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FRA SOGNI E REALTA'

Il giorno d’oggi, penso che tutti ce ne siamo accorti, si sogna di meno e, comunque, con sfondi e contenuti evolutisi e mutati rispetto al passato. Prima, su ognuno di noi, gravitava un universo onirico decisamente caratterizzato da due opposte facce, cioè a dire costellato da toni cupi, oppure, al contrario, da tinte meravigliose e fantastiche. C’era che, allora, la vita reale scorreva semplice e positiva, con scansioni e scadenze, in certo senso, scontate, mentre il "brutto", cioè l’evento imprevisto e irreparabile, spesso si affacciava giusto da un sogno. Sicché, poi, quando, al risveglio, si riprendeva a gustare il ristoro del respiro e a sfiorare con le mani la morbidezza del cuscino o meglio ancora della pelle di una persona cara accanto, nella mente veniva letteralmente a determinarsi un effetto bello e rigenerante. Viceversa, nella trama del sogno, poteva capitare di ritrovarsi con doti e/o qualità superiori, ad esempio la capacità di volare, di sormontare terre e mari librandosi in leggerezza, di portarsi finanche più in alto di picchi elevati. Questi poteri straordinari e speciali si configuravano, e in fondo giovavano, come una sorta di viatico ideale, un utile apprendistato nel subcosciente, un tirocinio interiore valido e stimolante per poter affrontare la quotidianità concreta, per progredire nell’età con sicurezza, decisione e spirito volitivo, un modo per auto convincersi che nessun obiettivo era da considerarsi irraggiungibile. Del resto, ieri, come sempre nella storia dell’umanità, a ogni individuo era riservato il suo destino, senza però che esistessero abissi fra le diverse "sorti", salvo la circostanza che, le stesse, fossero distinte, nessuno in fondo sentiva di provare invidia per il destino degli altri. Trattatasi, in buona sostanza, di un giro a tappe naturale per tutti: nascita, fanciullezza e adolescenza, accompagnate sempre da medesimi giochi e svaghi, uguali per ricchi e poveri, successive sequenze prefissate lungo il percorso della vita, ossia gioventù, servizio militare (coscritti, tanto facoltosi quanto di umili condizioni, con la mitica identica uniforme della leva), matrimonio, figli, lavoro, malattie, vecchiaia e così fino all’ultimo epilogo, annunciato da un numero puntualmente paritetico di rintocchi di campana. Una specie di spettacolo globale, a cui, vuoi nel ruolo di attori vuoi come semplici comparse, ci veniva indistintamente concesso di prendere parte. ° ° ° Invece, la moderna diffusione di mezzi, il graduale affioramento - da sempre più numerosi crateri - di un’effimera sensazione di disponibilità e di ricchezze, il propagarsi dell’informazione e della conoscenza, anziché farci conseguire un più tonico indice di vita vivibile, hanno purtroppo ingenerato una lunga serie di guasti per gli antichi equilibri sui quali si reggeva l’umana convivenza. In particolare, si sono ingigantite le componenti negative del sentire comune: odio, violenza, arrivismo, egoismo, invidia, disprezzo del prossimo. Beninteso, non che prima la comunità fosse costituita esclusivamente da miti agnellini, però vigeva una più alta soglia di correttezza, di buona creanza, di comprensione e di generosità. Persino il mondo dei grandi interessi e degli affari (ambiti in cui, per una colpa d’origine, le virtù bisognava, e tuttora bisogna, cercarle con il lanternino), persino l’arena dell’agone politico, le contrapposte ideologie, tutto ciò evidenziava una corteccia di umanità, di tolleranza e di propensione al confronto senza toni aspri. Dunque, la verità è che oggi, per come si sono messe le cose, risulterebbe proprio necessario e impellente tornare ad alimentarsi di sogni e d’immaginazioni pulite ed innocenti. Tanto per dire, partendo dalle situazioni iperboliche ed eclatanti, ci vorrebbe che il Cavaliere più in vista e più discusso d’Italia, per dare finalmente risoluzione al benedetto e vituperato conflitto di interessi, si determinasse ad affidare la gestione dei suoi affari e delle molteplici attività ai più esperti ed agguerriti fra i suoi avversari politici e che questi ultimi, da parte loro, come per un prodigio miracoloso, si prodigassero e dimostrassero di svolgere il compito oggetto della delega con maggiore scrupolo e produttività che se si trattate di faccende e interessi propri. Utopia pura? E perché mai? Inoltre, in linea generale, servirebbe che noi tutti, nei rapporti con gli altri, bandissimo dai pensieri e dalle espressioni parole e sentimenti reciprocamente meno che rispettosi. E ancora, sarebbe utile che le voci e le opinioni dominanti che promanano dalla TV, dalla radio, dal web e dai giornali (comprese ovviamente quelle recanti le firme dei vari Floris, Vespa, Travaglio, Fazio e Santoro), si levassero sempre e dovunque, a fianco di ogni evento o occasione, al di sopra delle parti, in rigorosa indipendenza, senza infierire su alcuno, ma solo ammonendo al buon comportamento, con l’umiltà della vera cultura e dell’autentica autorevolezza, indicando ed educando. Ciò legittimerebbe e consacrerebbe dette voci alla stregua di testimoni e modelli in regola con le loro coscienze, puntuali con il personale modo di operare e di relazionarsi con il prossimo, immuni pertanto da condizionamenti o minacce: e nessuno potrebbe mai far mancare loro l’aria che serve per respirare e il pane necessario per sfamarsi. Piccola riflessione conclusiva, se lungo il quotidiano cammino, ci capiterà almeno una volta di ascoltare la confidenza di un nostro simile, ovviamente non mosso da fini reconditi, in questi termini: " Ti dico, amico, che non ho trovato, fra tante, una sola persona che non parli bene di te", questo rappresenterà la valutazione più schietta e fedele della nostra corretta e onesta esistenza, vorrà significare che, senza accorgercene, siamo presi ad esempio, avrà più valore della concessione di qualunque onorificenza o prebenda o laurea honoris causa. Ritorniamo al buon vivere, senza attendere oltre, auspicando anche, perché no, che nelle notti stellate della speranza si riaffaccino con maggiore frequenza i sogni positivi e tonificanti. 10 febbraio 2013 Rocco Boccadamo Lecce

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