Cerca

Una risposta che nessuno riesce a dare a i cittadini di Siena

I giornalisti che si avventurano per le strade e le piazze di Siena interrogando i cittadini sulle vicende del Monte, registrano risposte di persone allibite ed ancora incredule per quello che è accaduto alla “loro” banca. Nell’attuale dibattito sulla stampa, si fa risalire la causa di tutti i mali all’operazione Antonveneta acquistata per quasi 10 miliardi di euro, senza alcuna verifica dello stato reale della Banca, la cosiddetta due diligence. E così dopo l’acquisto sono comparse minusvalenze per oltre 4 miliardi. In realtà, pertanto, Antonveneta, valeva sui 2 miliardi. Un fatto altamente sconcertante, ma Antonveneta non rappresenta la vera causa della grave ed ormai difficilmente reversibile patologia del Monte, ma solo il più macroscopico effetto di comportamenti e scelte precedenti, che avevano già, irrimediabilmente, minato alle fondamenta le strutture dirigenziali ed operative del Monte. L’origine e la causa di tutti mali che viene, stranamente, tralasciata ed omessa si chiama Banca del Salento e data al 1999. Una piccola Banca, malmessa, con fondi gestiti in maniera assolutamente non trasparente, con un deficit annuo variabile ma sempre consistente, viene acquistata, anche questa senza alcuna due diligence, da una grande Banca simbolo di tutti i valori positivi di un’imprenditoria operosa. Come ciò è stato possibile? Semplice. Nel 1998 era presidente del Consiglio Massimo D’Alema che era preoccupato che la Banca del suo grande amico Vincenzo De Bustis (quello che aveva venduto la famosa barca Ikarus che utilizzava D’Alema), collocata nel suo bacino elettorale, fosse in cattive acque. Ed allora la grande idea: “far comprare la piccola Banca, gestita con sistemi levantini, ad una grande Banca di proprietà di “compagni” seri ed affidabili come il PDS di Siena.” Detto fatto. Quando la richiesta arriva a Siena i membri della Fondazione. in maggioranza del PDS, fanno a gara per sponsorizzare la proposta del “Lìder Massimo”. Di fronte alle obiezione di alcuni funzionari, sulla assoluta inconsistenza patrimoniale ed aleatorietà dei prodotti finanziari, tutti fanno “spallucce”: “che sarà mai?, rimetteremo a posto tutto in pochi anni e poi entreremo, come Banca, nelle regioni del Sud da protagonisti, etc.” Senza tralasciare i pensieri nascosti, cioè le aspettative personali di ricompensa, con carriere politiche rapidissime, grazie all’entrata nel cerchio ristretto dell’aureola luminosa del sommo Lìder . Ma le cose non andarono così. D’Alema non si accontentò e pretese anche che Vincenzo De Bustis fosse nominato direttore generale, ed, in tale veste, portò a Siena insieme alla Banca del Salento per 1.500 miliardi di Lire (rinominata Banca 121) derivati e prodotti tossici dai nomi hollywoodiani (MyWay, 4You) che poi provocarono una maximulta della Consob e due condanne dai tribunali di Firenze e Brindisi. Ma le operazioni più gravi e rovinose di De Bustis per il futuro del Monte furono altre: • l’aver fatto acquistare alla Banca Monte dei Paschi, ogni anno, alcune filiali di Banca121, per ripianare i cronici deficit di centinaia di miliardi di lire, nonostante l’obiettiva illogicità dell’operazione, trattandosi di Banche dello stesso “gruppo”; • l’aver promosso a dirigenti la gran parte degli impiegati della Banca del Salento; Quest’ultima è la vera causa di tutte le rovine successive. Dopo l’inglobamento di Banca 121 nella Banca del Monte, questi quadri dirigenti, altamente tossici, come i prodotti che elaboravano, hanno progressivamente ma inesorabilmente “infettato” tutte le strutture della Banca introducendo prassi affaristiche ed illegali che, solo ora, emergono a danni ormai conclamati. E cosa dice D’Alema? “C'è stata una cattiva gestione della banca a Siena ma chi ha portato alla luce quanto era accaduto? I dirigenti della banca,e quindi le istituzioni senesi. Noi del Pd, attraverso il nostro sindaco, abbiamo scoperchiato il caso e avviato il rinnovamento”. Lapidario. E poi si scaglia contro l'antipolitica, e spiega che, “la causa di tutti i mali sono stati i venti anni berlusconiani, il trionfo in salsa italiana, della visione liberista e selvaggia, che ha prodotto danni incalcolabili” Un’autodifesa preventiva, che fa a pugni con la verità, ma sconta il periodo elettorale ed anche, perché no, il fatto che tra 50 giorni non avrà più l’immunità parlamentare. Ma la verità è ancora più amara per l’ex Lìder Massimo: la crisi di Siena, totalmente a lui imputabile, è la più evidente, ma non la sola: sono infatti decine le città di Toscana, Emilia Romagna ed Umbria, un tempo simbolo di buon governo, che grazie all’ irreversibile degrado culturale politico e morale dei suoi leader locali ex PDS tutti “dalemiani”, sono in balia di disordine, affarismo, disoccupazione crescente, con miliardi di Euro di fondi comunitari gettati al vento da rapinose consorterie, vere e proprie ammucchiate di politici, dirigenti pubblici, professionisti, sindacati- Cgil in testa. I limiti del Governo Berlusconi sono noti. Ma cadere nella brace di un Governo composto in maggioranza da esponenti del ceto politico sopra descritto, mette letteralmente i brividi a chi abbia cuore il futuro del Paese CHICHIBIO

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog