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Non votiamo più i satrapi

Gentile Direttore, i dati da Lei pubblicati su vitalizi e liquidazioni ai parlamentari rottamati dimostrano una volta di più che il costo della casta è ignobile. Ciononostante, nel Paese forse peggio amministrato e sicuramente più indebitato d’Europa, con la povertà che aggredisce un numero sempre maggiore di cittadini, ci apprestiamo ad eleggere ancora una volta il Parlamento più numeroso del mondo, i cui membri percepiranno ancora, senza batter ciglio, compensi doppi della media europea, con l’aggiunta di privilegi previdenziali che non hanno riscontro in nessun altro Stato della terra. Un Parlamento che costa allo stremato contribuente italiano come il Parlamento inglese e quello tedesco messi insieme. I Consigli regionali, che non hanno voluto essere da meno, si sono autoassegnati compensi e privilegi vicini a quelli dei Parlamentari, mentre i Governatori di alcune Regioni italiane guadagnano più del Presidente degli Stati Uniti. I risultati qualitativi di questi super retribuiti incarichi, poi, sono sotto gli occhi di tutti. Anche a prescindere dalle frequenti disavventure penali dei loro titolari, le condizioni dell’Italia ci autorizzerebbero a desiderare per i membri della "casta" misure come l’esilio indiscriminato e la confisca dei cospicui patrimoni da ciascuno accumulati. Altro che vitalizio. Ma siccome per lo Stato di diritto questa sarebbe una barbarie ( anche se ogni tanto al cittadino la barbarie sembra più giusta dello Stato di diritto), è almeno lecito pretendere che da qui in avanti le retribuzioni degli eletti manifestino con la situazione del Paese un rapporto eticamente difendibile. Il Parlamento di un paese democratico non può esibire la cieca rapacità di una satrapia orientale. E invece, una volta costituito, anche il prossimo Parlamento diventerà un muro di gomma e si chiuderà a riccio in difesa dei suoi scandalosi privilegi. Non crede, dottor Belpietro, che in campagna elettorale almeno la stampa dovrebbe incalzare implacabilmente i leaders politici dalle prime pagine, invitando ogni giorno i cittadini a votare solo le coalizioni che promettano solennemente di dedicare a questa vergogna il primissimo atto della prossima maggioranza parlamentare? Sono convinto che in un paese anglosassone succederebbe. Perché in Italia non succede? Forse perché anche gli stipendi dei giornalisti dipendono dalle sovvenzioni che i politici elargiscono all’editoria? Per favore, lo faccia lei. Da domani. Tutti i giorni. E dalla prima pagina. Saremo con lei in qualche decina di milioni. Ma bisogna far presto, perché appena eletti diranno che le loro regole d’ingaggio erano queste e tanto basterà per prolungare l’indecente rapina per altri cinque anni almeno. Con stima. Bruno Caldarelli Foligno (Pg)

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