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Non solo Rosarno

Gentili Signori, La presente per segnalare le condizioni di lavoro dei cosiddetti promoter reclutati per il progetto “la frutta nelle scuole”, la famosa iniziativa […]Il programma europeo “Frutta nelle scuole”, introdotto dal regolamento (CE) n.1234 del Consiglio del 22 ottobre 2007 e dal regolamento (CE) n. 288 della Commissione del 7 aprile 2009 è finalizzato ad aumentare il consumo di frutta e verdura da parte dei bambini e ad attuare iniziative che supportino più corrette abitudini alimentari e una nutrizione maggiormente equilibrata, nella fase in cui si formano le loro abitudini alimentari. (dal sito ufficiale http://www.fruttanellescuole.gov.it/) Quello che dal sito non è chiaro è chi si incarica di distribuire la frutta nelle scuole, nel senso che viene indicata una società responsabile per i vari territori, (http://www.fruttanellescuole.gov.it/contenuti/le-societ%C3%A0-incaricate-della-distribuzione-della-frutta-nelle-scuole-20122013-0) ma le persone incaricate per svolgere il lavoro vengono reclutate da un’agenzia che non figura da nessuna parte. E questo è già un problema, perché manca la trasparenza che in un’iniziativa di questo tipo sarebbe fondamentale. Io ho svolto per un po’ di tempo l’attività di promoter e facevo capo a un'agenzia. Specifico che ho risposto a un’inserzione sul web e che non ho mai visto nessun referente, i contatti avvenivano via telefono e via mail. Il mio compito era spremere arance, per un corrispettivo di 20€ (nette) per ogni scuola. Ogni mattina dovevo recarmi in una scuola diversa, a volte in due. E qua cominciano i problemi: le scuole aderiscono all'iniziativa, ma il personale spesso non ne è informato. Quindi ci si trova a dover lavorare (soli) in condizioni spesso disagiate, perché le scuole spesso rifiutano di mettere a disposizione per la spremitura un locale adeguato, provvisto di corrente elettrica, lavabo, tavoli, bidoni per la spazzatura. Spesso rifiutano inoltre di smaltire la spazzatura e di distribuire le spremute nelle classi. Senza contare che viene contestato l’operato della persona che effettua il lavoro di spremitura. Voglio dire: se il promoter deve preparare, ad esempio, 250 spremute da servire in tempo per la ricreazione del mattino, prevista per le 10 e 30, la scuola fa rimostranze contro il fatto che il promoter si premunisca di prepararsi in tempo utile, cioè iniziando più di due ore prima, adducendo motivazioni pretestuose sul trambusto creato. Un minimo di buon senso basterebbe a comprendere che, se la scuola aderisce all’iniziativa, allora dovrebbe per quella giornata adeguarsi a quel minimo di disagio creato dalla presenza della persona, che si riduce in uno spazio occupato dallo svolgersi delle operazioni. Tengo a sottolineare di aver lavorato, con contratti a termine, presso una società di ristorazione e di essere quindi abituata a svolgere compiti come preparazioni di cibi per comunità in tempi ristretti e senza lasciare tracce di sporco o di confusione Per specificare: in un’ora si preparano, lavorando alacremente, con ritmi alla Charlie Chaplin in “tempi moderni”, circa 100 spremute: sul posto si trovano le arance collocate in cassette di cartone. Quindi sono da tagliare a metà e spremere. Il succo va servito in bicchieri usa e getta, consegnati precedentemente da un corriere assieme ai frutti e ai sacchi per la spazzatura. Il personale della scuola spesso non trova di meglio che ostacolare il lavoro del promoter e di insultarlo pesantemente. L’agenzia mandante che, ripeto, non figura da nessuna parte, rifiuta di fornire al promoter un partner, asserendo che il lavoro deve essere fatto da una persona. Il tutto per 20 €. Allora vorrei dire, certo che tutti abbiamo bisogno di lavorare, ma sono giusti questi trattamenti da schiavitù? E’ giusto che una persona, presa per fame, svolga un lavoro faticoso, mal pagato e per giunta alla mercé degli insulti del prepotente di turno? Grazie per l’attenzione.

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