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Il senso della nostra esistenza.

Italia li, 5 Febbraio 2013 LETTERA ALLA CORTESE DIREZIONE Gentile Belpietro, da quarantenne, oggi, quando vado nel mondo, per le strade, nei circoli, nei posti di lavoro, vedo negli occhi di molte persone coetanee quella nostalgia e quella tristezza di qualcosa che non c’è più. Quel qualcosa è il calore, la fratellanza, la gioia e la speranza che contraddistinguevano la vita ai tempi in cui eravamo più giovani. Oggi torniamo a casa spesso soli, viviamo in famiglie spezzettate, separate, lontane, il lavoro si muove, fa i turni, apre e chiude freneticamente, le nostre case si rimpiccioliscono e si spostano per seguire tutte queste casualità. La sicurezza dei luoghi e degli affetti che c’era negli anni 80, oggi non c’è più. Stabilità nella Famiglia e nel Lavoro garantiva stabilità nelle nostre menti. Con questa solidità morale e materiale alle spalle, si potevano fare tante cose, costruirci sopra, creare, progettare. Ma anche unire altra gente: un amico quando diventava stabile nella nostra vita si diceva "è come un fratello" (cioè uno della famiglia), ma cosa può dire un ragazzo d’oggi dove dal 2010 i figli unici sono più di quelli con fratelli, dove 1 figlio su 5 viene dichiarato alla nascita da un solo genitore, dove un terzo della popolazione ha a che fare col divorzio, dove nelle generazioni under 30 solo 1 su 5 avrà il lavoro fisso. Famiglia e Lavoro erano la roccia intorno a cui tutto girava e trovava senso, realizzazione. Poi abbiamo liberalizzato (cioè sfasciato) tutto: la sinistra la famiglia, la destra il lavoro, si potrebbe dire. Oggi nessuno riesce più a costruire niente perché non c’è niente di solido e comune su cui costruire, è solo una triste lotta di fazioni e lobby; prima la più grande lobby condivisa era proprio "famiglia e lavoro" - come anche la dimenticata Costituzione riconosce - ed era come lavorare tutti l’uno per l’altro. Dovremo dunque ritrovare un senso alla nostra società, ed esistenza, un’altra roccia solida, ma non è detto che questo sia facile, non è detto che sia rapido, non è detto che sia indolore. Cordiali saluti. Fabio Barzagli libero professionista - firenze

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