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Indignazione, rabbia, tristezza

Caro direttore, mi chiamo Giacomo Balduzzi e sono uno studente del liceo classico "J. Stellini" di Udine. Le scrivo, poiché sono profondamente indignato per ciò che leggo sul sito internet del quotidiano che Lei dirige, ovvero che il Partito Democratico sia una reincarnazione del vecchio PCI. Capisco che Lei non condivida, com'è lecito, le idee e la linea politica seguite dall'on. Pierluigi Bersani, dal PD e dal Partito Socialista Europeo; ma il non condividere non le fornisce un'attenuante per il diffamare. Anche se l'Italia si trova ora nel clima acceso della campagna elettorale, Lei, a mio avviso, non può sostenere in modo a tal punto sfrontato e protervo posizioni così faziose. Si tratta solo di propaganda infatti, propaganda inaugurata dall'on. Silvio Berlusconi nel 1994 quando, pur di vincere le elezioni, creò un mostro politico, i comunisti per l'appunto, capace di suggestionare e impaurire le persone più ignoranti e male informate e, vedendo che la gente gli credeva, cominciò ad affermare che una possibile ascesa dei suddetti comunisti fosse il principale pericolo che corresse lo Stato. Iniziò poi a definire comunisti i magistrati e, nel pieno delirio della trasmissione di Santoro, persino Oscar Luigi Scalfaro. Sinceramente io La reputo un uomo troppo colto e intelligente per credere a queste scelleraggini. Ma so anche che Lei e quelli del Suo giornale siete molto difficili da convincere, per cui le racconto un fatto per me molto importante. Deve sapere che mio nonno, di cui, a scanso di equivoci, Le dico anche il nome: Ippolito Paron, fu partigiano e quindi contribuì alla liberazione dell'Italia dal nazi-fascismo. Deve anche sapere che all'epoca del racconto (stiamo parlando degli anni '60), negli ospedali, le suore avevano il compito di accompagnare in cabina elettorale gli anziani impossibilitati dal farlo e, naturalmente, ne influenzavano il voto. A mia nonna, moglie di questo partigiano dichiarato e viva tutt'ora, fu impedito da queste donne di chiesa di votare, proprio perché sposata con una persona che aderiva all'ideologia comunista. E, Le assicuro, fino a quel momento mia nonna votava per la Democrazia Cristiana. Da questo breve episodio può evincere come le faziosità siano esistite e esistano da entrambe le parti, con la differenza che non vedrà mai Bersani, Vendola, Renzi, Letta o Franceschini definire gli iscritti al Popolo della Libertà degli sporchi fascisti anche se, come sia io sia Lei sappiamo molto bene, l'ideologia fascista permane imperitura e forte sugli scranni di Montecitorio. E con questa lettera non voglio assolutamente negare le atrocità e le brutalità commesse dal comunismo e da Stalin nell'Unione Sovietica, persino il mio caro nonno non lo faceva; ma affermo solamente che sia anacronistico e proprio di persone ignoranti definire il PD un partito di comunisti, a maggior ragione considerando le famose "lenzuolate", le liberalizzazioni attuate da Bersani durante il governo Prodi e che voi sembrate o volete ostinatamente dimenticare. E cosa risponde riguardo a Giuliano Ferrara, Sandro Bondi, Renato Brunetta e molti altri vecchi comunisti o socialisti che si sono "convertiti" alla fede berlusconiana? Dato che si sono iscritti al PDL i loro peccati sono stati perdonati e non mangiano più bambini? Non so se leggerà questa lettera e non so nemmeno se verrà pubblicata sul sito. Spero solo che Lei, nel caso in cui la legga, non la rimuova schifato dalla sua mente, ma rifletta e si convinca che affermando certe cose non si aiuta, bensì si lede la democrazia. Sperando in una risposta, La saluto cordialmente Giacomo

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