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incesto di Stato

Cristian ha diciotto anni, nuota bene, ha preso la licenza media e ora è in seconda superiore ma c’è un problema: non può diventare cittadino italiano. Il motivo è semplice nella sua patetica verità: Cristian ha la sindrome di Down. “ La condizione d’incapacità di intendere e volere comporta l’idoneità a formulare una consapevole manifestazione di volontà diretta all’acquisto della cittadinanza”. Così recita il decreto del Viminale del maggio 2011 che respinge la richiesta del disabile. Premesso che certi decreti andrebbero scritti meglio in lingua italiana, la nostra lingua, per cominciare. La domanda che sorge spontanea è sempre la stessa: perché, per risolvere un caso, bisogna creare un precedente. Sono stati esaltati, giorni fa, i versi della Costituzione ma qual è il senso se nessuna parola è poi messa in pratica? Ho sempre inteso lo Stato, fin da bambino, come il padre dei cittadini, di tutti gli Italiani. Dopo aver visto scene di ogni tipo, corruzione, concussione e rapine di ogni genere, fisiche e morali, si potrebbe giungere alla triste conclusione che andrebbe tolto la potestà genitoriale. Allora, a questo, punto, un’altra domanda si materializza naturalmente: se lo Stato è il padre del cittadino, chi è la madre? Un padre presuppone un figlio, che è il cittadino. Però, per farlo ci vuole una madre e, dunque, chi è costei? Siamo, forse noi, Popolo, che attraverso il voto, scegliamo anche il marito? Siamo madre e figlio, ahimè, allo stesso tempo? Una clamorosa farsa edipica che nessuna terapia, se così fosse, sarebbe in grado di curare. Ecco perché, credo, che quel decreto del Viminale riguardi noi cittadini italiani e non quelli come Cristian. Siamo noi il frutto malato di una convivenza sbagliata. ...dal Salotto di Bartolo Fontana

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