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Diritti negati

Duino 16/02/2013 Egregio Direttore, sono Paolo Decarli, nato a Capodistria ed ora residente a Duino-Aurisina (Trieste): sono un profugo istriano. Ma non si preoccupi, non voglio raccontarLe l’ennesima vicissitudine familiare o piangere sulla storia di un POPOLO ORFANO. Mi permetto di disturbarLa e di rubarLe un momento solo per condividere con Lei un pensiero. Sono triste perché sto per andare a votare. Dovrei essere felice per il fatto di poter esprimere liberamente i miei ideali politici e contribuire così al bene della mia comunità, e invece sono triste perché assisto ad una campagna elettorale arida di contenuti e ricca di prosopopea. Sono triste perché a Roma il Presidente della Repubblica “festeggia“ il Giorno del ricordo, dichiarando, dopo il concerto tenutosi a Trieste e la visita a Pola, che siamo tutti fratelli sotto la stessa bandiera: l’Europa. Eppure nessuno ha ancora chiesto scusa per gli errori commessi dai generali italiani e dalle truppe fasciste prima, dai partigiani titini per ritorsione dopo. Quindi cosa si festeggia, un funerale? si è visto mai qualcuno festeggiare a un funerale? Sono triste perché durante le roboanti orazioni nessuno ha ricordato realmente che gli Istriani e i Dalmati non potranno ritornare in possesso delle loro case e delle loro terre. Beni non abbandonati, ma confiscati da un regime totalitario comunista e ora negati dai nuovi Stati postcomunisti. Ora, che non esiste più la Jugoslavia, per essere “adottati “in Europa, i nuovi Stati denazionalizzano i beni confiscati, ma a favore di presunti “legittimi” pretendenti, che vi posizionano sopra nuove legittime bandiere. E i profughi istriani, giuliani e dalmati? In qualche ufficio dell’Amministrazione pubblica, italiana o europea, c’è qualcuno che sta garantendo i loro diritti negati? Tutto questo non dovrebbe essere di dominio pubblico? E invece tutto tace: meglio parlare delle dimissioni del Papa! Ecco signor direttore, volevo condivisione questo pensiero con Lei e chiederLe se forse non varrebbe la pena inserire in questa campagna elettorale così meschina un argomento sicuramente scomodo, ma altrettanto certamente significativo: i beni ingiustamente confiscati agli Italiani dal regime titino. Non è soprattutto attraverso il riconoscimento dei diritti negati che possiamo sentirci veramente cittadini europei e italiani? Paolo Decarli

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