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FATTI E NON PAROLE

Gentile Direttore, Da qualche giorno sento ripetere che lo Stato potrebbe assumere a proprio carico per tre o più anni gli oneri riflessi per nuovi lavoratori assunti ed inseriti stabilmente in una azienda. L’idea mi sembra che possa trovare un buon seguito e non dico che potrebbero crearsi i milioni di posti di lavoro ai quali si faceva riferimento ma certamente qualche centinaio di migliaia sicuramente. In qualità di genitore di figli laureati disoccupati, con curricula di tutto rispetto, mi dichiaro disposto ad assumere a mio carico gli oneri riflessi che una qualunque azienda dovesse pagare per un eventuale posto di lavoro a tempo indeterminato confacente con la preparazione, qualificazione ed esperienza acquisite ( da verificare, oltre che dal curriculum, anche a mezzo prove attitudinali e verifica in sede di lavoro). Unica contropartita che chiedo è la segretezza dell’eventuale operazione per evitare che i lavoratori nuovi inseriti possano essere mortificati da questa mia iniziativa ed essere oggetto , all’interno dell’Azienda, discriminati e o emarginati. Si autorizza la Direzione a trasmettere questa mia lettera ed il mio indirizzo e-mail ad una eventuale azienda interessata o al politico che ha avuto l’idea de qua affinché mi possa aiutare ad entrare in contatto con l’eventuale futuro datore di lavoro. E’ arrivato il momento : “ FATTI E NON PAROLE ”. Mi preme rappresentare che Istituti di Credito, Banche, Aziende parastatali ,le Poste Italiane etc. ,hanno sovente barattato posti di lavoro per figli di dipendenti in cambio di pre-pensionamenti , di aspettative con riduzione di trattamento economico e simili. Nulla di nuovo quindi se un padre, con tutto il riserbo possibile, paghi per tre anni gli oneri riflessi per il figlio lavoratore. Francesco Amoroso

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