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La pratica dell'onestà: eppur ci avevano avvisati !

Per essere convincenti non basta più operare bene: è necessario farlo nel fondamento che “fare bene e farlo sapere” presuma innanzitutto la “pratica dell’onestà” in entrambi i passaggi. Negli anni 80, ricercatori di scienze sociali e specialisti di comunicazione e socio-economia di fama mondiale ci avevano avvisati e in tutti i modi. Da uno di loro - il Dr. Roberto Marziantonio, io e molti altri abbiamo avuto il pregio di imparare tutto ciò che ci ha portati fin qui nella vita professionale: adesso tocca a noi raccogliere macerie, scavare nuove fondamenta e ricostruire per ogni bimbo venuto al mondo – e fin da oggi - la sua cultura del valore, la sua non corruttibilità, la sua fiducia in se stesso. Perché sarà proprio lui, nel domani, ad essere il nuovo capitano d’impresa, il nuovo professore, il nuovo operaio, il nuovo politico, la nuova guida religiosa, il nuovo capo-famiglia. E lui sarà la nostra energia per il presente e la nostra certezza per il suo futuro, non per il nostro ! Perché nessuno di noi, di fronte alla nuova generazione, ha il diritto di sottrarsi a questa responsabilità. Se “la pratica dell’onestà” deve essere di nuovo inseminata nella terra di tutta Europa, chi non avrà questa missione in qualità di consulente, coacher, manager, educatore, giornalista, imprenditore o comunicatore non potrà mai più farne parte e non potrà più guardare negli occhi né i suoi figli né quelli degli altri. La responsabilità alla quale siamo oggi chiamati, ognuno nel proprio ruolo, è quello di organizzare progettualmente il cambiamento, di controllarlo, eticamente gestirlo e autenticamente comunicarlo. Progettualmente significa intervenire con processi manageriali in ogni ambito, anche in quello scolatico, perché nel “metodo”, fondamento di ogni azione di management, è intrinseco e necessario il controllo sistematico e puntuale di ogni fase. Applicandolo in ogni campo: sanitario, industriale, economico, politico, sociale, culturale, turistico e quant’altro serva al rilancio di una economia innanzitutto sociale e ad una società soprattutto della partecipazione. Se non riusciamo noi per primi, generazione di mezzo fra la vecchia e la nuova, ad accettare questa sfida con noi stessi, che si sia almeno coerenti a non chiederla ai più giovani, con i quali dobbiamo cominciare a parlare di meno e a coinvolgerli di più. Perché contro ogni facile e gratuita considerazione sulla loro voglia di fare ed essere – già abbondantemente contestata a ministri tecnici distratti - sono fonte di nuovi saperi che a noi sfuggono e motori di quell’energia che, almeno personalmente, dona un senso a tutto ciò che faccio durante la mia giornata. Lavorando al loro fianco, per insegnare loro e da loro imparare. Siamo quella generazione di mezzo – dai 45 ai 60 – cresciuta fra hippy e yuppies – che deve trovare la forza di trasferire nel quotidiano il consiglio meraviglioso di una delle Donne più “giovani” che abbiamo da poco perso: “imparate a pensare in modo non convenzionale”. E’ Rita Levi di Montalcini. La scienza del management deve conquistare nuovi modelli di riferimento, nuove formule, una nuova “umanità”. All’Etica – quella parola sulla quale abbiamo solo creato il vuoto – vengono sollecitati sia nuovi valori sia la riconquista di quelli persi per uno scenario sociale ed economico molto più complesso, molto più ampio - perché il mondo oggi non ha confini e sono proprio i più giovani che ce lo insegnano - e soprattutto più giustamente esigente sulla qualità di vita, in un momento in cui è proprio su questo che l’abbiamo tradito e che ci sentiamo traditi. “ Nel nuovo che avanza – dice il Dr. Marziantonio – non è mai un’ eccezione che il vecchio si contrapponga… Sia per la difesa di rendite di posizione sia per inerzia abitudinale, fatta di luoghi comuni, sterili liturgie, snervanti burocratismi…”. Se qualcuno di noi avrà paura, verrà deriso, verrà tacciato di utopia o verrà minacciato, sarà sufficiente ricordarsi quanto mi è stato fatto ricordare poche ore fa e proprio in un contesto non professionale: che la paura, con il coraggio si supera. E se questo è vero nella nostra vita privata deve diventarlo anche nella nostra vita pubblica. A chi ci accuserà di utopia, risponderemo coraggiosi che l’utopia di oggi è la realtà di domani. Ma non abbiamo più tempo da perdere.

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