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OPPRESSIONE FISCALE

Spett.le Direttore, In gergo si chiama “pressione fiscale”, ma nei fatti trattasi di una vera e propria “oppressione fiscale”, una questione sia quantitativa, vista la percentuale che lo stato pretende da noi italiani, sia di metodo visto l’atteggiamento, da considerarsi assolutamente offensivo nei confronti di noi cittadini che veniamo sommariamente trattati come fossimo evasori fiscali, truffatori e farabutti da torchiare. Possiamo considerarci un paese normale se siamo noi cittadini a dover fornire l’onere della prova di essere onesti? E’ normale che per aprire un’ attività occorra un certificato antimafia (che dobbiamo anche profumatamente pagarci)? Possiamo definirci un paese normale se per qualsiasi transizione dobbiamo documentare una tracciabilità che ovviamente non è a costo zero? Possibile che l’onestà debba rappresentare un costo per i cittadini? Cordiali saluti, Loris Dall’Acqua Poggio Berni (Rimini)

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