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Sono un ibrido

La geografia politica ci ha sempre consegnato una differenzazione tra destra, centro e sinistra perché uno si esprimesse secondo la sua sensibilità. Io sono nato radicale, poi socialista poi leghista alla ricerca di quella efficiente organizzazione dello Stato nella quale ho sempre creduto. In questo mio travaglio(come Marco) per una volta ho dato spazio anche a voti individuali premiando le persone fisiche come Bersani(PCI) e Squeri Gianfranco (DC). Il progetto federalista dello Stato che serviva per risolvere l’anomalia italiana della disparità di gestione, controllo e mentalità fra Nord e Sud (ringrazierò sempre Umberto Bossi per la strada tracciata) è stato parcheggiato per la pochezza di una classe dirigente interessata solo a risultati immediati, fini a sé stessi e dedicati esclusivamente al suo mantenimento facendo gli industriali con i soldi dello Stato. Ogni tanto questa classe dirigente politica, (quella del sottogoverno non ha bisogno di legittimazione) vuole il consenso per continuare a comandare occupando i ruoli sia di maggioranza che di opposizione in modo da poter affermare che è titolata a fare quello che fa in nome del popolo italiano. Arriva il giorno delle votazione ed io mi sento un ibrido. Non mi sento rappresentato perché ho idee sia di destra che di sinistra: VORREI che il “povero” potesse salire la scala sociale con un criterio di merito (come ci chiede la scuola e lo sport) VORREI che il “povero” fosse concesso lo stesso trattamento assistenziale del ricco VORREI che nel comparto pubblico (lavoro a tempo indeterminato) fosse marginale la differenza tra lo stipendio base dei lavoratori e quello dei dirigenti con pseudo responsabilità. Nel privato, siccome i soldi in campo sono veri, occorre che gli stipendi minimi siano più alti e senza limiti per le varie fasce. VORREI che chi perde il lavoro da dipendente sia tutelato con cassa integrazione, ma tenuto a lavorare in un Progetto Lavoro. VORREI che i contributi pensionistici avessero il suo vero valore e non che si trasformino in una tassazione. VORREI che si tutelasse chi si sente di fare del bene (adozione, coppie di fatto) e il rispetto delle libertà individuali private (eutanasia) VORREI che chi si mette in gioco senza chiedere (autonomi, liberi professionisti) sia gratificato fiscalmente, dove il guadagno legale sia un merito VORREI che chi emette una fattura di qualsiasi genere abbia la certezza che sia onorata VORREI che le S.R.L. con capitale 10.000,00 € facciano solo lavori per i quali possono rispondere VORREI che le dipendenze delle cooperative fossero trattate con la stessa normativa degli altri comparti VORREI che il sindacato si rifiutasse di difendere i dipendenti “furbetti” ma si concentrasse sul salario e meritocrazia VORREI vivere in un sistema liberista dove però i servizi fondamentali quali l’acqua, la sanità, la scuola e l’energia siano pubblici; la scusa del privato “è meglio” è una ammissione di incapacità di gestione del pubblico VORREI che l’Italia si dotasse di uno strabenedetto Piano Energetico possibilmente senza il nucleare, perché un elemento così pericoloso in mano a questa classe dirigente mi spaventa VORREI che fossero rivisti i Patti Lateranensi perché non riesco mai a capire quando i cittadini dello Stato Vaticano sono cittadini italiani o stranieri VORREI che la Magistratura si esprimesse in modo univoco e che le Forze dell’Ordine avessero una gratificazione economica unita al rispetto comune del suo ruolo VORREI.. VORREI…VORREI ….. VORREI avere sempre pieno rispetto delle opinioni altrui anche se sinceramente ho qualche problema a giustificare quelli politicamente chiamati “zoccolo duro” che sono schierati da una parte politica. Se questo “non mettersi” in discussione fosse segnale di buona cittadinanza pubblica, scriveremmo direttamente sulla loro carta d’identità l’appartenenza, evitando le elezioni e risparmiando anche sugli exit pool. Sono i partiti stessi che sperano ed hanno bisogno che i cittadini cambino opinione per legittimare o meno il loro potere. Viviamo tempi difficili dove la globalizzazione ha sconvolto il modo di operare ed il modello di sviluppo fin qui adottato crea ampie voragini. Se il futuro potrà richiedere sacrifici al nostro stile di vita tale da costringerci a mangiare “pane e cipolle” credo si possa accettare solo se apparterremo ad una società giusta trasparente che ci farà respirare legalità. Sono un ibrido stanco e demotivato, ma voglio tenere accesa la luce: voglio dare fiducia a Beppe Grillo perché anche se non ha un progetto coordinato ha intrapreso un impegno che di comico ha ben poco, a partire dalle battaglie su Parmalat e Telecom per arrivare a presentarsi in piazza nudo con la sola forza delle idee. E’ rischioso? Un po’, ma sinceramente avanti così non si può andare. Andrea Quagliaroli

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