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Lettera aperta a Papa Benedetto XVI

Egregio Direttore, in vero questa epistola e’rivolta a Papa Benedetto XVI. Santo Padre, non e’mio desiderio quello di giudicare una scelta sicuramente cosi’dolorosa e lacerante nel profondo dell Anima, che solo Dio sapra’ accogliere nel suo Amore Infinito, ma, mi preme, in qualita’ di Cristiano che ama la propria Chiesa, di parlare secondo il proprio cuore. Molti sapienti e saggi che popolano i media plaudono alle Sue dimissioni, quale il suo Compito di Pastore di Anime fosse un lavoro, una professione e non una VITA in nome della VERA VITA. Ebbene, mi appaiono come coloro che vedono nel matrimonio solamente un contratto, una formale burocrazia che lega due individui e nulla piu’, mancando di tutta la Spiritualita’e dell Amore che invece dona vita alle Anime. Santo Padre, comprendo il Suo travaglio, ma, non parlando secondo il labbro, ma secondo il cuore, desidero invitare Lei , Custode Supremo della Fede ad un atto di umilta’. L umilta’, in vero, non e’essere deboli ma farsi piccoli tra i piu’piccoli, comprendere le proprie fragilita’rendendole forze. Per questo Le chiedo nell Anno dedicato alla Fede non di spiegarci secondo il labbro la Fede e rifugiarsi nelle proprie incertezze, facendole passare come espressioni di umilta’, dimettendosi, ma di rendersi piccolo di fronte al mondo rimettendo le dimissioni , ammettendo le debolezze di uomo ma di un uomo che per tramite della Fede sa’che dal Cristo verra’sorretto, ma anche dal popolo che Egli Guida. Si Affidi a Dio, Santo Padre, e vedra’che molte delle pecorelle che si perdono, torneranno all ovile, poiche; Avranno visto in Lei il Buon Pastore.

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