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PER USCIRE DAL COMA SERVE UNA POLITICA DEMOGRAFICA

L'Italia è il Paese dei figli unici, coccolati e vezzeggiati, nonché culturalmente livellati sempre più verso il basso da un sistema scolastico sempre meno incline a distinguere tra il merito e il demerito; la selezione meritocratica è pressoché sconosciuta, anzi in alcuni ambiti è stata abolita per legge, e la carriera si fa in base a raccomandazioni, amicizie e parentele. I titoli di studio, inflazionati, non sempre corrispondono a una reale preparazione, ma generano comunque forti aspettative. Ad aggravare la situazione, i corsi di studio, annacquati a dismisura, sono stati allungati in modo spropositato. Di conseguenza l'immissione nel mercato del lavoro è fortemente ritardata, i lavori per cui non è richiesta una laurea vengono rifiutati e risulta così necessaria la manodopera di importazione. Gli immigrati inizialmente riempiono un vuoto lasciato dagli italiani. Il processo non si ferma però a questo punto, ma prosegue, perché per gli immigrati si creano nuove opportunità e occasioni di competizione in ambiti che gli italiani avrebbero invece voluto riservare a se stessi. Il processo diventa poi irreversibile e il bilancio netto è quello di una cessione di proprietà: in altre parole, se volessimo paragonare l'Italia a una società per azioni, gli italiani stanno cedendo sempre più quote azionarie dell'Italia SpA. Le considerazioni che ho fatto finora riguardano l'immigrazione regolare, che si traduce in un reclutamento di lavoratori dall'estero. In aggiunta a questa esiste però un'immigrazione del tutto fuori controllo, che comporta problematiche ancora più spinose. Le leggi vigenti non ci consentono di fatto il respingimento degli immigrati irregolari, che, non avendo un lavoro, devono campare di espedienti ai margini della società e spesso inevitabilmente finiscono per delinquere. Le nostre carceri già scoppiano. Secondo i dati forniti dal sindacato di polizia penitenziaria, un detenuto costa alla collettività la bellezza di 300 euro al giorno, cosicché lo Stato italiano deve spendere per i 24.000 immigrati attualmente in carcere la bellezza di 7.200.000 euro (14 miliardi di vecchie lire) al giorno. Con la stessa cifra riusciremmo a sfamare a casa loro alcuni milioni di persone. Spalancare dunque le porte alle centinaia di milioni di persone che nel mondo patiscono fame e guerre sarebbe un suicidio per noi e non risolverebbe comunque il loro problema. Il problema è prima di tutto di carattere demografico. Mentre le popolazioni dell'Occidente europeo subiscono una forte diminuzione generazione dopo generazione, e cioè si stanno rapidamente estinguendo, lo sviluppo demografico nei Paesi da cui proviene l'immigrazione è tumultuoso e irrefrenabile. In Italia la natalità è di circa 1,1 figli per donna, pari a circa la metà di quella che servirebbe per la crescita zero: ciò significa che ci stiamo dimezzando a ogni generazione. E' evidente che si è creata una disparità drammatica, che configura una sorta di tsunami demografico in atto, destinato a travolgere l'Occidente. L'immigrazione va frenata, limitata ai numeri sostenibili. D'altra parte è necessaria in Italia una politica, ora del tutto assente, di sostegno demografico, o, per meglio dire, di "rianimazione demografica". L'obiettivo dovrebbe essere quello della crescita zero (né crescita, né decrescita), obiettivo che comporta un incremento da 1,1 a 2,1 figli per donna (2,1 è il livello che consente di avere una natalità e una mortalità che si compensano tra loro, e cioè una popolazione numericamente stabile nel tempo). Lo stesso identico obiettivo si dovrebbe perseguire, attraverso una concertazione internazionale e aiuti finalizzati, per le popolazioni che presentano ora una crescita esponenziale e cioè non sostenibile nel tempo. E' facile comprendere che qualsiasi aiuto dato ai Paesi in via di sviluppo in assenza di una politica di questo tipo si rivelerebbe del tutto inutile. Con i più cordiali saluti.

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