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EVITIAMO DI INVESTIRE SU FIGLI E FAMIGLIA

I figli sono la nostra più grande ricchezza, il nostro più grande investimento. Per questo motivo l'Italia è un Paese povero, poverissimo, ovvero un Paese che si è progressivamente impoverito per la mancanza di figli. Mi riferisco ovviamente alla tragica denatalità che ha caratterizzato gli ultimi decenni. Questa povertà non va intesa solamente in senso affettivo. I figli rappresentano infatti un enorme investimento non solo in senso affettivo, ma anche in termini economici, e questo investimento è necessariamente destinato ad avere un forte impatto sull'economia del Paese. Compito di una politica che guardi alle future generazioni dovrebbe essere quello di sostenere le famiglie e la natalità: primo, perché se la natalità permane sui livelli attuali le future generazioni si ridurranno quasi a zero, e secondo perché una ripresa della natalità, che si attesti su livelli più fisiologici di quelli attuali avrebbe come immediata conseguenza di rimettere in moto un'economia ormai asfittica in un Paese avviato a diventare gerontocomio, un Paese popolato da anziani con pensioni sempre più magre e con bisogni di assistenza in progressivo aumento. Questo tipo di impatto sull'economia non è pura teoria, ma è esattamente quanto si è verificato nell'immediato dopoguerra, quando all'incremento delle nascite si è accompagnato il boom economico. Serve ottimismo, coraggio, voglia di "buttare il cuore oltre l’ostacolo", bisogna rimboccarsi le maniche, ma la politica deve fare la sua parte, prendendo esempio dai sistemi d'oltralpe, caratterizzati da un maggior sostegno alle famiglie in termini sia finanziari che di servizi offerti, nonché da una legislazione intesa ad accrescere la compatibilità tra esigenze delle famiglie e del mondo del lavoro. Mi pare che questa politica sia orfana di sostenitori, poiché non mi risulta che sulla problematica i partiti che si presentano alle prossime elezioni abbiano espresso granché in termini di punti programmatici e di soluzioni proposte. Tutto lascia intravedere che, da poverissimi, diventeremo ancora più poveri. Con i più cordiali saluti.

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