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Eutanasia rifiutata dall'Irlanda

Signor Direttore, con una sentenza che farà storia la Corte suprema d'Irlanda ha detto no al suicidio assistito. Il caso fu sollevato da Marie Fleming, malata di sclerosi dal 1986, moglie del leader di Exit International, una potente lobby pro eutanasia che ha chiesto all’Irlanda di legalizzare il suicidio assistito sulla base della Costituzione e della Convenzione europea sui diritti umani. I tre giudici all’unanimità hanno respinto il caso. Le 100 pagine del documento di rigetto dicono che è impossibile liberalizzare il suicidio assistito e allo stesso tempo proteggere le persone vulnerabili come vecchi, disabili, poveri, indesiderati e altri incluse le persone economicamente compromesse che potrebbero essere spinte verso il suicidio assistito. Secondo la Corte Irlandese un adulto può rifiutare trattamenti medici e quindi lasciarsi morire (se vuole), ma non può pretendere che che un terzo «attivamente» lo porti alla morte. Uno dei passaggi più importanti riconosce che «il suicidio assistito è nemico dell’interesse pubblico e, come provato da altri paesi, una volta legalizzato il rischio di abusi è reale». Infatti in Olanda e in Belgio, dove l’eutanasia è legale da 10 anni, sembra ormai sfuggito al controllo.

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