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Socialismo in tempi di frigoriferi pieni e vuoti...

Socialismo in tempi di frigoriferi pieni e vuoti... Il 15 e 20 gennaio dell'anno scorso sono stati pubblicati due miei articoli sulla disoccupazione e sul reddito da garantire alle persone senza occupazione (ancora consultabili nella rassegna stampa della Camera dei Deputati). Spiegavo, visto come si è evoluto recentemente il Mondo, l'opportunità di garantire a tutti un minimo vitale. In queste ore autorevoli economisti di fama internazionale sposano, seppur con visioni diverse, quanto ricercato, e fallito, nella storia delle politiche socialiste tendenti a garantire a tutti la sopravvivenza. Cerchiamo di capire questa nuova sorta di idee parallele che ormai sono in "convergenza". In UE abbiamo oltre 20 milioni di cittadini senza lavoro. In Italia i dati occupazionali sono, in negativo, da brividi. La situazione è in peggioramento continuo. La delocalizzazione delle attività produttive verso i paesi cosiddetti emergenti ottiene un progressivo aumento della disoccupazione e relativi costi sociali. Le politiche di austerità per recuperare questi costi determinano deflazioni e scoraggiamenti che condannano sempre più al declino. Bisogna prendere atto che viviamo in un mondo nuovo, dove la produzione ha raggiunto livelli tali da non essere più interamente consumata: a meno che, non si butti il televisore alla fine di ogni programma, o l'auto dopo avere fatto la spesa quotidiana... Siamo quindi in crisi anche da sovrapproduzione. Abbiamo i magazzini pieni di prodotti invenduti. Lavorare la domenica, magari gratis, per recuperare sui costi ed essere competitivi con l'Asia provocherà solo il riempimento dei secondi piani di merce invenduta. Per questi motivi perdiamo il lavoro e il salario pur vivendo nel periodo di massima prosperità... Essere poveri e disoccupati con i "frigoriferi" pieni non ha senso.  Il socialismo è fallito perché sperimentato in anni di povertà assoluta: pensare di dare un pò a tutti con i "frigoriferi" vuoti non ha avuto senso. Oggi, i "frigoriferi" sono stracolmi di beni di consumo, quindi è più facile distribuire qualcosa a tutti. Concedere qualche centinaio di euro al mese a tutte le persone sprovviste di reddito proprio non crea inflazione, perchè non si metteranno a comprare Rolex o diamanti, semplicemente si manterranno in vita senza rivolgersi ai nonni o alle assistenti sociali. Oggi questo è possibile. Nel frattempo sarebbe ora che gli Stati la smettessero di ingrassare i ladri della finanza, che comprano con soldi inventati i buoni del tesoro incassando interessi veri che impoveriscono le popolazioni.  Nuove forme di lavoro possono essere create investendo per risparmiare: un secondo piano Marshall, finanziato con accordi internazionali, sulle nuove energie, e sul contenimento energetico, potrebbe creare lavoro per i prossimi  cinquanta anni. Potremmo lavorare investendo sugli edifici da restaurare, sui beni storici da salvare, sulla viabilità che ci fa consumare e inquinare restando fermi... Tutto andrà bene pur di uscire dall'attuale stato di inerzia che ingrassa i finanzieri e porta in piazza la gente esasperata. Il primo passo da fare, però, dovrà essere quello di garantire a tutti un minimo di liquidità in tasca, oggi è possibile, ieri non lo era, approfittiamone o sarà guerra sociale. In UE, Italia e Grecia, sono i paesi più in ritardo nell'affrontare questi problemi, e, guarda caso, sono quelli più a rischio... On. Luciano Dussin sindaco di Castelfranco Veneto Inviato da iPhone

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