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una angoscia senza fine

Una angoscia senza fine : riflessioni di un semplice cittadino italiano. Da anni, tutti i giorni leggo vari quotidiani alimentando la mia informazione e la mia inquietitudine. Rifletto sull’Italia nelle varie sfaccettature che la vita di un paese possa avere. In questo momento storico, non è facile essere un buon cittadino ne tanto meno essere equilibrato con le continue indignazioni a cui siamo sottoposti. Qualsiasi aspetto si guarda, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello finanziario, da quello etico a quello morale, si ha la certezza di guardare ad un cumulo di macerie. Una società malata. Un popolo che gradualmente sta scivolando in una decadenza progressiva senza apparente possibilità di arresto. Potrei pensare di essere pessimista, di vedere tutto nero , ma non è così. Ho solamente coscienza di come questa decadenza si rifletta tutti i giorni sulla mia pelle umiliando i miei valori. Impotente continuo però ad essere ottimista, perché ho capito da cosa e da chi questo paese si deve guardare se vuole pace e dignità sociale e un popolo felice. Spero lo capiscano anche gli italiani tutti. Molti dei mali arrivano dalla presunta Unione Europea, dai suoi trattati, dai suoi meccanismi e dalle sue disuguaglianze ,che insieme al sistema bancario è diventata, forse non tanto inconsapevolmente, strumento di arricchimento di pochi grandi capitalisti. Il risparmio privato dei cittadini italiani, il risparmio privato più alto al mondo, lentamente, attraverso meccanismi di un sistema legalizzato ma non legittimato democraticamente stanno passando nelle mani di una piccola elite finanziaria di cui complice è la stessa governance europea , qualche sua dichiarata rappresentanza italiana e tanti soggiogati politici nostrani dalle corte vedute che inneggiano più euro. La cosa preoccupante è che l’Italia si sta grecizzando. Calo delle produzioni, aumento della disoccupazione, svendita degli asset più importanti alla concorrenza , bilancia commerciale in deficit, debito pubblico enorme, finanziarizzazione della democrazia, ratifica di accordi truffa come il M.E.S.( meccanismo di stabilità europea = fondo salva stati). La maggior parte degli italiani fa fatica a mangiare, ma gli si continua a chiedere sacrifici enormi in nome di un progetto che sta affamando intere popolazioni . Cosa strana però, ci continuano a dire che l’Italia ha fatto passi da gigante nelle riforme e che non è più a rischio bancarotta, che in Europa è più affidabile. Guarda un po’ chi sono a dirci questo?. Sono gli stessi che ci stanno spolpando. Gli stessi che traggono vantaggio dalla nostra debolezza. Gli stessi che, per le prossime elezioni politiche, ingerendo nella vita democratica del nostro paese, apertamente, nell’intento di salvaguardare i loro interessi, invitano gli italiani a votare mister Monti, il fratello-architetto del progetto eurodisastro. Mai dovesse essere eletta una maggioranza consapevole della ormai vitale difesa degli interessi italiani staccando la spina all’euro. Un sistema monetario così concepito, con cambio fisso e rigido, non dà possibilità di graduare interventi correttivi quando si verificano squilibri nei parametri economici di un paese, esempio attuale uno shock finanziario da titoli tossici. Soprattutto se questo paese fa parte di un ingranaggio di sistema dove i paesi membri hanno forze economiche diverse e dove ognuno, la Germania più degli altri , tira acqua al suo mulino affogando gli altri.. Paesi che secondo le intenzioni iniziali dovevano essere una pacifica unione ma che commercialmente se le suonano di santa ragione con ferite laceranti agli equilibri dei paesi più deboli. La Grecia è sotto gli occhi di tutti. Mi chiedo perché in Italia, nonostante le evidenze, non ci sia ancora un dibattito politico sulla uscita dall’euro. Dobbiamo uscire da questo sistema monetario perché è attraverso la moneta che ci tengono strozzati al debito. Ci strozzano perché non ci vogliono una economia forte in Europa. Ci vogliono deboli insieme ad altri paesi dell’eurozona col doppio scopo di allocare i loro surplus di produzione, vista la scarsa competitività con altre economie emergenti d’oltre oceano, e conseguentemente lucrare interessi enormi sui prestiti a sostegno dei sempre più crescenti debiti sovrani. Ci vogliono deboli e bisognosi per darci prestiti ad interesse chiamati aiuti. Cosa sarà delle prossime generazioni? Mi viene la pelle d’oca solo a pensare a nuove guerre fratricide. Arcangelo Iervolino 15/02/2013.

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