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RINAZIONALIZZIAMO LE FERROVIE

Gentile Direttore, la privatizzazione delle ferrovie si è rivelata una vera beffa sia per gli utenti, sia per lo stesso personale che per le Ferrovie lavora. Gongolano invece gli amministratori e gli azionisti. I primi si concedono stipendi milionari, pagati dagli utenti, che devono sborsare cifre da rapina per un servizio indegno di questo nome, servizio che spesso non viene reso nella forma in cui è pattuito. Mi riferisco al fatto che troppo di frequente il malcapitato utente è costretto a viaggiare in piedi in treni stipati all'inverosimile e che arrivano con ritardi inaccettabili, mentre ciò che viene tacitamente concordato è un viaggio da seduti e senza ritardi. Lo sfruttamento dei lavoratori fa parte delle strategie per realizzare i massimi profitti, strategie peraltro assai efficaci nel castigare lavoratori e utenti, premiando nel contempo amministratori e azionisti. Il paradosso è che più i lavoratori scioperano, più le Ferrovie incassano. Infatti i lavoratori con lo sciopero si privano dello stipendio e ciò si traduce in un risparmio da parte del loro datore di lavoro. Ciò che però conta di più sul piano del profitto non è tanto il risparmio sugli stipendi, ma piuttosto che con gli scioperi gli incassi aumentano. Il motivo è semplice. Nella quasi totalità dei casi una parte dei lavoratori non aderisce allo sciopero. Questi vengono allora dirottati sui treni rapidi, quelli per i quali è previsto un sostanzioso supplemento al costo del biglietto, mentre i treni normali meno costosi, i cosiddetti regionali, vengono soppressi. Allo sfortunato utente-suddito non resta altra soluzione che quella di imbarcarsi sul treno più costoso. Le cifre richieste possono suscitare violente e pericolose pulsioni primordiali, ma è giocoforza contenersi. Gli amministratori tengono infatti il coltello dalla parte del manico, all’utente è riservato invece di impugnarlo dalla parte della lama. Domenica 10 febbraio a Venezia si celebrava il carnevale più famoso del mondo. Era l'unica giornata in cui fosse previsto bel tempo prima del martedì grasso, dato come piovoso. Era logico pensare che la folla di turisti si sarebbe concentrata in quel giorno. Arriva infatti il treno per Venezia, e la visione è allucinante. Le carrozze sono gremite all'inverosimile, persone e bagagli sono ammassati le une sugli altri, la calca è indescrivibile. Non si sa come, ma alcune persone riescono a fuoruscire dalle carrozze. Il "vuoto" (si fa per dire) appena creato tende subito a riempirsi, come per un principio fisico: si sa che in natura vige l'"horror vacui", l'orrore del vuoto, e la scena cui si assiste ne è un'esplicita dimostrazione. La gente si aggrappa a qualsiasi appiglio, nel tentativo di salire e guadagnare l'interno dei vagoni; molti restano in bilico a penzolare fuori dalle porte e dai loro sguardi tra l'attonito e l'interrogativo si capisce che si stanno chiedendo come fare a violare la legge dell'impenetrabilità dei corpi, che purtroppo gioca a loro sfavore. Tanti corrono all'impazzata tra un vagone e l'altro nel tentativo di trovare qualche spiraglio, qualche buco che non si sia già riempito. Qualcuno si rende conto che la situazione è disperata e rinuncia. Alcuni sguardi sono da "day after". E l'impressione è quella di trovarsi in un incubo. A prescindere dalle considerazioni meteorologiche, chiunque non sia decerebrato sa che il flusso di turisti sulla linea Milano-Venezia nelle giornate salienti del carnevale triplica o quadruplica. Chiunque, ma non gli amministratori delle ferrovie. Con quel che vengono pagati, ci si aspetterebbe un minimo di conoscenza della materia, un barlume di intelligenza. Invece no, è lo zero virgola zero, il vuoto pneumatico. Costava troppo aggiungere un adeguato numero di carrozze, trattandosi di un evento non imprevisto? Devo tuttavia aggiungere che non mi meraviglierei troppo se costoro avessero la faccia tosta di sostenere che questi eventi non sono prevedibili. Dal momento che esistono i telefoni, è così difficile pensare a meccanismi di adeguamento al flusso di viaggiatori in casi "imprevisti"? Se già a Milano il treno è strapieno, è una "mission impossible" quella di telefonare da là per programmare l'aggiunta di carrozze a una stazione successiva? Le attuali Ferrovie sono inadeguate, si è perso il comune senso del pudore, le privatizzazioni si sono dimostrate una presa in giro per gli utenti. E' ora che si proceda a una loro rinazionalizzazione. Con i più cordiali saluti.

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