio e la sua localizzazione in zona della città più periferica). Se è vero, infatti, che dalla lettera della legge non risultano imposti siffatti sacrifici, è però altrettanto vero che dalla medesima non si evince neppure l'opposta soluzione, fondata sulla tesi dell'equipollenza dell'alternativa alla soluzione esistente. La norma si limita a prescrivere che, ai fini della sospensione dell'esecuzione, oltre alla presenza nell'immobile di persone, almeno sessantacinquenni o gravemente handicappate, appartenenti al nucleo familiare, occorra altresì o la mancata disponibilità di altra abitazione o quella di redditi sufficienti ad accedere all'affitto di una nuova casa, per cui la valutazione del reddito a disposizione dell'inquilino (nella specie, Euro 995,00 mensili) deve essere effettuata non in relazione alla possibilità di affitto di un alloggio equipollente (nel senso sopra indicato) a quello oggetto dell'esecuzione, ma in relazione a quella del reperimento in ogni caso di un alloggio a condizioni anche più disagiate di quelle già esistenti, quanto ad estensione di esso e ad ubicazione nel perimetro cittadino, purché pur sempre in astratto idoneo alle esigenze abitative dell'esecutata ed alle sue condizioni personali. Deve, dunque, affermarsi il principio che nel caso in esame, ai fini della sospensione dell'esecuzione in danno della N. sino alla data del 30.6.03, non debba aversi riguardo alla disponibilità, da parte dell'esecutata, di un reddito sufficiente ad accedere alla locazione di un alloggio aventi caratteristiche analoghe a quelle dell'immobile oggetto di esecuzione:, bastando che esso consenta comunque il fitto di un alloggio, anche a condizioni più disagiate (quanto all'ampiezza, alla, ubicazione meno favorevole in città ed alla stessa tipologia dell'immobile), purché adeguato alla situazione personale ed alle conseguenti esigenze abitative dell'interessata La sentenza impugnata va, quindi, cassata, con rinvio al Tribunale di Salerno in diversa composizione, che dovrà attenersi al principio di diritto come sopra affermato e provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di cassazione. P.Q.M. Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, al Tribunale di Salerno in diversa composizione. Sfratto all'anziano se ha alternative Sì allo sfratto per finita locazione a carico dell'inquilino ultrasessantacinquenne, se questi è in grado, in virtù del reddito percepito, di sostenere il pagamento dell'affitto di un diverso alloggio, anche a condizioni più disagiate, purché sempre in astratto idoneo a soddisfare le esigenze abitative dell'esecutato. Nessuna diversa interpretazione, infatti, può darsi in proposito alla norma «di protezione sociale» di cui all'articolo 80, commi 20, 21 e 22 della legge 388/2000. Questa la decisione della Cassazione (sentenza 8961/08) in accoglimento del ricorso avanzato dalla proprietaria di un immobile avverso l'ordinanza emessa da un tribunale, il quale aveva sospeso l'esecuzione di uno sfratto, comminato nei confronti del conduttore dell'abitazione. La normativa di riferimento prevede infatti che in taluni comuni italiani (indicati nella legge 431/98, articolo 6) vengano sospese le procedure esecutive di sfratto iniziate contro gli inquilini che abbiano nel proprio nucleo familiare persone ultrasessantacinquenni, ovvero handicappati gravi, «che non dispongano di altra abitazione o di redditi sufficienti ad accedere all'affitto di una nuova casa». Ora, nel caso di specie, un giudice di merito aveva accolto l'opposizione avanzata dall'inquilino di un immobile avverso un provvedimento di prosecuzione dell'esecuzione, sul presupposto, ritenuto invece errato dalla Cassazione, che la dicitura «altra abitazione» di cui al richiamato comma stia a intendere «una diversa abitazione che sia equipollente a quella dello sfratto». La sentenza gravata aveva sottolineato come l'articolo 80, comma 20, della legge 388/2000 «si limitasse a postulare la possibilità sic et simpliciter di un'alternativa abitativa, tanto da legittimare la tesi dell'equipollenza dell'alternativa alla soluzione esistente, onde offrire una tutela sempre più effettiva a persone di età già molto avanzata». Addirittura, l'ordinanza aveva espressamente escluso «che comunque, in rapporto alle finalità in materia della legge, si potesse imporre» all'esecutato «un particolare onere – date le sue modeste capacità reddituali , di adattarsi anche a soluzioni abitative più disagiate di quella allo stato esistente». Su tale erroneo convincimento, il Tribunale aveva disposto la sospensione dello sfratto, evidenziando che l'esecutato non disponeva di un reddito tale da consentire il fitto di un immobile con caratteristiche analoghe a quello sottoposto alla procedura esecutiva. Gli ermellini hanno al contrario smentito tale assunto, accogliendo di conseguenza il ricorso avanzato dalla proprietaria dell'immobile sottoposto a sfratto. Secondo la Corte, infatti, «la norma si limita a prescrivere che, ai fini della sospensione dell'esecuzione, oltre alla presenza nell'immobile di persone, almeno sessantacinquenni o gravemente handicappate, appartenenti al nucleo familiare, occorra altresì o la mancata disponibilità di altra abitazione o quella di redditi sufficienti ad accedere all'affitto di una nuova casa, per cui la valutazione del reddito a disposizione dell'inquilino (...) deve essere effettuata non in relazione alla possibilità di affitto di un alloggio equipollente a quello oggetto dell'esecuzione, ma in relazione a quella del reperimento in ogni caso di un alloggio a condizioni anche più disagiate di quelle già esistenti, quanto ad estensione di esso e ad ubicazione nel perimetro cittadino, purché pur sempre in astratto idoneo alle esigenze abitative» dell'esecutato «ed alle sue condizioni personali».

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