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CEFALONIA: ADDIO AL PROCESSO 'STORK'

Egr. Direttore, Le sarò grato infinitamente se pubblicherà la presente che vuole essere una protesta contro il processo al Trib. Mil. di Roma a carico di un 90enne ex caporale tedesco per i fatti di Cefalonia del settembre 1943. Credo infatti di aver diritto anch'io a far sentire la mia voce su un processo in cui la verità storica non è rispettata come è facile rilevare dal contenuto del mio scritto. La ringrazio per l'eventuale pubblicazione. avv. Massimo Filippini orfano del magg. Federico Filippini fucilato il 25/9/1943 a Cefalonia Questo l'artricolo: CEFALONIA: ADDIO AL PROCESSO 'STORK' Credevo ingenuamente che il processo a carico dell'ex caporale tedesco Alfred Stork componente di uno dei due plotoni che dopo i combattimenti fucilarono i nostri Ufficiali sarebbe servito ad acclarare -con il sigillo imparziale dell'Autorità Giudiziaria Militare- ciò che in realtà avvenne, individuando oltre a quelli tedeschi anche altri responsabili -che pur ci furono- e che soprattutto tedeschi non erano. Mi resi conto però fin dalle prime battute che la mia era solo una flebile speranza a fronte dell' apparato di forze messo in campo da chi -come l' ANPI e suoi 'derivati'- si è appropriato della vicenda ancorchè la stessa abbia solo e soltanto caratteri ed aspetti militari nettamente contrastanti con quelli puramente resistenziali di cui la stessa e le altre sono paladine e sostenitrici. Nell'Udienza Preliminare dinanzi al GUP constatai pertanto la poca o nessuna rispondenza alla realtà dell'accusa rivolta all'imputato quale 'complice' dell'uccisione di nostri Ufficiali 'PRIGIONIERI DI GUERRA' che -purtroppo- tali non potevano considerarsi non essendo stata DICHIARATA -al momento dei fatti- alcuna guerra alla Germania dal governo 'Badoglio'. Malgrado ciò, sperando in un qualche risultato positivo , scrissi la seguente lettera al GUP dr. Rolando: Latina 10 ottobre 2012 Al dr. Giorgio Rolando TRIB. MIL. DI ROMA Ufficio del GUP Viale delle Milizie 5/c 00192 ROMA Oggetto: Comunicazioni al GUP G. Rolando di Massimo Filippini 'persona offesa' nel procedimento n. 259/09 RGNR a carico di STORK Alfred Egregio Consigliere, nella mia qualità di persona offesa nel Procedimento in oggetto, ritengo doveroso -nel supremo interesse della Giustizia- significarLe quanto segue. Ella saprà certamente -risultando anche da alcuni miei libri e pubblicazioni allegati agli atti di questo procedimento e del precedente a carico dell'ex s. ten. Mulhauser- della mia attività di ricerca storica sugli eventi di Cefalonia nei quali fu trucidato dai tedeschi anche il magg. Federico Filippini, mio Padre: detta attività mi ha portato alla consultazione ed alla scoperta di una gran quantità di Documenti -molti dei quali 'inediti'- conservati anche in Archivi e Uffici Militari da cui sono pervenuto a conclusioni in parte divergenti o addirittura in netto contrasto con la 'vulgata' ufficiale che tuttora si ostina a voler mantenere inalterata una ricostruzione storica dei fatti per molti aspetti del tutto infondata. Che ciò sia oggetto di polemiche anche aspre è più che comprensibile e comunque rientra nella normale dialettica tra gli studiosi, ma quando tali fatti vengono sottoposti -come nel caso in questione- ad una valutazione giuridica per giungere ad una sentenza penale sull'operato di qualcuno -lo Stork nel caso specifico- è evidente che la Verità 'processuale' posta alla base degli Atti di indagine esperiti non può essere disgiunta o addirittura diversa da quella storicamente accertata senza la minima ombra di dubbio. Tale considerazione mi spinge a farLe presente che tra i dati storicamente comprovati rientra a pieno titolo -riversando i suoi effetti sul presente procedimento- l'Ordine n.1029 SPECIFICAMENTE inviato il 13 settembre 1943 al Comandante della div. 'Acqui', gen. Antonio Gandin, dal Comando Supremo del governo 'Badoglio' tramite il ponte radio della Marina di Corfù che gli impose di resistere ai tedeschi in questi perentori termini: “ N. 1029/ CS (Comando Supremo) Comunicate at generale Gandin che deve resistere con le armi at intimazione tedesca di disarmo a Cefalonia et Corfù et altre isole. Marina Brindisi?. (La relativa copia è reperibile all' Uff. Storico dello SME e -per Sua comodità- è allegata alla presente)” L' Ordine fu inviato dai gen.li V. Ambrosio e F. Rossi, responsabili di detto Comando fuggito a Brindisi con il Governo 'Badoglio' dopo l'armistizio, SENZA una previa DICHIARAZIONE DI GUERRA del Governo 'Badoglio' ALLA GERMANIA -avvenuta soltanto il 13 Ottobre successivo- ed ebbe la conseguenza di rendere inapplicabile ai nostri Militari che lo eseguirono la qualifica di 'PRIGIONIERI DI GUERRA' presupposto necessario per essere sottoposti alla TUTELA prevista dalla Convenzione di Ginevra per i combattenti cd 'regolari' assimilandoli -per converso- a 'franchi tiratori' o 'partigiani' ovvero a combattenti 'irregolari' come tali passibili di fucilazione secondo gli usi e consuetudini di guerra -comuni a tutti gli eserciti- in caso di loro cattura. Fortunatamente -se così può dirsi- l'ordine del Fuhrer 'con il quale si dispose inizialmente l'uccisione di tutti i militari italiani' venne poi limitato ai soli ufficiali in quanto 'traditori' dell'Alleanza con la Germania, come risulta chiaramente dalla Richiesta di Rinvio a Giudizio del s.ten. O. Muhlhauser da cui prende le mosse il presente processo e 137 di essi -tra cui mio padre- pagarono con la vita -il 24 e 25 settembre 1943 - la mancata Dichiarazione di guerra alla Germania da parte del Governo 'Badoglio' da cui derivò per essi la qualifica di 'partigiani' con tutte le ferali conseguenze previste. Quanto sopra meravigliò in negativo addirittura gli Alleati come risulta dal colloquio avvenuto il 29 settembre 1943 -quando a Cefalonia si era consumato il dramma- tra il Comandante in capo Alleato gen. Eisenhower e i membri del nostro governo a bordo della corazzata 'Nelson' nelle acque di Malta in occasione della firma del cd 'armistizio lungo'. . Il testo stenografico della discussione costituisce la DEFINITIVA RIPROVA non solo dell'inesistenza di una DICHIARAZIONE di GUERRA alla Germania ma della consapevolezza del Governo 'Badoglio' di non aver avuto remore nell' ORDINARE alla div. Acqui di combattere contro i tedeschi conscio -come ammise lo stesso Badoglio- delle conseguenze che ne sarebbero derivate. Di ciò è prova il seguente stralcio ripreso da uno dei tanti siti esistenti nel web che sottopongo per opportuna conoscenza alla Sua attenzione: "... al successivo incontro di Malta con i membri del governo Badoglio, con un piuttosto turbato Eisenhower, ci fu il seguente agghiacciante e cinico colloquio: EISENHOWER: "Desidero sapere se il governo italiano è a conoscenza delle condizioni fatte dai tedeschi ai prigionieri italiani in questo intervallo di tempo in cui l'Italia combatte la Germania senza averle dichiarato guerra". AMBROSIO: Sono sicuro che i tedeschi li considerano partigiani". EISENHOWER: Quindi passibili di fucilazione ?? BADOGLIO: "Senza dubbio". EISENHOWER: "Dal punto di vista alleato la situazione può anche restare com'è attualmente, ma per difendere questi uomini, nel senso di farli divenire combattenti regolari, sarebbe assai più conveniente per l'Italia dichiarare la guerra". La DICHIARAZIONE DI GUERRA ALLA GERMANIA successivamente ci fu, ma SOLO il 13 Ottobre 1943 e poiché l'Ordine di COMBATTERE contro i tedeschi fu inviato esattamente un mese prima, durante tale lasso di tempo le norme della Convenzione di Ginevra sulla TUTELA dei PRIGIONIERI DI GUERRA non trovarono applicazione e i nostri soldati furono lasciati alla mercè dei tedeschi con la qualifica di combattenti 'irregolari' -ovvero 'partigiani' o 'franchi tiratori'- con tutte le conseguenze del caso ivi compresa l'eventualità che potessero essere fucilati -come avvenne a Cefalonia (e altrove) per gli Ufficiali- e NON come 'PRIGIONIERI DI GUERRA ma -come previsto dagli usi e consuetudini di guerra- come combattenti 'irregolari' o 'partigiani'. Questa l' orrenda realtà frutto dello scellerato Ordine 'badogliano' che rende quanto meno incomprensibile a chi Le scrive, l'imputazione formulata dal P. M. dr. M. De Paolis a carico dello Stork in questi termini: “CONCORSO in VIOLENZA con OMICIDIO CONTINUATO COMMESSA da MILITARI NEMICI in danno di MILITARI ITALIANI PRIGIONIERI DI GUERRA”. Se non esisteva infatti uno Stato di guerra dichiarato MI CHIEDO -egregio dr. Rolando- come POSSANO definirsi 'prigionieri di guerra' i nostri sfortunati Militari e la risposta è talmente evidente che proprio a motivo di essa ho preferito non costituirmi Parte Civile in questo procedimento come già feci in quello precedente relativo al defunto ex s. ten. O. Mulhauser. A mio avviso un processo come quello attuale, avente alla base dei fatti storici ACCERTATI oltre ogni ragionevole dubbio, deve tenerli in debito conto e ciò -con tutto il rispetto dovuto a chi esercita delicate funzioni giurisdizionali- NON mi sembra che stia avvenendo: ma io sono solo parte 'offesa' e non sta a me indicarLe gli strumenti per porre rimedio a tale anomala situazione che Ella conosce fin troppo bene. Con i migliori ossequi avv. Massimo Filippini Latina (LT) ------- A tale lettera non fece seguito alcuna iniziativa del GUP tendente ad accertarne i contenuti magari attraverso la nomina di un CTU, ma -all' ultima Udienza Preliminare del 19 ottobre 2012- un semplice e mero RINVIO A GIUDIZIO di Alfred Stork per il Processo Dibattimentale apertosi il 19 Dicenbre successivo dinanzi al Tribunale Militare presieduto del dr. Giovanni Lepore cui -anche per ...'par condicio'- ho inviato il 17/01/2013 la seguente lettera: “ Latina 16 gennaio 2013 Al dr. Antonio Lepore - Pres. 2^ sez.Trib. Mil.di Roma Viale delle Milizie 5/c - 00192 ROMA Oggetto: Comunicazioni al Presidente della 2^ sezione dr. A. Lepore in merito al p.p. n.259/a/09 RGNR a carico di STORK Alfred da parte di Massimo Filippini “persona offesa” dal reato Egregio dr. Lepore, lo scrivente è figlio del magg. Federico Filippini fucilato dai tedeschi il 25 settembre 1943 insieme con altri sei ufficiali prelevati dall' Ospedale di Argostoli in cui erano ricoverati con lui, come 'ritorsione' per la fuga dallo stesso di due loro colleghi nella notte del 24 quando, per giunta, le fucilazioni del mattino alla 'Casetta Rossa' erano ormai cessate con la concessione della 'grazia' agli ultimi 37 Ufficiali 'fucilandi'. Detto episodio aggiunse un'ulteriore infamia a quanto avvenuto il giorno prima ed è documentato nel Supplemento di Perizia redatto dal CTU Carlo Gentile nel precedente processo 'Muhlhauser'. Ho usato il termine 'infamia' a proposito di tale episodio ma la mia coscienza di studioso che ha dedicato la vita a ricercare la verità sui fatti di Cefalonia che lo privarono del padre a soli sette anni, mi impone di menzionarne un'altra ancor più grave costituita dallo specifico ORDINE DI RESISTERE ai tedeschi inviato -il 13 settembre- dal Comando Supremo 'badogliano' al comandante della Div. 'Acqui' SENZA CHE FOSSE STATA DICHIARATA GUERRA alla Germania con il risultato che da esso derivò l'impossibilità giuridica -prontamente recepita dai tedeschi- di applicare ai nostri militari catturati la Tutela prevista dalla Convenzione di Ginevra per i 'PRIGIONIERI DI GUERRA' non esistendo al momento dei fatti una GUERRA tra i due paesi che il governo 'Badoglio' si decise a dichiarare solo il 13 ottobre successivo addirittura dietro sollecitazione dei neo alleati anglo-americani. Quanto sopra è stato oggetto di una mia lettera -allegata in copia alla presente- inviata al GUP dell'Udienza Preliminare dr. G. Rolando che evidentemente ha ritenuto ininfluente -avendo rinviato a giudizio lo Stork- che i nostri MILITARI non potessero essere qualificati nel capo d'imputazione come 'PRIGIONIERI DI GUERRA' con tutte le relative conseguenze in ordine alla 'tutela' accordata dalla Convenzione di Ginevra ad essi purtroppo non applicabili per mancanza di uno STATO DI GUERRA DICHIARATO. Non si comprende pertanto perchè il GUP non abbia rilevato l'erroneità di tale circostanza su cui si basa l'accusa, essendo lapalissiano che l' ASSENZA DI UNO STATO DI GUERRA esclude la possibilità che vi possano essere 'prigionieri di...guerra', ciò che è chiaramente sfuggito al PM De Paolis del quale -per avere la conferma dell'errore che è alla base del suo impianto accusatorio- è sufficiente leggere l'intervista rilasciata al 'Giornale comunista IL MANIFESTO' uscito proprio in concomitanza con l'udienza dibattimentale del 19/12/2012 in cui riferendosi ai nostri poveri Ufficiali egli ha testualmente dichiarato: «Loro, così come tutti i soldati uccisi, erano a tutti gli effetti prigionieri di guerra e perciò garantiti giuridicamente a livello internazionale....». .Non aggiungo altro egregio Presidente e mi limito a formulare l'auspicio che durante il processo venga definitivamente chiarita l'inesistenza di tale circostanza che -a mio modesto avviso- ne inficia seriamente il corretto svolgimento. Con ossequio. avv. Massimo Filippini Per concludere, nel ribadire che sono ormai stufo di ripetere da decenni sempre le stesse cose, mi riporto al titolo del presente articolo per precisare che con quest'ultima lettera do il mio ADDIO ad un processo che ritengo basato su presupposti di fatto erronei od inesistenti come dimostrano perfino i miei articoli e libri allegati alla sua documentazione. La mia qualità di ORFANO di un UFFICIALE TRUCIDATO DAI NAZISTI e di MASSIMO STUDIOSO DEI FATTI – mi impedisce infatti di continuare a parteciparvi. Mio Padre assassinato da carnefici tedeschi per responsabilità di cialtroni italiani non me lo perdonerebbe. Arrivederci e tante belle cose. Massimo Filippini :

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Commenti all'articolo

  • Argonauta

    23 Giugno 2014 - 19:07

    Condivido l'avvocato Massimo Filippini

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