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Riforme: da dove cominciare

Preg.mo Direttore, come molti sto seguendo l’evolversi della situazione economica ma ancor più sono curioso di conoscere l’esito di questo bailamme elettorale anche se per ciò che concerne quest’ultimo aspetto ho maturato la convinzione che il rimedio ovvero il Prof. Monti si stia rivelando peggiore del male cioè il Cavaliere. Nella sostanza pur non sapendo ancora a chi indirizzare il mio voto ciò nondimeno vorrei portare alla Sua perspicace attenzione queste mie brevi osservazioni affinché Lei possa condurle all’orecchio di quella parte politica che al meglio potrebbe interpretarle. Comincerei anzitutto con le banche, delle quali e sulle quali si tace ogni cosa: credo siano al 50% concausa dell’attuale sconquasso economico, finanziario e sociale quindi sarebbe ora di lambirne lo strapotere giacché se lo Stato deve arretrare, e giustamente, rispetto ad una spesa pubblica divenuta insostenibile deve altresì smetterla di lanciare la ciambella di “salvataggio” a costoro che difendono la loro entità di “privati” all’atto della spartizione dei dividendi ma acclamano la “mammella pubblica” quando il ghiaccio della crisi attanaglia il cammino dei loro capitali. Anziché invocare il taglio dei pubblici dipendenti in genere si cominci a sforbiciare i loro che sono tantissimi e certamente in fatto di produttività non discostano molto dai primi: guardi Direttore nel corso della mia esperienza ho dedotto che nonostante le apparenze è il privato ad essersi conformato al pubblico nella più parte dei casi e non viceversa, e questo vale in particolare nell’ambiente bancario dove agevolazioni di ogni ordine e grado fungono da corona ad un sistema di privilegi che sarebbe forse il caso di rivedere giacché gli oneri di tali “concessioni” ricadono sempre sull’ignaro contribuente. L’excursus non elude quello che ormai sembra quasi diventata un’esigenza fisiologica ovvero l’abolizione delle province ma sorge spontanea la domanda: quanti effettivamente conoscono ruolo e compiti di questa istituzione? A parte Lei, il sottoscritto ed un esiguo drappello di addetti ai lavori penso nessuno; per brevità vado oltre perché il concetto che mi sta a cuore non è la strenua difesa di questi Enti bensì sottolineare il fatto che una riforma seria ed organica non deve prescindere da alcuno degli apparati e livelli costitutivi il nostro Stato. Il Prof. Monti non ha avviato un percorso logico di riforma che contemplasse in primis la riduzione e l’accorpamento dei Comuni, non ha inciso sulle Regioni che in tanti casi hanno infranto il limite di decenza sul profilo della spesa pubblica ma addirittura le ha escluse da qualsiasi proposito di rinnovamento istituzionale: persistono ancora quelle a statuto speciale ma sarebbe il caso di parlare di “status molto speciale” e tutto questo a salvaguardia di cosa? di una qualche minoranza linguistica ed affini? Varrebbe inoltre la pena di aprire un voucher per discutere sull’utilità delle Prefetture (altri nidi ovattati), delle Comunità Montane (fonte di duplicazione/triplicazione in fatto di competenza territoriale), delle municipalizzate, delle consociate (s.p.a. nella forma, veri e propri archibugi pubblici nella sostanza specie quella “spartitoria”) e via crescendo. Caro Direttore, dirà che la mia è narrazione desueta pressoché inutile e ridondante ma c’è un particolare, inedito a mio parere, di certo non per Lei: il Prof. Monti è stato scelto per la sua autorevole competenza, uomo dall’idioma sobrio e dai modi pacati con una personalità a tratti quasi serrata mentre di questi giorni lo si scorge in veste di candidato con un lessico trasformato, galoppante, atteggiamento stizzito ed occhio beffardo: una strana metamorfosi …! Il fatto che l’ex bocconiano non riuscendo nei “buoni propositi” si sia prontamente “immolato” alla causa politica denota che in questo Paese le cose vengono sempre affrontate in modo abborracciato, emotivo e cioè sbagliato, un modus operandi adatto ad un becero come il sottoscritto ma non accettabile da uno come lui, soggetto “tutto tecnico” che insacca il suo predecessore reo di averci condotto alla deriva con promesse ondivaghe; lui invece dopo aver abbozzato un timido tentativo di riforma per accontentare in modo illusorio le fauci del popolo ha virato di netto sbranandoci attraverso una serie di falsi riordini normativi e più compiutamente a mezzo di ragguardevoli vessazioni in grado di assicurare un po’ di refrigerio alle zanne statali senza mai assestare i veri problemi che ne stanno alla base ma generando al contrario confusione, incertezza e precarietà, provvedimenti per l’adozione dei quali non occorre certo il ricorso ad un economista: reputo che con il solo “risparmio” fine a sé stesso non si ottenga nessun risultato concreto e che l’evasione fiscale, altra grande patologia di cui soffriamo, non debba essere rincorsa semmai deve essere evitata altrimenti si rischia che il carnefice divenga vittima. Caro Direttore concludo con una preghiera: non pubblichi questa mia onde sottrarre spazio utile ad altri lettori, mi accontento, questo sì, che Lei la legga facendosi portavoce autorevole di ciò che è molto più di un disagio: infatti nella premessa ho espresso dubbiezze in merito al voto ma questo non significa che non sappia da che parte stare né tantomeno che intenda sottrarmi ad un ulteriore confronto sull’argomento. RingraziandoLa per l’attenzione che vorrà riservarmi Le porgo un cordialissimo saluto Pierluigi Cristiani

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