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La vera storia di Marco Travaglio

LA VERA STORIA DI MARCO TRAVAGLIO Marco Travaglio ebbe una gestazione difficile e un parto altrettanto complicato, a tal punto che l’ostetrica , dopo quella fredda alba novembrina , disse sì al Signore e si fece suora clarissa. Non fu questione di sofferenza fetale, né di intricate spire al cordone ombelicale : Marchetto ttinn non voleva uscire perché ,secondo lui, da tempo non si ottemperava più ai regolamenti ospedalieri ttinn. Quanto a regole, divieti, ordinamenti, sapeva tutto quel diavoletto, fin da quando era appena una morula con qualche riccioletto biondo sul capino: codici penali , codici civili, , il regolamento della bocciofila dei Salesiani, gli statuti delle Coop, la Costituzione del Burkina Faso, le norme che salvaguardano la genuinità del formaggio di fossa, le percentuali dei vitigni nel Chianti classico. Dove sentiva puzza di comma Marchetto ttinn si precipitava con una foga ttinn pari a quella di un riccio se di lontan scorge la riccia. Tinn, ttinn, ttinn. Marchetto non voleva uscire, no, no, ttinn: il ginecologo era giunto con trenta secondi di ritardo e non aveva pagato il parcheggio, un inserviente aveva fatto una battutaccia all’infermiera, e poi il parto era in anticipo di tre giorni quando lui avrebbe voluto nascere alla scadenza esatta del nono mese. Le regole naturali vanno rispettate. Finchè , dopo parole indicibili dell’anestesista ( alla fine si videro costretti a un cesareo !), noto puttaniere e fumatore all’emfribogart, Marchetto nacque emettendo uno strano vagito: ttinn, ttinn, ttinn. “ La voce della tigna” esclamò un’ ostetrica marchigiana, non quella che si fece suora. Marchetto infatti, come dicono i marchigiani, era un gran tignoso . Aveva inoltre una gran capigliatura riccia e biondiccia e pare che le prime parole da lui proferite intorno al quindicesimo mese furono: la legge morale in me e la capigliatura bionda sopra di me, ttinn. Più o meno come Kant . Marchetto ttinn cresceva e a scuola andava benone : elementari, medie, liceo sempre con ottimi voti. I compiti di latino e greco li passava ma poi di nascosto andava dalla professoressa e denunciava gli amici che avevano beneficiato dei suoi suggerimenti. Voleva educarli, insegnar loro l’onestà e la correttezza. Dopo tali prestazioni una specie di frenesia lo coglieva e al momento della ricreazione, con la bocca impastata di molliche e di formaggino Mio, ripeteva ridendo come un ossesso: “ dura lex, sed lex, dura lex sed lex, dura lex sed lex…..”. Tinn, tinn. Passarono gli anni e per caso, mentre , appoggiato a una colonna, si mangiava la solita fettina di pane spalmata di formaggino , vide passare un contadino molisano. Disse :” Costui non conosco ! Come ti chiami buonuomo? “ . L’altro non rispose e lo guardava in gran dispitto ma poi, pronunciata una strana parola ( cannaruzzitupappalafavachignamentescatecuzzantrocchia ) tirò fuori un fiaschetto e scoppiò in una matta risata. Era Antonio Di Pietro , detto periodoipoteticodipendenteconapodosialcongiuntivo. Un terzo figuro colmò il vuoto di quella scena degna del Morgante del Pulci: trattatavasi di Pancetto Pardi che , riposandosi delle sue estenuanti fatiche accademiche, ( insegnava in quel periodo Sociologia delle Case del Parmigiano ) passava per quella contrada irta di cipressi e incastonata tra muretti a secco . Fu allora che la dea Astrea con la faccia di Santoro ( praticamente un ogm.) si materializzò davanti a loro e , fischiettando oh bella ciao, dettò il suo programma: denunciare ogni atto illegale, perseguirlo senza pietà, punire i rei e i correi. Marchetto, Antonino e Pancetto cominciarono dal gioco dei Monopoli: ci fu un periodo che non potevi costruirti un alberghetto in Viale dei Giardini senza una repentina irruzione dei tre giustizieri in casa tua che fermavano il gioco , ti interrogavano sui regolamenti e ti chiedevano ragione delle fiches accumulate. Poi fu la volta dei giochi natalizi: mercanti in fiera, bestia, sette e mezzo, sorichetta. Solita scena, i tre piombavano in casa e tra lo sconcerto dei nonni e delle vecchie zie di Longanesi, requisivano le carte e minacciavano di mettere in galera il Re Bello, se notavano qualcosa di surrettizio nel conteggio dei punti. Poi venne la fissazione dei parcheggi. Guai a sostare un minuto in più rispetto all’orario indicato nello scontrino. Una volta Marchetto e Pancetto arrivarono a malmenare un dipendente dell’Azienda Municipale perché giudicato troppo corrivo e tollerante con gli automobilisti ritardatari. Lo legarono a un divieto di sosta, lo privarono della divisa e lo esposero alla tramontana serotina che, gelandogli le gambette magre e pelose, lo fece tremare per ore come un agnello. Quindi Marchetto ( ttinn, me ne ero dimenticato! ) prese il suo posto e giù multe a tutto spiano. Periodoipoteticodipendenteconapodosialcongiuntivo anche lui, assistendo a certe scene, aveva preso il vizio di saltare alla maniera dei gorilla e ripetere convulsamente il motto liceale di Marchetto. Ma, essendo mezzo sannita , anziché dire “ dura lex sed lex” orribilmente gridava “dura lècchese sedde lècchese “. Questa, da un punto di vista linguistico, è l’Italia dei Dolori ma tiriamo innanzi. Le scorribande legalistiche durarono alcuni mesi con questi risultati: il Re Bello fu condannato a morte, nonno Nazzareno e nonna Paesina furono costretti a cedere i premi vinti a mercanti in fiera, le zie di Longanesi vennero arrestate, 90 ausiliari del traffico presi a nerbate in piazza Cesare Beccaria. Poi fu la volta di Berlusconi. Periodoipoteticoconapodosialcongiuntivo , mosso da un’invidia acre e irosa, esclamò: “Io a questo lo sfascio! Le provarono tutte. Processi, libri, sputtanamenti televisivi finchè, visto che Silvio vinse le elezioni grazie alle zie di Longanesi uscite di galera in permesso premio, cominciarono a battere i piedini per terra e a organizzare girotondi con il sostegno anche di un regista egotico ed edipico i cui film possono essere recensiti tutti con una unica frase :” La macchina da presa c’est moi !”. Niente da fare. Senonché un bel giorno, durante una passeggiata nel bosco di Camaldoli, ( da un po’ di tempo in qua i comunisti si sono messi a frequentare i cenobi, da radical chic sono diventati spiritual chic ) assistettero a una scena disgustosa, specie se si pensa all’aura sacrale che avvolge quel sito di lunga tradizione monastica. Videro Fassino e Consorte fare all’amore in un sentiero frequentato da boy scouts.“ Andate da un’altra parte, sporcaccioni !” disse Periodoipoteticodipendenteconapodosialcongiuntivo. Ma ormai, nonostante il bailamme che fece Pancetto, i tre giustizieri capirono che la questione morale non è appannaggio di Berlinguer, ma del Padre Eterno. Questo fu un duro colpo per Marco Travaglio ( ne disse tre o quattro ai compagni comunisti ma poi si rassegnò! ) che dalla delusione per un anno intero lesse e rilesse il regolamento per accedere alla scuola Radio Elettra. Se lo stampò in testa ma non fu capace nemmeno di svitare una lampadina. Passarono gli anni e finalmente i comunisti sfinestrarono Silvio Primo con grande soddisfazione di austrolopitechi e ramapitechi riuniti festanti sulla piazza del Quirinale. Purtroppo però l'uscita di scena del tiranno brianzolo fu la causa del lento ma inesorabile declino di Travaglio. Silvio....Silvio.... in fondo come lo aveva amato e come lo amava! Se ne accorse un mattino di marzo, improvvisamente, quando si sorprese a canticchiare lungo i vicoli di Trastevere una canzone anemaeccore di Mariano Apicella. Qualcuno dice aver visto Travaglio l'altro giorno, dopo la figuraccia con Berlusconi a Servizio Pubblico, seduto su un paracarro della Cassia con gli occhi acquosi , la barba lunga e l' agendina di finta pelle nera in mano. Ripeteva come un automa le parole poenitentiam agite, poenitentiam agite e anche il Santoro ha l'oro in bocca, il Santoro ha l'oro in bocca, il Santoro ha l'oro in bocca. Ad un tratto - raccontano- sopraggiunse un furgone bianco con le scritte rosse da cui scesero due uomini con uno strano camicione fornito di grosse cinghie. Si sentirono delle urla animalesche poi più nulla. Ttinn

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