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Dateci una ragione per continuare a fare impresa ... dimostrateci che ne vale ancora la pena!

Vi trasmetto le riflessioni che ho scritto venerdì 25.01.2013 dopo l'ennesima telefonata con un collega preso dallo sconforto. Credo che le mie parole potrebbero essere quelle di tanti giovani, e meno giovani, piccoli medi imprenditori. DATECI UNA RAGIONE PER CONTINUARE A VOLER FARE IMPRESA, a rischiare prima che per noi stessi, per tutti i soggetti coinvolti ... per i quali abbiamo grandi responsabilità. Stanotte mi sono svegliata alle 3 per pensare non tanto a me, ma ai miei collaboratori ... alle responsabilità che ho verso di loro, al fatto che devo "correre dietro" a clienti che non riescono a pagarmi perché in difficoltà oggettiva (spesso a causa di restrizioni creditizie da parte delle banche, altre volte perché pure loro a rincorrere crediti scaduti da mesi ormai). Vorrei solo che uno dei tanti politici che ora fa campagna elettorale, riempendosi la bocca di tante promesse e lusinghe per apparire agli elettori come "il male minore da scegliere", mi dica apertamente per QUALE RAGIONE dovremmo continuare. Io inizio a non trovare più stimoli a ciò che sto facendo ... 10 anni di attività, di sudore, di rinunce, di notti insonni, vanificati perché i clienti non pagano, perché l'accesso al credito "grazie" a Basilea I-II-.... è diventato più complicato che vincere al superenalotto ... perché anche se ci sono garanzie reali, fidejussioni personali, progetti a lungo termine di prodotti di nicchia, nessuno di coloro che dovrebbe (oltre a noi imprenditori) ci crede più. Se qualcuno avrà il buon cuore di dirmi che NE VALE ANCORA LA PENA, che a 36 anni dopo 10 anni di sforzi, dovrò "pazientare" ancora un po' per vedere finalmente il Sole ... voglio saperlo da qualcuno che ha la presunzione di saperne più di me. Sento tanti bei discorsi ... incentivi alle PMI, agevolazioni di qui, sgravi di la ... ma quello che importa a me è sapere se NE VALE DAVVERO LA PENA, altrimenti ho due scelte: o me ne vado in qualche Stato civile dove il lavoro è considerato prezioso, oppure mi metto anch'io in lista d'attesa per avere la disoccupazione e l'assistenzialismo da parte di questo Stato che di me si ricorda solo quando deve riscuotere ... "Vorrei che la riflessione che sto per condividere, arrivasse a politici, istituzioni, a tutti quei soggetti che sono parte integrante di questo Paese e che (in teoria) dovrebbero avere l'interesse comune di farlo funzionare per creare prosperità, benessere (non solo economico), nonché garantire condizioni dignitose di vita per ogni cittadino onesto. Parto dal concetto base che ognuno di noi (ad esclusione fatta di furbi, delinquenti e parassiti fancazzisti) ciò che desidera è VIVERE DEL PROPRIO LAVORO e possibilmente trarre soddisfazione psico-emotiva da questo. Tutto ciò che stiamo vivendo, anzi SUBENDO ormai, è la conseguenza di un menefreghismo assoluto che per anni ha prevalso su valori sani dettati dal buon senso, dalla solidarietà, dal superamento di individualismi in virtù di un interesse più importante: quello della collettività. Il rispetto per gli altri è stato, con un'accelerazione cosmica in questi ultimi anni, soppiantato da una gara tra pochi avidi ed incapaci, su chi fosse più abile ad imporre quante più vessazioni possibili ai lavoratori ... Dipendenti, collaboratori, artigiani o piccoli/medi imprenditori, non fa alcuna differenza ai miei occhi. Le mie giornate sono ormai condite da tanti confronti con colleghi dei più diversi settori ... ci sentiamo via e-mail, nei social network, al telefono, piuttosto che in ufficio e ciò che emerge in tutti è un senso di impotenza assoluto. Ci guardiamo tra di noi e con sguardo basito, forse un po' spiazzato, ci ripetiamo la stessa domanda: "Come possono non accorgersi di ciò che stanno facendo? Di ciò che sta accadendo?" Parlo con colleghi di altre province, di altre regioni, talvolta con la vana speranza di accorgermi che la realtà che vesto nel mio territorio sia un caso isolato, eppure ogni volta è solo una conferma in più di come si stia estendendo a macchia d'olio questa voragine di sconforto alimentato dalla più totale sfiducia non nel futuro, ma nel presente stesso. Ci sentiamo scoppiare dentro, eppure tutto intorno è paralizzato ... quasi fossimo proprio nell'occhio del ciclone dove regna un'apparente calma che altro non è, se non il preludio di quanto ci travolgerà di qui a breve. Io credo che le provocazioni fini a se stesse siano distruttive per chi le lancia, a maggior ragione se i destinatari sono soggetti ciechi e sordi (con tutto il rispetto per coloro che lo sono davvero) e come consueto se le fanno scivolare via. Ho solo voglia di ricordare alcuni concetti fondamentali a questi soggetti che non riescono mai a praticare ciò che predicano, perché se hanno ancora un briciolo di intelligenza e capacità di comprensione, si faranno entrare in testa le cose che sto per scrivere. I lavoratori come ho evidenziato in premessa, vogliono vivere del proprio lavoro ... per quanto si cerchi di voler mettere gli uni contro gli altri (per via della logica perversa, ma a quanto pare funzionale nell'interesse di pochi plutocrati "divide et impera"), siamo esattamente dalla stessa parte. Se non ci fossero i soggetti privati che esercitano la libera intraprendenza economica, se non ci fossero dei sognatori, pionieri che amassero il "rischio d'impresa", non ci sarebbe nemmeno occupazione, non ci sarebbero i posti di lavoro. Se non ci fossero i collaboratori (ndr: lavoratori dipendenti come vengono definiti da talune istituzioni), i soggetti di cui sopra non sarebbero forse in grado di concretizzare i loro sogni, di dar seguito alle loro intuizioni rendendo tangibili idee astratte sotto forma di prodotti o servizi di qualsivoglia natura. Assodato questo primo concetto fondamentale, arrivo al nocciolo della questione, che esprimo sotto forma di domanda. Perchè, allo stato di fatto attuale, dovremmo ancora aver voglia di rischiare, di portare avanti idee e realizzare prodotti e servizi se siamo arrivati (e siamo in molti a quanto pare) al punto in cui diventa quasi indispensabile indebitarci, non più per investire in Ricerca & Sviluppo piuttosto che in nuovi collaboratori, bensì per pagare (magari anche a rate) imposte, tasse, contributi e chi più ne ha più ne metta? Dateci una valida ragione affinché continuiamo in quello che assomiglia sempre di più ad un martirio imprenditoriale di massa. Dateci uno stimolo serio ed inconfutabile affinché troviamo un senso plausibile alla lotta per la sopravvivenza che quotidianamente affrontiamo. Cari politici e non, che dall'alto della piramide avete perso ormai la connessione con la realtà della base (che vi ricordo essere ben più ampia del vertice ... la matematica non è mai stata un'opinione), desidero ricordarvi il fattore più importante. Imprenditori si NASCE, difficilmente lo si diventa. Fa parte del nostro DNA accettare il rischio, avere una visione a lungo termine, aggiustare le previsioni a seconda degli imprevisti che possono accadere nella vita di un'azienda. Ogni giorno siamo abituati a fare delle scelte, in alcune occasioni semplici, in altre molto più drastiche ... ma SCEGLIAMO. Negli ultimi anni temo che molti di noi imprenditori (parlo di quelli veri, non di quelli che si improvvisano tali o pensano di esserlo per diritti di nascita acquisiti) ci siamo dimenticati di che pasta siamo fatti, d'altronde avete reso la nostra vita lavorativa così complicata, che è stato quasi comprensibile il fatto di esserci distratti da quello che siamo per pensare a quello che Voi siete. Ora vorrei ricordare non solo a Voi, ma anche a tutti Noi, cosa siamo sempre stati e cosa continueremo ad essere vostro malgrado. Siamo pionieri, siamo dei combattenti ... non siamo abituati ad arrenderci di fronte ad un problema, bensì siamo portati a cercare tante soluzioni non nel nostro interesse, ma nell'interesse di tutti i soggetti con cui abbiamo a che fare. Siamo dei sognatori e per quanto la realtà possa sembrare complicata, noi crediamo così fortemente nei nostri sogni, da riuscirci sempre una volta in più. Noi crediamo in NOI anche se per un momento ce lo siamo scordati perchè abbiamo creduto in Voi ... ed è proprio qui che siamo inciampati. Gli imprenditori veri non fanno ciò che conviene, fanno ciò che è giusto. Oggi la scelta che forse dovremmo fare non è più una scelta, bensì un obbligo: abbiamo l'obbligo di sopravvivere, di essere lungimiranti per le generazioni future, per non vanificare quanto abbiamo seminato finora. Ci state obbligando a guardare "l'Erba del vicino" dandoci così la possibilità di comprendere che "si può fare, da qualche parte ci si riesce, da qualche parte si può". Il nostro lavoro lo sapevamo fare ieri, lo sappiamo fare oggi e lo sapremo fare anche domani. Le nostre idee le abbiamo realizzate ieri, le concretizziamo oggi e le plasmeremo anche domani. ... non ha più importanza DOVE ormai: se uno ci è riuscito finora in Italia negli ultimi anni, a maggior ragione riuscirà anche altrove, anche se significherà tornare alle origini, partire da quasi zero di nuovo, ma gli imprenditori non hanno paura, non si stancano di provare, non si stancano di re-iniziare se questa è l'unica strada percorribile. Ora avete Voi due scelte diametralmente opposte: nella prima privilegerete il vostro egoismo, nella seconda sazierete la collettività. Continuando a vessarci in questo modo, ci costringerete pian piano a chiudere tutti quanti, il che significherà un aumento drastico della disoccupazione con il conseguente collasso di un Paese che non è più in grado di sostenere la vostra ingordigia e presunzione. Chiuderemo non per nostra scelta o per dispetto, ma perché vogliamo tenerci quel minimo di dignità dettato dall'amor proprio, dal desiderio di continuare a vivere senza più ansie e preoccupazioni per tutte le conseguenze che derivano dall'avere un'impresa in Italia. Ci farete chiudere Voi portandoci via tutto ciò che ci è rimasto ed additandoci come imprenditori incapaci, sbattendoci "senza se e senza ma" sul banco degli imputati a pagare più di quanto mai abbiamo risparmiato in una vita di lavoro. Appenderemo il cartello "vendesi/affittasi" fuori dalle nostre fabbriche, staccheremo la linea telefonica e copriremo con un telone nero le insegne che per noi erano più preziose di qualsiasi medaglia al merito ... ma badate bene che, non ci farete smettere di essere IMPRENDITORI.A testa bassa, delusi e bastonati, ci incammineremo verso il confine ... ed appena varcato, torneremo ad essere ed a fare gli IMPRENDITORI ... con le nostre idee, con il nostro innato entusiasmo, con la voglia di crederci una volta in più e condividere un progetto con dei nuovi collaboratori che troveremo altrove. Il nostro lavoro lo sappiamo fare e continueremo a farlo, con qualche cicatrice in più sulla pelle, con qualche dolore alle ginocchia ormai stanche di un carico sostenuto troppo a lungo e senza motivo sulle nostre spalle, ma continueremo a lavorare. Ne beneficeranno altri? Pazienza! Ad un certo punto a noi non ci importerà più questo ... perché forse arriveremo anche a pensare che prima di essere italiani, siamo imprenditori, imprenditori liberi ed onesti, lavoratori instancabili, sognatori geniali, pionieri in cerca di una nuova patria che saprà apprezzarci, supportarci e valorizzarci, come è giusto che sia. I collaboratori qui? ... beh, vale anche il detto "Chi ci ama, ci segua" ... gli altri che stiano pure qui a dibattere con Voi, a schierarsi a destra od a sinistra, a minacciare di scendere in piazza un giorno per poi andare invece a riempire gli stadi professando una fede sportiva che va oltre la loro dignità di persone che dovrebbero vivere del proprio lavoro ... Il lavoro è prezioso, non è un dovere, non è un diritto, è una filosofia di vita, è un modo di essere, è un modo per contribuire ad una società civile e solidale verso i meno fortunati (non verso i delinquenti!). Il lavoro vero, onesto, serio, nobilita l'uomo! Quelli che non avranno voglia di lavorare, che vivono con la paradossale idea che tutto sia dovuto, li lasciamo volentieri qui a voi. Sono certa che saprete come mantenerli tutti anche senza di noi ... Noi non siamo assolutamente indispensabili, come mi ripete sempre il mio saggio Amico Giovanni! ... Saprete sostituirci degnamente con tante carte, creerete nuova occupazione per quelli che non ci seguiranno con tanti decreti legge, con tanti oneri e doveri da scaricare su tutti coloro che hanno cercato di contribuire a distruggere ciò che siamo. IMPRENDITORI, LIBERI IMPRENDITORI. Ve lo voglio ricordare ... Siamo stati imprenditori qui, lo saremo anche da un'altra parte ... non ci manca né la capacità, né tanto meno la volontà arrivati a questo punto ... si tratta solo di capire se questa scelta è diventata ormai un obbligo. C'è chiaramente la seconda possibilità ... ed è quella di guardare un po' oltre Voi stessi, di pensare ad un benessere collettivo, dove ognuno di noi può e deve essere valorizzato per ciò che sa fare. In questo caso non si tratta di scendere a compromessi con noi, noi per natura non ricattiamo proprio nessuno. Noi vogliamo far parte della soluzione, noi vogliamo essere ascoltati, noi vogliamo avere voce in capitolo per le scelte che Voi farete e con le quali noi dovremmo convivere. Noi vogliamo che voi facciate, prima che sia troppo tardi, ciò che è giusto per tutti e non ciò che conviene a pochi. Solo una cosa "si deve" nella vita e questa è morire. Tutto il resto è discutibile ed ha sempre una via alternativa ... se ritenete che dobbiamo continuare a fare gli imprenditori qui, che dobbiamo continuare a fare impresa in questo territorio, che dobbiamo tenere aperte le nostre fabbriche, i nostri uffici e garantire ancora l'occupazione ai nostri collaboratori, sapete cosa dovete fare ... e se non lo sapete, potete sempre chiederlo a noi lavoratori. In caso contrario ... è stato bello, difficile, ma ne è valsa la pena finora. Adesso evidentemente è arrivato il momento di continuare a fare ciò che sappiamo fare, dove ce lo lasceranno ancora fare e dove il sogno è ancora l'antenato di qualsiasi nostra azione. Grazie per l'attenzione. Gloria Gasparini"

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