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"Sforbiciamo" i costi della sanità

"SFORBICIAMO I COSTI DELLA SANITA' " In onore dell' ottimo giornalista radiofonico Aldo Forbice conduttore di Zapping, che per aver proposto di sforbiciare i costi della politica, ha ricevuto come premio dalla nuova dirigenza RAI di essere oscurato, a chi governerà prossimamente l'Italia e la Regione Lombardia, chiediamo di volersi porre il problema di ridurre i costi superflui, senza danneggiare la qualità dei servizi e le professionalità lavorative, continuando l'opera di razionalizzazione fin qui egregiamente portata avanti, non senza difficoltà e, a volte, contraddizioni, dall'ottimo Formigoni. In realtà dovrebbe essere il Primo Cittadino, il Capo dello Stato Re Giorgio Napolitano a doversi dare una bella sforbiciata ai costi esorbitanti di gestione della lussuosa reggia in cui risiede insieme a tutto il suo entourage, costi che fanno competizione alla corte dei reali britannici, ma il Presidente, lo dimostra giorno dopo giorno, ama pontificare su tutto, ma razzola male: eppure basterebbe destinare il Quirinale a museo a pagamento per i turisti per cercare di contribuire alle spese. Ad aggravare il debito pubblico, di cui la sanità e il pubblico impiego rappresentano le voci più importanti, contribuisce il fardello delle assunzioni clientelari avvenute per finalità preelettorali negli anni ' 70 - fino a "mani pulite" , sotto le preesistenti amministrazioni ad impronta catto-comunista o socialista e purtroppo le conseguenze incidono sensibilmente sui bilanci delle aziende ospedaliere e sulle tasche degli italiani a distanza di anni ancor oggi. Così se da un lato gli ospedali e le ASL pullulano di schiere di tute blu di operai (assunti) degli uffici tecnici, i quali delegano quasi sempre l'esecuzione vera e propria delle opere avvalendosi della consulenza di ditte esterne, d’altro canto folte schiere di personale amministrativo impiegatizio, suddiviso in compiti e funzioni dirigenziali fittizie ( "Alta e bassa direzione strategica", "URP", "CUP", SITRA, CED , Ufficio Formazione e chi più ne ha, più ne metta ...), anch'esse delegando le proprie originarie mansioni lavorative (accettazione e prenotazione, emissione dei cartellini stipendiali, gestione dei sistemi informativi, etc ... ) a costose società di consulenza esterna. Lo stesso si verfica nelle mense dove si continua a stipendiare i cuochi non più per cucinare, ma solo per servire il vitto fatto arrivare da costosissimi servizi di catering esterni; nei reparti di degenza, invece, per far fronte alla cronica carenza di personale ausiliario, si ricorre all'utilizzo di costose cooperative di personale OS ed infermieristico esterno, spesso con formazione inadeguata ed eterogenea. Il tutto concorre ad amplificare i costi dovendo pagare in doppio per i servizi che dovrebbero essere garantiti dal personale assunto in ruolo ed i servizi offerti dalle società di consulenza esterna. Inoltre, a livello dirigenziale dell'Alta e della Bassa Direzione Strategica esistono troppe gerarchie, cariche e competenze fittizie che pretendono di vedersi poi gratificare economicamente in modo esagerato con premi di produzione e benefits vari alle spalle del lavoro onesto ed essenziale degli OS, degli infermieri e dei medici che sono invece il vero fulcro su cui devono essere imperniate la Sanità e l'assistenza al malato e invece, purtroppo, vengono per ricompensa il più delle volte frustrati e ricattati ingiustamente dalle stesse Amminstrazioni. Negli Ospedali, nelle ASL e in genere in sanità, vorremmo poter vedere la presenza di più OS, più infermieri professionali, più tecnici di laboratorio e di radiologia, più medici che sono le figure cardine dell’assistenza; vorremmo invece sforbiciare sulle figure accessorie, in particolare vorremmo vedere meno “super managers”, meno megadirettori generali con seguito amministrativo, meno bocconiani esosi “SDA formati” ricchi di molto fumo e poco arrosto, meno uffici, meno burocrazia, meno tute blu e colletti bianchi. Non sarebbe possibile riconvertire, dopo un’ adeguata formazione professionale, tutte queste bande di "socialmente utili", per lo più serbatoio elettorale di sinistra, a mansioni più cònsone alle attività di un ospedale, visto che ormai non svolgono più le mansioni per cui erano stati originariamente assunti: per esempio, se è vero che servono barellisti o infermieri, perchè non attingere a questi livelli che sono già stipendiati a tempo indeterminato e dover continuare a pagare le costosissime cooperative esterne? Si tratterebbe di una riqualificazione professionale senza perdere posti di lavoro e si salverebbero, invece, dai licenziamenti i tanti medici con contratto o incarico a tempo determinato che non saranno più riconfermati con la scusa della ripetuta famigerata "spending review" imposta dal famelico Bocconiano. Ai vertici abbiamo troppe figure che vantando studi o master nella stessa prestigiosa Università economica, spesso perdono il buon senso e il contatto con la realtà dedicandosi a valutazioni statistiche e a progettazioni aleatorie e dannose, distruggendo il l’onesto frutto del lavoro e della dedizione di anni. Un risultato eclatante, sotto gli occhi di tutti è il Piano Organizzativo Aziendale (POA) del Policlinico Ospedale Maggiore di Milano. Nonostante tutto sia formalmente ineccepibile, codificato in modo impeccabile da un punto di vista amministrativo, burocratico (triage, colori differenziati del personale, codici e quisqulìe varie) e legale, il risultato tangibile all’atto pratico, sotto gli occhi di tutti, è un vero e proprio fallimento: le inefficienze operative, i tempi d’attesa faraonici e le scadenti qualità organizzative gestionali del Pronto Soccorso del Policlinico (almeno forse finchè non saranno finiti i lavori di ristrutturazione) sono un danno per la cittadinanza e per i residenti del centro di Milano già esasperati dalla protervia del Sindaco che si fa pagare il pedaggio anche per l’accesso all’ospedale, senza nulla togliere invece al merito e alla bravura del Personale Sanitario che vi si trova ad operare eroicamente in condizioni spesso precarie ed inumane. Vi si notano l’indecenza complessiva dei servizi offerti al Paziente, l’assenza della vantata privacy e della dignità umana (provare per credere, pregasi visitare l'astanteria) e tutto questo è quanto meno indecoroso per un Ospedale del centro di Milano che si vanta dell’egida dell’Università degli Studi e della Curia. La situazione è cronica e si protrae ormai da molti anni, e non è più sostenibile. Ebbene, lo stesso Piano Organizzativo Aziendale a breve prevederà la chiusura notturna e domenicale di un Pronto Soccorso che è, invece, nel suo piccolo e nel suo ambito specialistico ortopedico, ottimamente funzionante e funzionale, qualitativamente efficiente, pulito, confortevole , il Pronto Soccorso del vicino Ospedale Ortopedico Gaetano Pini, peraltro da poco ben ristrutturato (circa due anni fa e sarebbe da verificarne la spesa), convogliando tutta la massa dei Pazienti, che attualmente insistono sul Pini, verso il Pronto Soccorso del Policlinico, concorrendo ad intasare ulteriormente una situazione gìa complessa ed asfittica. Senza contare che la chirurgia ortopedica non è bene sia fatta negli stessi locali ove ci siano complicazioni polmonari o intestinali. O ancora, il Piano Organizzativo Aziendale in nome della solita famigerata "spending review" montiana ha fatto chiudere reparti perfettamente funzionanti ed efficienti, indispensabili per la loro peculiarità (ma purtroppo costosi) , come il Servizio di Medicina Nucleare del Gaetano Pini che ha cessato di esistere a fine anno, come si legge nella delbera, non per l’ obsolescenza dei macchinari, ancora in perfetto stato, ma perchè sarebbero mancati i soldi necessari alla ristrutturazione dei locali (circa euro 300.000) che sarebbero, invece, stati impiegati per ristrutturare costosissime aule universitarie multimediali assai poco utilizzate. Il Servizio di Medicina Nucleare era di fondamentale importanza per la diagnostica Ortopedica, in particolare in ambito protesico, oncologico ortopedico e delle complicanze flogistico settiche ed era un centro di riferimento in Milano e in Italia. Adesso, i Pazienti del Gaetano Pini dovranno o effettuare altrove a proprie spese gli esami con risultati tecnici ed interpretativi non sempre adeguati e all’altezza delle problematiche per la scarsa esperienza in ambito ortopedico da parte del personale tecnico degli Ospedali Generali, oppure, da ricoverati dovranno essere trasferiti in autolettiga dal Pini da una parte all'altra della città (sono da valutare i costi effettivi oltre ai disagi non quantificabili monetariamente per il Paziente). Questi sono soltanto alcuni aspetti che però bastano a far imbestialire il cittadino contribuente nei confronti delle amministrazioni; si risparmi, ma lo si faccia con la cesoia, radicalmente là dove effettivamente si deve, non danneggiando la qualità dell'offerta sanitaria ( a meno di non voler abolire il SSN) visto che, a fronte del più elevato gettito fiscale d’Europa, la qualità dei servizi offerti di ritorno al cittadino rischia di essere sempre più scadente, non per colpa degli operatori sanitari, ma per l’imperizia, l’ignoranza e l’astrattezza dei cattivi amministratori. Sforbiciamoli !! Altiero SPINELLI

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