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Ripensamenti sull'articolo 67.

Mi chiedevo se, dato che si chiacchiera di riforme costituzionali, non fosse anche il caso di ripensare un attimo anche all'articolo 67. Siamo veramente sicuri che la totale assenza di vincolo di mandato sia un bene per la repubblica? Fin tanto che si parla del ruolo del parlamentare come strumento della repubblica per esercitare il potere legislativo allora credo che chiunque convenga sul fatto che questi debba godere della piena libertà di scelta sia di presentare disegni di legge ed emendamenti sia di votare contro quelli altrui che ritiene sbagliati. Nel nostro ordinamento però i parlamentari non svolgono solo un ruolo puramente legislativo ma svolgono anche un ruolo di controllo e bilanciamento di un altro dei poteri dello stato, il potere esecutivo. Non è forse giunto il momento di ripensare alla correttezza dell'assenza di vincolo di mandato per quanto riguarda questo aspetto di puro bilanciamento dei poteri dello stato? È giusto che una decina di parlamentari, magari pressoché sconosciuti, possa prendere e cambiare casacca in tutta libertà continuando a conservare il potere di decidere le sorti dell’esecutivo potendo stravolgere la volontà popolare? Il popolo in qualsiasi democrazia, soprattutto in quelle parlamentari come la nostra, delega il proprio potere sovrano ai partiti (intesi come associazioni di persone e di idee) secondo programmi e promesse che chiaramente un singolo parlamentare, sebbene formalmente investito direttamente della delega, non è in grado di mantenere finché agisce da solo. Forse si potrebbe pensare alla formalizzazione dei gruppi parlamentari (assenti nella nostra costituzione ma di fatto presenti come attori effettivi nelle due camere) dando unicamente a loro il potere di esercitare il voto di fiducia o di sfiducia al governo esercitato come voto unico di gruppo soppesato in base al numero dei suoi appartenenti di inizio legislatura. In questa ipotesi se si vietasse la formazione di gruppi diversi da quelli creati ad inizio legislatura, consentendo a coloro che non fossero più d'accordo con la linea di partito di passare al gruppo misto inizialmente costituito con zero appartenenti e privato del potere di votare la fiducia, e se si prevedesse la possibilità di scioglimento automatico delle camere nel caso in cui la dimensione del gruppo misto superasse una certa soglia (ad esempio il 10% del totale dei parlamentari) otterremmo stabilità di governo, libertà di voto per il singolo parlamentare nel suo ruolo legislativo e caduta di governi effettivamente incapaci di governare, senza per questo passare ad una repubblica semipresidenziale o presidenziale.

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