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MPS; dalla parte dei dipendenti

Alla cortese attenzione della Redazione. Gentili Signori, è bene che tutti, dal 1° (Profumo) all'ultimo (il sottoscritto) dipendente della banca MPS, tentiamo di fare chiarezza intorno al caso che purtroppo ci accomuna, ognuno per quel che sa. A questo proposito allego una lettera, non perché sia pubblicata, ma perché altri vi avranno già scritto o scriveranno a salvaguardia di un'immagine collettiva deturpata, e io pure nel mio piccolo intendo così contribuire, perché si sappia che qualcuno già sta pagando per colpe non sue. Giorgio Biancacci, Roma (uno dei 30000 dipendenti MPS) All’attenzione della Redazione. Gentili Signori, vengo coinvolto insieme ad altre migliaia di dipendenti dall’improvviso polverone che ha investito la banca MPS, un fosco turbinio d’insinuazioni, accuse, congetture. Ritengo di aver voce in capitolo per un personale giudizio su vicende osservate dal di dentro. Di tutto parlano economisti, editorialisti, opinionisti, alcuni dei quali usano il nuovo scandaloso filone d’indagine solo per screditare l’avversario politico in vista delle elezioni, tranne delle ricadute sui dipendenti incolpevoli, che già ci sono tutte. Non so se qualcuno pagherà, qualora si arrivasse a dimostrare responsabilità di natura penale, so invece per certo di molti che già stanno pagando: migliaia di dipendenti sopportano le conseguenze di un dissesto di conti evidente da tempo. La nuova dirigenza si è mostrata da subito, prima ancora che scoppiasse il caso, predisposta ai salassi, opponendo a chi chiedeva di cercare meglio e altrove cause e responsabilità del profondo malessere la fumosa cortina della crisi del mondo bancario tutto, indistintamente; comoda scusante l’evocare fantasmi dagli incerti connotati, quasi che non avessimo sotto gli occhi noialtri dipendenti il venir meno di ben altra solidità, di cui da sempre godeva la banca. Ora che s'intravede un diverso scenario e si rafforza l’ipotesi di ammanchi, camuffati ad arte finché è stato possibile, ci si aspetterebbe un atteggiamento di maggior rispetto per chi da subito è stato chiamato ad addossarsi l’intero fardello dei sacrifici invece di altri irresponsabili, che non sono dei nostri, in coscienza almeno non lo sono stati mai. Intanto però è già in atto un esodo massiccio, pacco natalizio con sorpresa, grazioso presente confezionato insieme a certi sindacati teorici dell’”armiamoci e partite”: in mille accompagnati alla porta senza tanti complimenti, altrettanti destinati ad aziende esterne a malapena si riconosceranno nel contratto di categoria; e così via, in forza di un preteso piano di risanamento, che seppure sforbicia a mestiere dove crede, sfalcia di brutto sul personale. Un accenno, infine, sull’acquisizione miliardaria, causa di tanti guai: noi dipendenti per anni abbiamo osservato preoccupati l’indecisione della banca a seguire la scia dei grandi poli bancari di aggregazione, si percepiva che a giochi ormai fatti avrebbe potuto metter su poco più che un terzo incomodo. Ambizioso il progetto, incauta la decisione, infelice la riuscita. Se dai torbidi di quell’affare emergessero ora segreti accordi di pochi e corrotti, la banca dovrebbe ricredersi sull'onesto apporto di molti. E magari pure l’opinione pubblica, - eccovi, dunque, per la vostra parte – portata altrimenti a scambiarci in massa coi responsabili, ma quel che è peggio a voltarci le spalle con tutti i suoi risparmi. Ringrazio per l’attenzione; un cordiale saluto. Giorgio Biancacci, Roma.

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