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appello voto fuorisede

Spettabile Redazione, in tutta Italia i fuorisede non hanno diritto al voto, se non spendendo cifre proibitive per tornare nelle circoscrizioni di appartenenza. Da Parma un appello al Presidente della Repubblica e al Ministro dell'Interno. Di seguito il testo della lettera Cordialità Alla C.A. del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano Piazza del Quirinale - 00187 Roma Alla C.A. del Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri Piazza del Viminale n. 1 - 00184 Roma OGGETTO: Appello per il diritto al voto ai fuorisede. Egregio Presidente, Egregio Ministro, chi Vi scrive è un gruppo di cittadini che alle prossime Elezioni Politiche del 24 e 25 febbraio non potrà esercitare il proprio diritto di voto. Ad impedirglielo è un inaccettabile paradosso: la nostra condizione di fuorisede ci rende italiani di secondo livello. Il diritto al voto per noi è un lusso. Un diritto sancito dalla Costituzione, ma nei fatti non garantito. Troviamo assurdo che a cittadini italiani sia negato il più importante atto di sovranità nonostante vivano sul Territorio Nazionale. Troviamo assurdo che la burocrazia delle Regioni e dei seggi offenda il nostro sentimento di appartenenza al Paese. Troviamo assurdo che nel momento di massima espressione d’unità, l’Italia debba smembrarsi secondo la logica delle residenze. Troviamo assurdo il silenzio, anche delle Istituzioni, riguardo alla nostra condizione se paragonato all’eco del dibattito sul voto agli studenti Erasmus. Troviamo assurdo dover sostenere delle spese di viaggio, in alcuni casi proibitive, per prendere parte alla democrazia. Troviamo assurdo che in un momento di difficoltà, come l’attuale, ci sia richiesto un ulteriore e gravoso sacrificio per tornare alla propria residenza e votare. Troviamo assurdo che la nostra Tessera Elettorale, contrassegnata col marchio dalla Repubblica Italiana, non sia utilizzabile in tutta la Repubblica Italiana. Troviamo assurdo che i diritti costituzionali non siano validi in tutto il Paese quanto i doveri. Troviamo assurdo un Paese che favorisce l’astensionismo. I fuorisede sono italiani che in Italia non possono votare. Eppure basterebbe istituire un seggio per i non residenti in ogni Comune e poi smistare le schede alle circoscrizioni di appartenenza: possibile che nell’era di internet e delle autocertificazioni la macchina burocratica sia così obsoleta? Oppure, adesso che la mobilità rappresenta un fenomeno ordinario, la logica del domicilio potrebbe sostituire quella della residenza. «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.» (ARTICOLO 48 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA) Facciamo appello a Voi, massimi garanti della Costituzione, affinché si possa finalmente risolvere una questione che coinvolge tantissimi italiani che, come noi, confidano nelle Istituzioni e nella sacralità del voto. Cordialmente Parma, lì 22 gennaio 2013 Annalisa, 25 anni da Catania Fabio, 25 anni da Ragusa Giuseppe, 24 anni da Bari Rosanna, 26 anni da Palermo

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