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Le venti ore della Gesip del comune di palermo

Germania si discute di lavorare di meno per lavorare tutti. A Palermo l'obiettivo è quello di lavorare meno ma guadagnare lo stesso. Ieri in un tg regionale ho visto un sindacalista della Gesip bocciare senza nemmeno provare a discutere l’ipotesi della riduzione del lavoro a 20 ore settimanali. In Germania in questi giorni si discute della riduzione dell’orario di lavoro a 30 ore con l’intento di lavorare meno per lavorare tutti. A Palermo invece l’obiettivo è quello di lavorare meno per guadagnare lo stesso, basti considerare che il livello di produttività della Gesip, tanto per fare un esempio, si è spesso misurato a sbadigli. I lavoratori che da mesi paralizzano la città, intimidendo gli amministratori, farebbero bene a riflettere su quante ore reali di lavoro hanno potuto costruire il muro della disistima pubblica che li circonda. Se solo questi operai fossero stati attaccati alla loro città non avrebbero passato gli anni a fumare sotto gli alberi, a dormire sulle panchine invece di svolgere l’attività per la quale erano retribuiti. Non si parla qui ovviamente di tutti i dipendenti Gesip. Ma di una grande fetta di loro che i colleghi onesti non hanno saputo o voluto emarginare: è ovvio che adesso le conseguenze le paghino tutti. La città li detesta, li addita come violenti e prevaricatori, li considera (a torto) tutti fannulloni. Qui nessuno si sogna di augurare a 1.800 famiglie di finire sul lastrico, ma ci si impone di pensare alle altre migliaia e migliaia di famiglie che sul lastrico ci sono già e però non delinquono, non minacciano, non distruggono. Le 20 ore settimanali, se fatte con onestà e spirito di servizio, sono più che sufficienti a far funzionare una macchina che prima si reggeva su un bluff lavorativo. E soprattutto sono l’occasione per i dipendenti Gesip di riallacciare un buon rapporto con la città che non ne può più dei loro soprusi.

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