Cerca

Turris Eburnea

Gentile direttore, Sono un ragazzo di vent'anni, originario della provincia di Verona e desideroso di diventare giornalista. Per tale motivo le invio un breve pensiero che ho maturato in questi ultimi giorni di campagna elettorale. La ringrazio fin da ora della attenzione prestatami. Distinti Saluti Berti Graziano In altre parti del mondo l'opinione politica non ha mai rappresentato un motivo di vergogna per l'elettore; in altre parti del mondo l'elettore con la " E " maiuscola è fiero del proprio voto, dato con fierezza, consapevolezza e convinzione nelle proprie idee, giuste o sbagliate che esse siano agli occhi di un osservatore esterno. In Italia, invece, la preferenza " espressa " sembra creare non pochi disagi in taluni elementi del bacino elettorale, i quali, in maniera pusillanime e codarda, si nascondono dietro al preteso diritto alla segretezza del voto. Con ciò non si vuole disquisire in materia di disponibilità o indisponibilità del diritto di segretezza del voto, quanto piuttosto chiedersi cosa spinga una consistente parte degli aventi diritto ad avvalersi forzatamente di questa facoltà. Non si vuole nemmeno mettere in dubbio la giustezza del diritto in questione, quanto, piuttosto, riporre per un secondo lo sguardo sul perché non si voglia, o si preferisca non esternare, la propria scelta politica. Storicamente il diritto alla segretezza del voto è derivato da esigenze di tutela della sicurezza dell'elettore, al fine di proteggerlo da eventuali ripercussioni; ma vivendo noi oggi in uno Stato di diritto, in cui - più o meno - le libertà dell'individuo sono costituzionalmente - e non solo - tutelate, e non più in uno Stato oppressore e totalitario, per quale ragione, è legittimo chiedersi, un Italiano dovrebbe vergognarsi per le proprie scelte ? Forse per la paura di essere tacciati di ignoranza - per non parlare di altre offese e insulti che potrebbero piovere - o forse per il timore di essere ostracizzati dalla collettività ? Ciò che è totalmente e palesemente assente all'interno della società politica italiana - e nella maggioranza dei suoi stessi elettori - è il rispetto per l'opinione dell'avversario; quest'ultimo, in Italia, non viene visto come un reale e corretto oppositore, quanto piuttosto come un " idiota " - per utilizzare un eufemismo - incapace di una scelta consapevole, responsabile e soprattutto - questo è il termine più utilizzato - " intelligente " . Questo atteggiamento è riscontrabile, in primis ,ma non solo, negli esponenti e negli elettori delle frange più estreme della sinistra, i quali, animati da un insano e, a dir poco, improprio sentimento di superiorità e snobismo, si elevano - da soli - a elettori perfetti, paghi di quella superiorità che li contraddistingue, alti e protetti all'interno della loro "turris eburnea", ricolmi di un' arrogante consapevolezza della supremazia della propria mente. Ciò che manca, nella mente dell'elettore italiano, nessuno escluso, è l'umiltà del proprio essere; il non ritenere, cioè, che la propria scelta sia la sola giusta. Ciò che invece è presuntuosamente e pretestuosamente presente, è la convinta e asserita opinione della perfezione del proprio pensiero. L'elettore Italiano deve quindi operare una sottrazione dal proprio ego e porre in discussione il suo convincimento, senza accettarlo - come in realtà succede - come una dottrina o un dogma di fede.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog