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C'era una volta un Re

C’era una volta un Re! Carlo Lorenzini, conosciuto da tutti con lo pseudonimo di Collodi, così iniziava tanti anni fa “Le avventure di Pinocchio”:- C’era una volta…- I suoi piccoli lettori rispondevano in coro:- Un Re!- No, ragazzi avete sbagliato. Oggi, invece avrebbe scritto così.- C’era una volta un Presidente del Consiglio dimissionario che si credeva un unto del Signore, mandato dalla Provvidenza Divina a salvare l’Italia dallo sfracello, che ogni santo giorno, per apparire sulle prime pagine dei giornali, le sparava sempre più grosse. C’era una volta un pezzo di legno, un re travicello, caduto nello stagno della politica, molto saccente e presuntuoso, che si credeva un dio, che voleva apparire infallibile e onnipotente, che dopo di lui, se non avesse vinto le elezioni, l’Italia sarebbe piombata nell’oscurità e l’economia italiana sarebbe andata completamente a rotoli e i sacrifici da lui imposti agli italiani sarebbero stati vani. Il pezzo di legno di collodiana memoria era un semplice pezzo di legno, un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e riscaldare le stanze. Quello odierno, invece, è un pezzo di legno di lusso. Proviene dai boschi della Bocconi e che un bel giorno non capitò nella botteguccia di un vecchio falegname di un paese sperduto, ma nelle stanze dorate del Quirinale dove un Presidente della Repubblica di nome Giorgio Napolitano lo incaricò di formare un governo tecnico perché i politici nostrani erano “desaparesidos” Appena Mastro Mario ricevette l’incarico si rallegrò tutto e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce:- Rimetterò a posto l’economia e la finanza, salverò l’Italia dal baratro e poi mi ritirerò a vita privata-. Con l’ascia incominciò a levare dal legno la scorza e a digrassarlo, introducendo l’IMU, la tassa sulla casa, la più odiata dagli italiani, bloccò la perequazione ai pensionati, aumentò la benzina, la luce, il gas, il telefono, l’IVA, i pedaggi autostradali, i conti correnti bancari. Le piccole industrie incominciarono a chiudere, la disoccupazione incominciò a crescere, così come pure il debito pubblico e i poveri diventarono ancora più poveri. Si calcola che otto milioni di italiani vivono in povertà. -Ohi! Tu mi stai facendo del male – gridava rammaricandosi una vocina, quella vocina che gli aveva creduto. -Non mi picchiare tanto forte. Basta con l’aumento delle tasse-. Ma il nostro Mastro Mario, incurante, picchiava sempre più forte. E diceva fra sé:- Ora ti accomodo io. Tu mi hai chiamato-. E con tutte le forze che aveva addosso incominciò a sbatacchiare quel povero legno senza pietà contro le pareti della stanza di Palazzo Chigi. Mastro Geppetto aveva costruito un burattino e gli aveva imposto il nome Pinocchio, perché aveva conosciuto una famiglia che portava questo nome e se la passavano tutti benissimo. Il più ricco di loro chiedeva l’elemosina. Ed è proprio quello che ha fatto il nostro Mastro Mario. Ci ha ridotto tutti alla fame. Ora, però, vuole abbassare le tasse e come a Pinocchio, ogni volta che dice le bugie, gli cresce il naso. Tutti lo guardano e ridono. Perplesso si domanda:- Come mai sapete che ho detto una bugia?- Risposta:- Perché ti è cresciuto il naso-. E Mastro Mario, non sapendo più che fare e dove nascondersi per la vergogna, provò a fuggire con tutta la famiglia, nipotino compreso ( Spread lo chiamano a scuola) indossando un bel loden verde in un albergo non di lusso nella città di Venezia o tra le tende dei terremotati dell’Emilia Romagna. Non gli riuscì. Venne riconosciuto e contestato, mentre il suo naso cresciuto tanto non passa più dalle porte. Per mesi e mesi, per settimane e settimane, Mastro Mario visse felice e contento per quello che aveva fatto, accompagnato sempre da commenti di miele dai tanti pennivendoli saliti sul carro del regnante di turno e dal suono dei violini. Non contento dello sfracello che aveva combinato, la carica onorifica di Senatore a vita gli sta un po’ stretta, tenta la carta delle elezioni politiche. Vuole diventare Presidente del Consiglio non più nominato dal Presidente della Repubblica, dalle banche, dalle grandi industrie, dal Cardinale Bagnasco, da Milly Carlucci, ma eletto dalla maggioranza degli italiani con libere elezioni. Sale in politica e attacca tutti e promette mari e monti. Va in cerca di voti e lancia un piano di 30 miliardi per abbassare IMU, IRPEF e IRAP, vuole aumentare le ore di insegnamento nelle scuole, vuole vacanze scolastiche più brevi, i ragazzi a scuola per 11 mesi. E promette meno tasse per tutti. Dipende dal voto, però. Tra slogan e promesse da marinaio, Mastro Mario è in piena campagna elettorale. Annuncia che la riforma del lavoro non è più intoccabile. Gli risponde l’On. Bersani del Pd:- Sia più modesto, professore!- Non aveva accusato l’ex Presidente Berlusconi di fare promesse irrealizzabili? Non l’aveva soprannominato Pifferaio Magico? Per fare un piacere alla sua amica Angela Merkel Mastro Mario si inventa la fiaba tradizionale tedesca del Pifferaio che con un piffero si era presentato nella città di Hameln in Bassa Sassonia e aveva promesso che l’avrebbe disinfettata dai topi. Non appena il Pifferaio inizia a suonare, i ratti restano incantati dalla sua musica e si mettono a seguirlo, lasciandosi condurre fino alle acque del fiume Weser, dove muoiono tutti. Ora, a distanza di un mese, il Cavaliere ha un sosia: Mastro Mario. Altro che Pifferaio, un Pinocchio in carne ed ossa con un lungo naso cresciuto a dismisura che non passa nemmeno dalle porte dei containers dei terremotati e dalle porte dorate di Palazzo Chigi.

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