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Dimissioni Benedetto XVI - Realtà vita di Celestino V

Dimissioni Benedetto XVI L’annuncio mi rende muto ed agita tumultuosamente cuore e mente. Il Mistero di Dio sempre presente è in azione,opera:a Lui mi inchino, "perciò non temiamo nulla anche se trema la terra" ( s.45). La Chiesa si regge sulla forza dello Spirito Santo,così è potuta arrivare fino a noi (nonostante i miei-nostri limiti) e sempre sarà, (nullum mendacium senescit). Prego lo Spirito Santo perché sorregga l’"uomo" in e per questa sofferta decisione e coraggiosa offerta di se al Signore. Con imponente umiltà di mite e umile,fedele e trasparente "fattore" per sette anni della Vigna, al servizio totale ed esclusivo di Cristo, restituisce la Chiesa nelle buone mani del Padre Celeste. Ti sono vicino,Papa Benedetto,e vorrei cercare di aiutarti a reggere il peso del tuo volere che hai già affidato, tutt’uno con l’Amata Chiesa, al Signore Supremo. Prega per me, per noi, mio amato Papa, mite e forte nella Fede, nell’esperienza testimoniata di totale sequela come un bambino al Divino Bambino. E’ stato chiamato in campo il caso di Celestino V –S.AngeloLim CB 1209/1296-. Non sempre in modo corretto, mostrando di parlare senza conoscere almeno un pò della sua figura imponente. Ora se mi è concesso ci provo in estrema sintesi. Ci sono alcune, pochissime, analogie: grande passione per la Santa Chiesa ( per la quale offriva nell’anno 4 quaresime di duro digiuno partecipando alle sofferenze di Cristo,per la riunificazione della Chiesa, soprattutto),per l’adesione con ragionevole libertà alla Fede,per la concretezza di vita quotidiana alla luce della Presenza,per umiltà e povertà di testimonianza verso tutte le persone che andavano a cercarlo da frate: re, cardinali, vescovi notai, condottieri,gente povera la stragrande maggioranza, ma anche ricca,… Ma tempi e mondi e cultura e contenuti del Servizio e durata, estremamente diversi:Pietro del Morrone, eremita umile e semplice sulla Maiella prima, e poi sul monte Morrone, presso Sulmona,fondatore della Confraternita dello Spirito Santo, approvata dal Papa Urbano IV nel 1264, appartenente all’Ordine della grande Famiglia di S. Benedetto, con una regola che accentuava la penitenza, la povertà, l’obbedienza al Papa,la preghiera e il silenzio –perciò fu chiamato riformatore- aveva accettato la nomina a Papa, Celestino V, per obbedienza allo Spirito Santo che parla e agisce con segni precisi, per chi sa leggere e guardare oltre quello che vede,dopo che il soglio di Pietro era vacante da più di 2 anni.(I suoi conventi già sorti in tante città di Lombardia- tutti con storie di notevole entità-, Emilia e Romagna, Abruzzo e Molise,Campania,Puglia,..in Francia,Boemia;l’Ordine,soppresso nel 1800,ora perdura con due fiamme di suore Celestine di clausura). Ma pose in essere il gesto di rinuncia deciso,cosciente e voluto,(contro il volere del re e del popolo napoletano) da lui codificato, certamente per inadeguatezza,-ben presente ed evidente fin dall’inizio- non da sprovveduto cristiano, DOPO AVER RIPRISTINATO LA COSTITUZIONE "Ubi periculum" DI GREGORIO X, emessa nel Concilio di Lione nel 1274, SULLE MODALITÀ VINCOLANTI E STRINGENTI DI SVOLGIMENTO DEL CUM CLAVE, DEL CONCLAVE, PER L’ELEZIONE PONDERATA E TEMPESTIVA DEL SOMMO PONTEFICE -che vige tuttora con varianti per aggiornamento-:Costit."sublime" che i successori-per umano limite e non facilmente giustificabile e comprensibile- avevano prima inapplicato e poi abolito; DOPO AVER NOMINATO di PROPRIA INIZIATIVA, senza consultarsi con i Cardinali,12 nuovi Cardinali, SCEGLIENDO PERSONE DEGNE DI TALE SERVIZIO, per sconvolgere gli equilibri tra le opposte fazioni degli Orsini e dei Colonna, causa delle lungaggini dei conclavi nella elezione del Papa; DOPO AVER CONCESSO alla città dell’Aquila "la Perdonanza" per i fedeli pellegrini alla Chiesa di S. Maria di Collemaggio il 29 agosto (giorno da lui scelto per la sua incoronazione)–festa della decollazione di S. Giovanni Battista- di ogni anno, se veramente pentiti e confessati, con indulgenza plenaria:beneficio che si otteneva solo partendo per le Crociate, e in qualche modo anticipando il bisogno spirituale dei fedeli in occasione di determinate ricorrenze, come avvenne con il Giubileo del 1300 a Roma ad opera di Bonifacio VIII. COMMISE ANCHE VARI ERRORI DI GESTIONE, mai a scapito dell’Ortodossia, per es. FAVORENDO in vari modi il re Carlo II d’Angiò, di cui, si può dedurre, si fidasse più dei Cardinali, avendo scelto la sua ospitalità a Napoli.-lì noto per S.Pietro a Maiella:convento ora Conservatorio-. Celestino V –il nome lo assunse da Celestino IV,- a lui caro anche per le vicende della sua elezione- milanese Gof.Castiglioni, nominato Papa ed abbandonato dai Cardinali fuggiti per terrore di Federico II,morto dopo 17 gg di pontificato- è morto a 87 anni,1296,sotto custodia a Fumone Anagni per ordine di Bonifacio VIII a causa di malattie da vecchiaia,come accertato pochi decenni fa in una perizia medico- legale sulla reliquia,ove fu anche confermata la presenza di un foro nel cranio. Non sarebbe il caso di chiamare in campo Dante Alighieri su C.V perché il discorso si amplierebbe troppo. Un brevissimo cenno: la conoscenza della vita di Pietro del Morrone presenta vari segni "de supernaturalitate",in vita, durante il pontificato e dopo la sua morte; era uomo benedetto da Dio,oso,come S. Francesco d’Assisi pochi decenni prima, anche se in ambiti e regni diversi;constatati dalla Commissione nominata già da papa Bonifacio VIII per accertare con dichiarazioni registrate l’eroicità dell’esistenza: 117 miracoli su base di testimonianza di notai, comandanti militari, governatori di città e povera gente beneficata;per i suoi monaci secondo una loro raccolta oltre 300. Ciò era noto a Dante che aveva una mente fresca di sicuro fin da ragazzo. A Firenze, infatti, Pietro del Morrone, di ritorno da Lione,nel 1274 aveva interceduto presso il Padre Celeste per un miracolo a favore di una persona; il fatto destò clamore e tutta la città si adunò -il convento dei Celestini sorto poco dopo era nel posto ove poi fu ampliato il Duomo, assegnando ai frati un terreno a 300m di distanza, la cui chiesa è tuttora aperta, con un bellissimo Crocifisso di quell’epoca-. Conosceva, quindi bene, l’umile e forte frate, presso cui accorrevano persone di ogni rango -anche condottieri, tipo Guido da Montefeltro, povera gente del posto e da lontano - per ricevere una parola di conforto e di conferma e rafforzamento della Fede nelle vicende personali,con l’accompagnamento del segno tangibile della consegna di un pane della Penitenza. Mi chiedo come possa essere lui tra coloro che "vissero senza infamia e senza lodo", non meritevoli di menzione alcuna, ignavi privi di un benché minimo interesse morale, sociale e civile – Inf. III vv36 e s.- fino ad esser tacciato di " viltà per il gran rifiuto" !!! C.V RINUNCIA, NON RIFIUTA, per una umile e imponente lezione di testimonianza della natura di SERVO DEI SERVI del PAPA. PER IL BENE della CHIESA. I criteri di interpretazione logica di un qualsiasi testo, giuridico o letterario, non possono basarsi su un verso o rigo o frase, o convenienza facendo ricadere colpe su chi non si difende – per regola i Celestini seguivano il " beati voi quando vi insulteranno e vi … a causa mia: grande è la vostra ricompensa nei cieli", o per una facile e semplicistica soluzione dell’enigma, che solo Dante stesso può fornire. Occorre considerare il testo integrale,come unico corpo,alla luce della realtà di fatti e di vita delle persone per certificare e identificare chi veramente fosse ad aver agito per viltà con un rifiuto dopo aver vissuto nell’ombra e nella indolenza massima, e che aveva sconvolto il poeta, che non dimentichiamo era un credente in quel posto peccatore, ma non falso. E il senso, poi" due son le chiavi che al mio predecessor non furon care" Altrimenti chi avrebbe pensato di incamminarsi in una fatica così ponderosa di scrivere il proprio cammino di conversione con tre cantiche di sì incommensurabile bellezza,di complicata e sofferta elencazione e descrizione drammatica, se non tragica, di peccati e peccatori, nonché di anime avviate alla purificazione, infine beate nella contemplazione felicitante di Dio? Non sono dantista, ma la semplice ideazione e realizzazione dell’opera "divina", fatta a fini di redenzione personale ed altrui,con sofferenza ed espiazione così manifeste, penso –mi scuso se erro-potrebbe meritare una menzione particolare tra quelli che si distinguono per forte desiderio di appartenenza a Cristo. E’ stato un tentativo di restituire verità a dei fatti lontani,ma validi ed edificanti nel cammino senza sosta verso il Destino, Mistero che si è svelato. Cordialmente, Rocco Muccino

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